Centro di ricerca Enel: "Tutte e 10 le unità saranno reimpiegate"

Lo ha detto la società nell'audizione davanti alla V Commissione del Consiglio regionale. La posizione della Cgil

BRINDISI – I dieci dipendenti del centro di ricerca della centrale Enel Federico II di Cerano, chiuso nel 2016, saranno tutti reimpiegati. Lo hanno affermato i rappresentanti dell’azienda energetica nel corso delle audizioni riguardanti la chiusura del laboratorio chimico-ambientale della sede Enel di Brindisi che si sono svolte presso la V commissione della Regione Puglia, presieduta da Mauro Vizzino. Su richiesta del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Gianluca Bozzetti, alla seduta sono intervenuti i rappresentanti dell’azienda, i sindacati di categoria e Confindustria che hanno colto l’occasione per fare il punto sulla questione cruciale che riguarda la conversione a gas della centrale elettrica.

Ricordando le finalità con cui era nato il Centro di ricerca, chiuso poi nel 2016 per calo dell’attività produttiva e l’esaurimento della mission, i rappresentanti hanno confermato quanto già emerso dal confronto con i sindacati, ossia che le unità impiegate nel laboratorio non perderanno il posto di lavoro. “Ciò che rappresenta invece una questione di assoluta urgenza – si legge in un’agenzia della Regione - è il completamento dell’iter autorizzativo per la riconversione dell’impianto ‘Federico II’ di Brindisi, che deve essere portata a termine entro il 2025”. 

“Enel e Confindustria hanno espresso preoccupazione sulla tempistica, chiedendo il sostegno dell’amministrazione regionale e dei referenti politici locali nel sollecitare la questione ai tavoli nazionali del Ministero dello Sviluppo economico. Il progetto di transizione verso una energia pulita basata sulle fonti rinnovabili e l’utilizzo del gas costituisce un compromesso tra le esigenze di sicurezza elettrica del sistema Paese e la tutela sia dell’ambiente che del sistema produttivo del territorio”.

La posizione della Filctem Cgil

"Con l’audizione nella IV e V Commissione Permanente Ambiente e Sviluppo Economico, scaturita dalla richiesta del consigliere regionale Gianluca Bozzetti, che chiede di ascoltare Enel, Confindustria e organizzazioni sindacali sulla denuncia fatta da questo sindacato a mezzo stampa, nel mese di luglio dello scorso anno a seguito della decisione dell’Enel di superare il Laboratorio chimico ambientale di Brindisi, abbiamo l’opportunità di riportare in sede istituzionale non solo la contrarietà e le motivazioni del Sindacato Nazionale e Territoriale verso questa scelta, ma anche la possibilità di sollecitare le autorizzazioni per la costruzione e la messa in esercizio dei nuovi gruppi a ciclo combinato a gas per il superamento del carbone e rivendicare un piano integrato di investimenti", dice la Filctem Cgil di Brindisi a proposito dell'incontro.

"L’Enel con chiusura del Laboratorio Chimico-Ambientale di Brindisi, l’unico del Sud, produrrà una ulteriore perdita in campo ambientale non solo per la provincia di Brindisi ma per l’intero territorio meridionale, ciò si aggiunge alla decisione, già assunta nel 2016, di chiusura del Centro Ricerca, questo precluderà l’opportunità di formazione ed impiego d’eccellenza per i giovani laureati del territorio e di un confronto con Arpa, Cnr e Università.

Nei giorni scorsi su richiesta di Filctem Flaei Uiltec, si è svolta una riunione presso la Prefettura di Brindisi con Enel Generazione per affrontare queste problematiche, la fase di progressiva dismissione dell’impianto a carbone, la richiesta di garanzie occupazionali per i 1200 occupati diretti e dell’indotto e per rivendicare nuovi investimenti a partire dagli impianti a gas a ciclo combinato, da fonte rinnovabile innovative, di accumulo di energia e il riutilizzo in un’ottica di economia circolare delle strutture impiantistiche della Centrale di Cerano.

In quella sede il sindacato ha chiesto a sua eccellenza il Prefetto di Brindisi di trasferire alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri competenti i contenuti dell’incontro e tutta la preoccupazione esistente a Brindisi sulle criticità che presenta la transizione energetica. Preso atto della decisione del Ministero dell’Ambiente di sottoporre a Via il progetto del ciclo combinato, vi è oggi la necessità di velocizzare l’intero iter autorizzativo per la realizzazione dei nuovi impianti a gas a ciclo combinato da 1850 MW.

Diventa essenziale completare il procedimento per le autorizzazioni avviato da Snam Rete Gas, per realizzare il collegamento già richiesto dalle società elettriche di allaccio e fornitura del gas necessario per i nuovi impianti di produzione. Serve accelerare le autorizzazioni per essere pronti con la transizione energetica, la dismissione delle centrali a carbone è subordinata alla garanzia della sicurezza energetica per il Paese che, in questa fase tecnologica, non può prescindere dall'utilizzo di nuovi impianti a gas, che devono integrare le crescenti fonti rinnovabili discontinue e non programmabili.

In tale scenario Enel ha formalizzato al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Ambiente e a Terna la richiesta per la messa fuori servizio definitiva del Gruppo di produzione BS2 della Centrale di Brindisi, a partire dal 1 gennaio ’21, quindi anticipando di fatto la dismissione dei gruppi a carbone prevista per il 2025. Bisogna scongiurare il rischio che Enel in assenza delle previste autorizzazioni richieste  utilizzi tale circostanza per abbandonare Brindisi e la Puglia.

La gestione della transizione energetica è affidata a Terna, gestore della rete elettrica nazionale di alta tensione, che per il Polo elettrico di Brindisi, in linea con quanto definito nel Piano Nazionale Energia e Clima, prevede la costruzione di nuovi impianti a gas per una produzione di 3 GW al Sud, il potenziamento della rete elettrica in Puglia e la realizzazione di una nuova dorsale adriatica per il trasporto di 1 GW di capacità.

Per queste nuove esigenze Terna avvierà entro l’anno delle aste rivolte ai produttori di energia, così come già fatto nel mese di novembre 2018, per avere a disposizione in tempi certi i nuovi impianti di produzione a gas, per questo sono necessarie in tempi brevi le autorizzazioni richieste.

Per uno sviluppo integrato e per le politiche industriali in questa fase di transizione, riteniamo sia necessario l’utilizzo dei fondi strutturali europei che devono continuare ad essere uno strumento importante per tutelare l’occupazione, supportare e implementare il sistema industriale di Brindisi e dell’intera Puglia.

Diventa fondamentale richiedere per Brindisi le risorse dal Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, per il finanziamento di interventi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore industriale previsto per gli anni dal 2020 al 2024 e dal Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone, da istituire presso il ministero dello Sviluppo economico, al fine di alleviare gli impatti socio-economici derivanti da tale transizione a gas.

Servono tavoli di confronto con tutti i livelli istituzionali, le parti datoriali e le parti sociali, per un “Patto per lo Sviluppo” dell’area industriale e del Polo energetico di Brindisi, il previsto incontro fissato presso il Mise del prossimo 3 marzo, deve essere un momento importante e decisivo per questa vertenza. In questa direzione l’audizione odierna può rappresentare un primo importante momento di raccordo per definire una condivisione di intenti tra tutti i partecipanti.    

Enel deve continuare a ricoprire un ruolo attivo, per attrarre investimenti in questo territorio. La lotta al cambiamento climatico, gli incentivi alle nuove tecnologie energetiche, vedono Enel in prima fila in tutto il mondo, non si capisce perché anche nel Paese Italia, e a Brindisi, non debba esserci una opportunità di investimento crescita e sviluppo.

L’intero sito industriale e l’estensione disponibile può essere utilizzato da Enel Green Power per insediare a Brindisi nuovi impianti energetici e una struttura aziendale di rilevanza nazionale. Serve un piano di prospettiva che vada, anche, oltre l’Enel e che contempli progetti di nuovo sviluppo in altri settori strategici riutilizzando nel prossimo futuro tutte quelle aree già infrastrutturate, che saranno disponibili dopo il carbone.

Aree per sviluppare iniziative imprenditoriali e contribuire alla chiusura del ciclo dei rifiuti, alla generazione di bio gas o alla realizzazione di impianti per la produzione di acqua potabile dal mare per contrastare le emergenze legate alle mancanze idriche dei territori, tutto ciò per sviluppare nuovi filoni di attività industriale e manifatturiera in un’ottica di multi-utility.

La banchina di Costa Morena già adeguata a livello ambientale, il collegamento con la viabilità dedicata tra molo e sito industriale di Cerano, le ampie strutture coperte i parchi carbone, le vasche di contenimento reflui, possono rappresentare di fatto nuove aree di retro-portualità. Per questo chiediamo l’impegno alla Regione Puglia e a Confindustria di promuovere e ricercare nuovi possibili investimenti industriali per Brindisi".

Articolo aggiornato alle ore 17,25 del 25 febbraio 2025 (nota Filctem Cgil)

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