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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Economia

Apani, spunta il recinto vista-mare

BRINDISI – Cosa ci fa un recinto fronte-mare ad Apani? A che serve? Chi lo ha piazzato? Se lo sono chiesto in tanti, brindisini e turisti. La staccionata è stata messa dall'imprenditore Massimiliano Di Cicco, titolare del Guna Beach, per preservare la sua proprietà privata ed evitare responsabilità in caso di incidenti a persone.

BRINDISI - Cosa ci fa un recinto fronte-mare ad Apani? A cosa serve? Chi lo ha piazzato? Se lo sono chiesto molti brindisini e turisti, alcuni dei quali hanno fotografato la novità dell'estate e hanno inviato le foto a giornali, tv e siti web.

Quella staccionata in legno installata sulla spiaggia, che viene puntualmente raggiunta dalle onde a causa del vento e dell'alta marea, l'ha voluta Massimiliano Di Cicco, proprietario del Guna Beach, e serve a proteggere la proprietà privata non dall'arrivo di imbarcazioni ma dall'ingresso di persone.

L'iniziativa è parsa ai più quanto meno bizzarra, per qualcuno è oltraggiosa, per altri sarebbe addirittura fuorilegge. La Capitaneria di porto ha verificato lo stato dei luoghi e fatto aprire dei varchi per consentire il passaggio delle persone.

Di Cicco, ovviamente, ha le sue ragioni, e garantisce che tutto è stato fatto nella norma: «In questa zona a causa del crollo della falesia è morta una persona, e se dovesse succedere qualche incidente nella mia proprietà, ne sarei responsabile. Il recinto è stato posizionato a cinque metri e 60 centimetri dal mare, rispettando dunque i limiti imposti dalla legge. Il passaggio lungo la battigia è garantito. È ovvio che se si fotografa la zona quando c'è tramontana o alta marea, sembra che i paletti siano stati posizionati in mare, ma così non è».

La Capitaneria di porto non ha comunque finora contestato all'imprenditore la realizzazione del recinto fronte-mare. E Di Cicco si dichiara pronto anche ad arretrarlo: «Ogni anno a causa dell'erosione delle coste i limiti di rispetto vengono aggiornati, e sicuramente in futuro sarò costretto a spostare la barriera verso l'interno».

Contro Di Cicco, che ha realizzato a Brindisi lo stabilimento balneare più all'avanguardia e sicuramente più bello, si è schierato da diverso tempo anche il Consorzio di Torre Guaceto, che ha chiesto l'esproprio di alcune proprietà dell'imprenditore (un terreno attiguo al parcheggio gestito dal Consorzio) per "motivi di balneazione": «Il giudice ha già respinto tre volte le loro richieste. Perché la balneazione si fa a mare, non su un terreno agricolo...».

E Di Cicco ci tiene a puntualizzare anche dell'altro: «Il Guna beach differisce da tutti gli altri stabilimenti balneari per l'attenzione all'ambiente, che si concretizza con l'adozione di spenti d'arte bio-compatibili, raccolta differenziata e soprattutto l'utilizzo di presidi naturali tipici di Torre Guaceto. Da ultimo l'orto botanico, che è un esempio di produzione ortofrutticola a km 0, ma anche un concreto insegnamento didattico sulla eccellente qualità di ortaggi, frutta ed erbe officinali di Torre Guaceto».

Sempre a proposito di costa, dobbiamo precisare quanto da noi affermato nell'articolo pubblicato ieri a proposito della ex piscina in località Mater Domini: la zona che ospita la piscina (ex batteria Benedetto Brin), non è di proprietà della Marina, ma del Demanio. Alla Marina ed in particolare al battaglione San Marco va il merito di averle restituito un minimo di pulizia e dignità. All'interno, in una dimora abusiva tutta di amianto si era accampato da anni un senzatetto, la recinzione era accessibile ormai da tutti, anche da numerosi tossicodipendenti. La Marina, anche per prevenire eventuali responsabilità da incidenti, ha sistemato la recinzione. All'interno ci sono dei cani randagi, ma sembra che dal Comune abbiano dichiarato che nel canile non c'è più posto e dunque non si può intervenire.

L'intenzione iniziale della Marina era di ripristinare la piscina per farne una piscina addestrativa per i militari e non. Il progetto si è arenato quando il Comune ha chiesto di poter ottenere la zona per inserirla nel piano di rivalutazione della costa.

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