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Pagina Facebook contro la concessione di tutti gli accosti a Grimaldi

“Grimaldi, no al monopolio nel porto di Brindisi” si chiama una pagina Facebook dedicata interamente alla riunione del Comitato portuale dell’1 luglio, convocato per pronunciarsi sul rilascio o meno della concessione ventennale

BRINDISI – “Grimaldi, no al monopolio nel porto di Brindisi” si chiama una pagina Facebook dedicata interamente alla riunione del Comitato portuale dell’1 luglio, convocato per pronunciarsi sul rilascio o meno della concessione ventennale chiesta dal gruppo Grimaldi a Punta delle Terrare, con due dei tre accosti disponibili in esclusiva e il terzo con diritto di priorità (malgrado il parere contrario della Commissione Consultiva).

“Lo scopo di questa pagina è sensibilizzare sulle sorti del porto di Brindisi ed evitare che si arrechino altri danni. Serve il contributo di tutti. Per venerdì 1 luglio è stato convocato il Comitato portuale per accogliere la richiesta della Grimaldi Euromed SpA per la concessione ventennale delle uniche banchine operative del porto di Brindisi. La Grimaldi chiede di diventare il padrone assoluto del nostro porto oltretutto a condizioni estremamente vantaggiose”, si legge nel post di apertura della pagina.

“E’ ovvio che nessuno è contro un prestigioso operatore che vuole portare le proprie navi a Brindisi, soprattutto dopo anni che questo è stato depredato del suo traffico. Ma una cosa è accogliere ed essere ospitali, altra è passare da padroni di casa a semplici ospiti. Riepiloghiamo brevemente la richiesta della Grimaldi. La società vorrebbe la concessione di due banchine (17 e 18), le relative aree scoperte, terminal passeggeri con le sue pertinenze ed impianti e il diritto di accosto preferenziale per una terza (che non cambierebbe la sostanza)”, scrivono i promotori della pagina.

“Il costo totale di quanto viene richiesto in concessione è di 204.852 euro circa. La società sarà, in base a questo accordo esentata ‘dall’obbligo di versare all’Autorità portuale, per tutta la durata della concessione, i cosiddetti diritti portuali’  attualmente determinati con Ordinanza n. 8 del 2014. Questi diritti stabiliti con la citata ordinanza, vale la pena ricordarlo, hanno fatto introitare alle casse dell’Autorità portuale brindisina, per l’anno 2015, la cifra totale di 308.142 euro circa. Le cifre al momento parlano chiaro, una bella differenza, che farà risparmiare alla Grimaldi un bel po’ di soldi e introitare meno all’Ente portuale, per vent’anni”.

“Il porto – si spiega nel post - non dispone al momento, a prescindere da opinioni teoriche, di molti attracchi realmente operativi. E’ assurdo vincolare quei pochi esistenti ad un monopolio che di fatto impedirebbe l’arrivo di altre compagnie e quindi una libera concorrenza. Prima si rendano operativi altri attracchi e poi si valuti l’opportunità di cederne alcuni in concessione, ovviamente a condizioni diverse e vantaggiose anche per la collettività e con investimenti degni di questo nome e non quelli annunciati”.

Si fanno poi alcuni esempi: “Basterebbe informarsi su come sono gestite questioni simili negli altri porti, ad esempio Ravenna, Venezia, Trieste. Comunque in nessun porto vengono date in esclusiva le uniche banchine operative ad un solo armatore, ed ha una logica: evitare il monopolio, cioè una posizione esclusiva del mercato. La possibilità che nel nostro porto possano arrivare altri traghetti è fuor di luogo. Tant’è che in questi giorni è iniziato un nuovo collegamento con la Grecia col traghetto, della compagnia armatoriale greca Emmc, il Vastervik”.

“Lo stesso che si tentò di far venire lo scorso anno (gestione Haralambides), ma non fu possibile perché pare (a detta dell’armatore del traghetto greco) a chi fece tale richiesta fu detto di andare a parlare (o mettersi d’accordo) con Grimaldi. Manco fosse già il ‘padrone’ delle banchine. Insomma, furono frapposti una serie d’intoppi che invece di agevolare l’arrivo di nuovi armatori, lo ostacolavano.  Rilanciare la più grande risorsa brindisina è un obbligo ed è una responsabilità degli Enti istituzionali che devono vigilare affinché non vengano commessi degli errori macroscopici come questo. Cedere alle enormi pressioni che, con tutta evidenza, si stanno esercitando è un errore che pagheremmo caro, almeno per vent’anni”, dicono i promotori dell’iniziativa.

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