Economia

Schiacciati da ritardi, burocrazia e calamità: coltivatori in piazza

Non ce la fanno più gli agricoltori italiani, che denunciano il permanere di condizioni di estremo svantaggio nei confronti delle economie agricole degli altri Paesi dell’Unione europea, a partire da massacranti carichi burocratici e ora anche dai ritardi dei pagamenti dei crediti Pac dell’anno scorso

Non ce la fanno più gli agricoltori italiani, che denunciano il permanere di condizioni di estremo svantaggio nei confronti delle economie agricole degli altri Paesi dell’Unione europea, a partire da massacranti carichi burocratici e ora anche dai ritardi dei pagamenti dei crediti Pac dell’anno scorso. Situazioni che si aggiungo alle calamità e agli altri eventi climatici che hanno provocato un crollo dei prezzi alla pianta, la distruazione di ingenti quantità di prodotto e le conseguenze di mercato pagate poi dai consumatori.

Per tutto questo, giovedì prossimo 5 maggio Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura e Copagri hanno deciso di indire una manifestazione di protesta in contemporanea in molte città di Italia. Con lo slogan “Ei Fu … siccome immobile” gli agricoltori italiani scenderanno in piazza maggio a Roma, Bologna e Catanzaro, ma sono previste mobilitazioni anche in molte altre città italiane.

In Italia sono 180 mila le aziende agricole che devono ricevere dallo Stato centinaia di milioni di euro. Una buona parte di queste sono pugliesi. Gli organismi pagatori non liquidano le spettanze di migliaia di agricole che ormai sono sull’orlo del collasso. Gli agricoltori chiederanno lo sblocco immediato dei pagamenti relativi alla Pac 2015, ma anche “risposte a vecchie e irrisolte problematiche, come il peso della burocrazia per le aziende agricole, gli insostenibili prezzi all’origine dei prodotti e l’esorbitante divario tra i prezzi al campo e quelli fatti pagare ai consumatori”.

Lo slogan provocatorio che caratterizzerà la giornata di protesta "Ei fu…siccome immobile" conferma come a distanza di 13 anni in agricoltura è tutto fermo e servirà a denunciare un immobilismo istituzionale che porterà, se non vi sarà una svolta, alla chiusura di migliaia di aziende agricole. “Oggi, come 13 anni fa, una pratica di subentro in un’azienda agricola produce una quantità di carta superiore ai 20 chilogrammi, per ottenere le liquidazioni delle spettanze europee per le produzioni ci vogliono mediamente due anni, e un agricoltore per pagarsi un biglietto del cinema deve vendere 30 chili di melanzane”.

Esempi eclatanti della situazione, ma questa è drammatica soprattutto in Puglia, regione già alle prese con il dramma della Xylella fastidiosa, che ha falcidiato interi uliveti nel Salento, nel Brindisino e nel Tarantino, e dove l’andamento climatico contraddistinto da un inverno mite non ha consentito una normale gestione delle produzioni, con il crollo vertiginoso dei prezzi alla produzione  hanno causato l’interramento di enormi quantitativi di prodotti orticoli. 

Ci sono casi di aziende pugliesi – denunciano le associazioni che organizzano la protesta del 5 maggio - che hanno addirittura perso il 75% delle produzioni che sono rimaste invendute e sono state interrate. Per non parlare, poi, dei prezzi. Solo per fare alcuni esempi, riferiti alle scorse settimane, del crollo dei prezzi medi settimanali dei principali prodotti orticoli rispetto ai prezzi dell’anno 2015: carciofi - 29,5%, cavolfiori -45,9%, cavoli broccoli - 41,7%, finocchi - 25,1%, indivia - 21,3%, lattuga - 34,3%, melanzane - 65,2%, peperoni - 29,1% , pomodori - 44,2%,, radicchio - 50,5%,  sedano - 45,0%, spinaci - 31,4%, zucchine - 74,5%.

Gli agricoltori pugliesi aderenti alla Cia – Agricoltori Italiani scenderanno in piazza giovedì prossimo e parteciperanno in massa alle manifestazioni di protesta indette a livello nazionale a Roma e Catanzaro. La Cia – Agricoltori Italiani di Puglia, infatti, sta organizzando la partenza dalle province pugliesi di pullman che raggiungeranno Catanzaro e Roma per unirsi alle manifestazioni.

Gli agricoltori scendono in piazza per chiedere risposte urgenti su: burocrazia; ritardi dei pagamenti Agea; costi di produzione insostenibili; prezzi in caduta libera; embargo russo, vendite sottomercato; investimenti bloccati; tutele vere per il Made in Italy; cementificazione del suolo; abbandono delle aree rurali. Secondo Cia, Confagricoltura e Copagri, la manifestazione è necessaria per sostenere i produttori in difficoltà che non possono più sostenere il peso di questa situazione, che mette le loro aziende a rischio chiusura.

Intanto Enzo Lavarra, il quale oltre a rivestire attualmente l’incarico di presidiente del Parco regionale delle Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, è anche consigliere personale del ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina, rende noto di aver sottoposto “al Mipaaf le criticità registrate dalle aziende nella raccolta di ciliegie  e albicocche a causa delle difficoltà tecniche nella iscrizione al sistema informatico della Rete del lavoro agricolo di qualità”.

“Ho ovviamente rappresentato la piena adesione di aziende e Istituzioni ai principi di tutela  del lavoro agricolo e di contrasto allo sfruttamento e alla illegalità nella gestione della mano d'opera che ispirano la promozione della Rete – prosegue Lavarra -. Dal Ministero ho ricevuto assicurazione che si terrà conto delle difficoltà tecniche di avvio del sistema e della necessità di renderne  graduale l'applicazione per non pregiudicare  gli sbocchi commerciali della raccolta e gli interessi legittimi dei produttori".

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