Mercoledì, 12 Maggio 2021
Economia

Marinò (Confindustria): "Le imprese non possono più aspettare"

Si può e si deve progettare il futuro dell’industria brindisina, e in questa direzione deve essere fondamentale il contributo di orientamento della politica. Se questa politica c’è, ed è all’altezza.

Pinuccio Marinò

BRINDISI – Si può e si deve progettare il futuro dell’industria brindisina, e in questa direzione deve essere fondamentale il contributo di  orientamento della politica. Se questa politica c’è, ed è all’altezza. Per ora la città è nel limbo cominciato con la paralisi e poi la caduta dell’ultima amministrazione, e ancora in attesa di una via d’uscita con la scelta del nuovo sindaco e l’insediamento del nuovo consiglio comunale, ma le imprese non sono in posizione di attesa.

Lo dice, senza fare alcun cenno alla campagna elettorale che sta per concludersi, il presidente di Confindustria Brindisi, Pinuccio Marinò, nella sua relazione all’assemblea generale del 14 giugno, quando in un passaggio annuncia che è in corso una attività di progettazione e di concertazione tra le maggiori aziende presenti nel territorio, per la costituzione di un “distretto industriale”, basato sulla condivisione di servizi, facility e utility, con studi affidati al Politecnico di bari e all’Università del Salento, e al consorzio Cetma.

Brindisi, ha detto Marinò, sta meno peggio di altre realtà in Puglia, e attende ulteriori investimenti da parte di alcune delle aziende associate nei settori  della farmaceutica alla gomma e plastica, all’aeronautica e all’energia . Ma i processi legati alle bonifiche nella zona Sin sono complessi e rappresentano proprio a causa delle procedure un freno agli investimenti, mentre – altro esempio citato da Marinò – preoccupano anche le lungaggini decisionali dell’Autorità Portuale. E qui è palese la posizione di Confindustria sulla questione della concessione ventennale al gruppo Grimaldi.

Marinò, più in generale, condivide pienamente la posizione del nuovo presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, quando dice che “non possiamo più rimanere in balìa dei venti locali, quando si parla di infrastrutture fondamentali o avere processi legislativi infiniti. Affrontare così la competizione internazionale è impossibile”.

“Infatti, è stata con forza evidenziata la necessità – nell’assemblea nazionale dell’associazione - che la cultura dello sviluppo economico sia interiorizzata anche dall’amministrazione pubblica e che l’esercizio del diritto non sia più un’impresa e ancora: che il fattore-tempo è cruciale, anzi è uno dei principali fattori di competitività”, ricorda Pinuccio Marinò.

“Per questo, è stato evidenziato come occorra un diverso modello di legislazione e di pubblica amministrazione, in grado non soltanto di autorizzare o vietare (solitamente in tempi lunghi), ma anche di accompagnare, monitorare e promuovere la crescita”. Se questo è ciò cui aspira l’industria, le amministrazioni locali devono a maggior ragione avviare processi di confronto e di chiarimento dei ruoli che non possono essere appannati o messi in discussione dal malfunzionamento dei servizi alle imprese.

Ciò che dice Marinò richiama la politica alle proprie responsabilità, perciò, non solo nei confronti dell’industria ma anche delle popolazioni. Nella sua relazione, il presidente di Confindustria Brindisi afferma che in questa realtà sia stato raggiunto un modello di rapporto tra impresa, salute e ambiente che può essere certamente esportato, grazie agli esempi concreti costituiti dai grandi investimenti in mitigazioni ambientali realizzati dai grandi gruppi, e confortati dai dati sulla qualità dell’ambiente a Brindisi. Il punto è capire se i questo modello, e quello in lavorazione di distretto industriale corrispondano all’idea di riassetto urbanistico ed economico della città che sono di competenza del Comune.

Una politica che non intenda abdicare alle propri funzioni, ma più attenta ai bisogni delle imprese recuperando un ruolo di sviluppo, non può non cogliere segnali come il rallentamento della produzione della centrale di Cerano, il silenzio di Edipower – A2A sulla sorte della centrale di Costa Morena, l’incertezza che aleggia sulla vendita del comparto chimico di Eni (Versalis) e quindi anche sul petrolchimico di Brindisi.

La soluzione non può essere quella di accettare tutto per rimpiazzare ciò che è in difficoltà di mercato o strutturali, ma un progetto diverso di sviluppo industriale. Pinuccio Marinò, del resto, ha anche detto che Brindisi non può assolutamente rinunciare alle potenzialità del suo comprensorio di ricerca (l’allusione alla Cittadella sembra implicita): e proprio su questo piano si possono costruire le basi del futuro a medio e lungo termine, e un patto contro le crisi incombenti.

Bisogna riparlarne dopo il 19 giugno. Un fatto è certo, come traspare dalle righe della relazione di Marinò: Brindisi e Bari, malgrado il rallentamento del processo di integrazione tra le due associazioni degli industriali legato ad una serie di fattori, non hanno i problemi che incombono su quelle di Lecce, Taranto e Foggia. Quindi nella ripartenza della Puglia, Brindisi ha un ruolo oggettivo di primaria importanza che, ha detto sempre Marinò, non può essere penalizzato dall’attuale attrito tra il governo nazionale e quello regionale.

A ciò va aggiunto: non può essere penalizzata da una classe politica immutabile, incapace e dominata dagli interessi personali. Ma quella se la devono scegliere i brindisini, sapendo che nei prossimi anni bisognerà stare sul pezzo, pena l’esclusione da tutto.

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