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Il presidio per la difesa dei posti di lavoro dell'impresa Coemi

Il presidio per la difesa dei posti di lavoro dell'impresa Coemi

Ancora tensioni negli appalti: altri 27 posti a rischio a Brindisi

Dopo il caso Wcs, si aggiungono nuove criticità alla situazione occupazionale nel settore degli appalti. Dalle prime ore del mattino di oggi nuovo presidio sulle vie di accesso al petrolchimico

BRINDISI – Dopo il caso Wcs, si aggiungono nuove criticità alla situazione occupazionale nel settore degli appalti a Brindisi. Dalle prime ore del mattino di oggi nuovo presidio sulle vie di accesso al petrolchimico consortile, per ragioni analoghe a quelle che hanno mobilitano nelle scorse settimane i dipendenti delle ditte appaltatrici Enel per scongiurare i tagli al personale della Wcs, con il ricorso all’assorbimento parziale da parte dell’impresa subentrante e il ricorso per il resto agli ammortizzatori sociali.

Questa volta è il turno dei 27 lavoratori della Coemi, impresa del settore elettrostrumentale, che sta per cedere il posto a due concorrenti, la Ts e la Impes, che si sono aggiudicate il nuovo appalto, ma che hanno dato disponibilità per assumere solo sette dei dipendenti Coemi. Per gli altri 20 il futuro diventa incerto. Da qui la nuova mobilitazione del personale delle ditte appaltatrici, sulla linea di lotta adottata dai colleghi dell'indotto Enel, prima o poi esposti agli stessi rischi.

Infatti, a commessa terminata, la maggior parte delle imprese che non riescono ad riaggiudicarsi l’appalto procedono alla decurtazione secca dei dipendenti, alimentando un meccanismo di precarietà che nello scenario occupazionale brindisino non è più sopportabile da lavoratori e sindacati. Si tratta di un circuito apparentemente senza soluzioni, con accordi costantemente da riscrivere attraverso faticose mediazioni cui è chiamata la prefettura.

Coemi - Sciopero ditte Cerano-2

Ma di una svolta nelle politiche industriali (e degli appalti) a Brindisi non si riesce a discutere in maniera approfondita e con lungimiranza. Una economia industriale legata strettamente all’andamento globale di alcuni settori, energetico, chimico e aerospaziale, ha da un lato risparmiato al tessuto produttivo locale crisi peggiori, mentre dall’altro a rivelato ulteriormente la debolezza di un sistema di impresa in prevalenza monocliente.

Si salta da una crisi contingente all’altra, sperando che la struttura portante, sia pure indebolita e soggetta a ristrutturazioni, regga. Certo non può essere il prefetto a promuovere strategie condivise per modificare gradualmente la situazione: deve farlo la politica. Ma sin qui si è dovuto prendere atto che, al di là degli annunci e degli impegni generici, nessuna nuova strada è stata tracciata.

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