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Petrolio. "Bocciati i ricorsi delle Regioni, non quello dei Comuni"

La sentenza del Consiglio di Stato non riguarda le opposizioni di Ostuni e di altre città costiere

Il Consiglio di Stato dà il via libera alle ricerche di idrocarburi nel Mare Adriatico, ma tra i ricorsi rigettati non c’è quello del Comune di Ostuni, bensì quelli presentati dalla Regione Puglia e dalla Regione Basilicata. Lo precisa l’avvocato Alfredo Tanzarella, dirigente dell’ufficio legale del Comune di Ostuni. Il pronunciamento della quarta sezione del Consiglio di Stato, sentenza numero 1487 dello scorso 8 marzo 2018 “ha respinto il ricorso in appello che la Provincia di Teramo, difesa dall’avvocato Paolo Colasanti, aveva presentato al Tar del Lazio, riferito al permesso rilasciato alla  Spectrum Geo Ltd. Il ricorso, risalente a circa due anni fa, è stato sottoscritto dalla gran parte degli Enti locali situati lungo l’intero il tratto di costa adriatica, tra cui la Regione Puglia”.

La cordata dei Comuni attende ancora il Tar del Lazio

Con i ricorsi si chiedeva l’annullamento del parere di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che forniva di fatto alla Global Petroleum Limited i “permessi di prospezione” lungo la costa pugliese. Contro le sentenze di primo grado, la Regione Puglia aveva presentato ricorso in appello, ma anche questo secondo tentativo si è rivelato inutile, rileva Tanzarella. Alcuni Comuni, tra cui quello di Ostuni, invece si sono mossi autonomamente, impugnando i decreti ministeriali e presentando a loro volta ricorso.

Veduta aerea della costa di Ostuni a Torre Pozzella

“Abbiamo presentato al Tribunale amministrativo del Lazio – spiega l’avv. Alfredo Tanzarella – un ricorso che è stato sottoscritto anche dai Comuni di Fasano, Palo del Colle, Polignano a Mare, Bitetto e Giovinazzo, contro i due provvedimenti di compatibilità ambientale emessi dal Ministero per la ricerca di idrocarburi, emessi a favore della Global Petroleum Limited. Non ci risulta sia giunta pronuncia sulle nostre vicende. L'unica sentenza recente emessa sulla questione, è quella del Consiglio di Stato e non del Tar Lazio”.

“Le ispezioni idrogeologiche effettuate attraverso la tecnica dell’air-gun si ritiene, in base a studi approfonditi, siano pericolosamente invasive per la fauna e flora marina, pertanto questo Comune ha preso la decisione di opporsi. Il Mar Adriatico è un mare chiuso, con poca possibilità di ricambio e quindi caratterizzato da un ecosistema parecchio delicato. Riteniamo – conferma l’avvocato Alfredo Tanzarella - sia inutile fare delle ricerche invasive, se non si è sicuri di trovare effettivamente tracce di idrocarburi o che questi non siano qualitativamente adeguati alla coltivazione e all’estrazione”.

Le reazioni alla Regione Puglia

La sentenza del Consiglio di Stato sta suscitando reazioni trasversali nella politica pugliese. Giannicola De Leonardis consigliere regionale del Movimento Schittulli - Area Popolare, dichiara che “la volontà e le legittime preoccupazioni delle comunità, espresse dalla mobilitazione trasversale che ha visto la Puglia in prima linea, non possono essere sacrificate e calpestate da provvedimenti discutibili e dal rapporto tra costi e benefici lontanissimo da qualsiasi giustificazione”.

airgun e cetacei-2

“Allora il prossimo esecutivo nazionale, chiunque lo guiderà e con il sostegno di qualunque partito e coalizione, è chiamato a lanciare un chiaro segnale di discontinuità rispetto al recente passato, schierandosi dalla parte dei cittadini – dice De Leonardis - e non delle multinazionali. Finalmente e inequivocabilmente. Sapendo che le ragioni della battaglia contro la ricerca di petrolio nei fondali dell’Adriatico con tecniche devastanti per l’ecosistema marino, davanti alle coste del Gargano e del Salento che rappresentano un patrimonio dal valore inestimabile, non verranno mai messe da parte”

Prende posizione anche Sergio Blasi del Pd: “La bocciatura dei ricorsi della Regioni Puglia e Abruzzo contro il Ministero dell’Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd per il via libera alle attività di prospezione nel mar Adriatico con la tecnica dell’airgun va contro tutti i principi di sviluppo sostenibile che abbiamo il dovere di perseguire per il futuro delle nostre comunità locali. E’ inammissibile svendere il nostro immenso patrimonio marittimo per pochi spiccioli. Ecco perché, quella contro le trivelle nei nostri mari, è una battaglia in cui non possiamo permetterci di retrocedere di un solo centimetro e su cui non possiamo essere disposti ad alcuna forma di trattativa o compromesso. Per la Puglia e i pugliesi questa è una battaglia di giustizia e di civiltà”.

“I dati messi a disposizione di Assomineraria sui consumi nazionali e sulle riserve certe presenti sui nostri fondali, per altro, - cita Blasi - ci dicono che la quantità di petrolio estraibile dai nostri fondali sarebbe appena sufficiente a risolvere il fabbisogno per otto settimane, appena due mesi. Il che ci consegna la fotografia di una pratica, oltre che figlia di un vecchio modo di concepire il mondo e lo sviluppo dei territori, del tutto insensata sul piano strategico”.  “Mi associo alle parole del presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, il quale fa appello ai neoeletti parlamentari affinché si possa convergere su una proposta di legge che vieti le attività di airgun per la pericolosità che queste hanno per la tenuta del già provato ecosistema marino”.

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