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"Aziende agricole intrappolate tra Xylella e consorzi di bonifica"

Il presidente di Confagricoltura Brindisi denuncia i ritardi negli abbattimenti e la pioggia di gabelle in arrivo

Volge al termine il viaggio pugliese degli ispettori comunitari, che hanno voluto verificare lo stato dell’arte nella lotta al batterio, condotta in maniera tale da rendere inevitabile una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Nessun confronto quegli ispettori hanno avuto con le diverse organizzazioni che rappresentano le realtà produttive salentine e con quanti altri a vario titolo hanno partecipato ai diversi incontri organizzati sul territorio, lasciando deluse le aspettative di quanti invocavano risposte concrete ad istanze da lungo tempo ignorate.

Il loro compito si è limitato alla registrazione delle proposte e delle considerazioni da riportare in un documento conclusivo destinato, con ogni probabilità, a rimanere privo di effetti concreti. In verità, però, un effetto concreto quella visita ha prodotto: coloro che avrebbero dovuto continuare senza sosta ad emettere e notificare ordinanze di abbattimento delle piante infette nella zona di contenimento sono stati impegnati ad accompagnare gli ispettori comunitari nei vari incontri.

E così, a distanza di quasi otto mesi dall’individuazione di circa 3.800 ulivi infetti nella zona di contenimento – grazie ad un lavoro capillare ed encomiabile eseguito dagli agenti fitosanitari impiegati dalla Regione - un gran numero di essi è ancora al suo posto e non certo per volontà degli agricoltori, disposti a tutto pur di salvare i propri oliveti. Sorge il dubbio che quelle ordinanze siano procrastinate in attesa che diventi definitivo il provvedimento comunitario che sposterà di venti chilometri verso nord la zona infetta: ciò farà venir meno l’obbligo di abbattimento, condannando le distese di olivi dell’Alto Salento – compresa la piana di Ostuni – allo stesso catastrofico destino degli oliveti del Basso Salento.

Nel contempo, mentre la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce continua a rendere giustizia dei tributi pretesi dai consorzi di bonifica per l’anno 2014, e non sono ancora state fissate le udienze di trattazione degli appelli avverso le sentenze che hanno visto soccombenti gli enti consortili, il Consorzio di Bonifica dell’Arneo ha dato corso all’invio degli avvisi di pagamento del tributo relativo all’anno 2015.

Sicché aziende agricole ormai del tutto improduttive di reddito per la devastazione degli olivi ad opera del batterio, ora sono persino destinatarie dell’ennesima gabella imposta da un ente che non ha eseguito alcun intervento di manutenzione su canali del tutto inefficienti, che non solo non hanno recato beneficio al loro fondo, ma il cui stato di totale abbandono – a dispetto delle buone pratiche imposte agli agricoltori – ha favorito il proliferare dell’insetto vettore e, con esso, la diffusione dell’infezione mortifera. Naturalmente, al dramma che gli agricoltori salentini stanno vivendo Confagricoltura Brindisi non rimarrà insensibile e sta valutando, anche in sede nazionale e regionale, le iniziative più idonee per la tutela dei loro interessi.

Fra queste, sul piano della lotta alla Xylella, la richiesta di adeguate risorse economiche che consentano agli olivicoltori danneggiati un’adeguata riconversione colturale, la sollecitazione di interventi diretti a contenere la diffusione del batterio, con l’impiego degli agenti fitosanitari nel controllo delle operazioni di espianto o di tecnici designati dalle stesse aziende, abilitati a certificare la corretta esecuzione di dette operazioni, la denuncia – anche nelle competenti sedi giudiziarie – delle responsabilità di coloro che hanno colpevolmente omesso o ritardato l’adozione di provvedimenti a cui sono tenuti in forza delle vigenti disposizioni normative, sono le prime iniziative che saranno messe in campo nei prossimi giorni.

Nei confronti dei consorzi di bonifica, poi, Confagricoltura continuerà a richiedere una completa revisione di un piano di classifica elaborato su mappe risalenti a decine di anni addietro, che non trovano ormai alcun riscontro nel reale stato dei luoghi, profondamente modificato anche per l’opera dell’uomo, e riportano canali in realtà ormai in totale stato di abbandono ed in parte persino inesistenti. Nel contempo assicurerà la tutela dei propri agricoltori anche con gli strumenti giudiziari già attivati con successo per il tributo del 2014, nell’auspicio che la condanna alle spese dei giudizi possa indurre il Consorzio a desistere da tale ingiusta imposizione ed il legislatore regionale ad una definitiva revisione di un ente che da lungo tempo non assolve gli scopi per i quali fu costituito.

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