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Domenica, 28 Novembre 2021
Economia

Borsci: sul concordato l’assemblea dei creditori non scioglie le riserve

TARANTO – Elisir San Marzano: un affare infinito. E il futuro della Borsci resta incerto. L’assemblea dei creditori alla fine avrebbe deciso di guadagnare tempo. Due banche dicono sì alla proposta di acquisto formulata dal gruppo Telcom. Gli altri, invece, si sarebbero riservati di comunicare una decisione definitiva, nonostante nel frattempo fossero state ritirate un paio di ipoteche, proprio al fine di favorire l’operazione di cessione e la ripresa produttiva della Borsci: la prima era conseguenza dei debiti maturati nei confronti dell’Agenzia delle Dogane (che vanta circa 1,7 milioni di arretrato dall’azienda in liquidazione) e la seconda derivava dalle insolvenze in piedi con la Banca Carime (per oltre 600mila euro). Tanto l’ente pubblico quanto l’istituto bancario non si sono però pronunciati ieri sul concordato. Per riflettere e deliberare, tutti i creditori hanno comunque tempo altri venti giorni. Poi la parola passerà al Giudice.

TARANTO - Elisir San Marzano: un affare infinito. E il futuro della Borsci resta incerto. L'assemblea dei creditori alla fine avrebbe deciso di guadagnare tempo. Due banche dicono sì alla proposta di acquisto formulata dal gruppo Telcom. Gli altri, invece, si sarebbero riservati di comunicare una decisione definitiva, nonostante nel frattempo fossero state ritirate un paio di ipoteche, proprio al fine di favorire l'operazione di cessione e la ripresa produttiva della Borsci: la prima era conseguenza dei debiti maturati nei confronti dell'Agenzia delle Dogane (che vanta circa 1,7 milioni di arretrato dall'azienda in liquidazione) e la seconda derivava dalle insolvenze in piedi con la Banca Carime (per oltre 600mila euro). Tanto l'ente pubblico quanto l'istituto bancario non si sono però pronunciati ieri sul concordato. Per riflettere e deliberare, tutti i creditori hanno comunque tempo altri venti giorni. Poi la parola passerà al Giudice.

Il concordato proposto dalla società che fa capo all'imprenditore ostunese Raffaele Casale resta dunque in piedi, sebbene nulla sia stato ratificato e la trattativa stia divenendo di giorno in giorno più instabile, alla luce anche delle voci, circolate nelle ultime settimane, che vorrebbero i fratelli Paola e Paolo Togni fortemente interessati all'acquisto dello stabilimento. Una notizia che aveva destato scalpore già alla vigilia della precedente convocazione dell'assemblea dei creditori (poi slittata, appunto, al 12 novembre), facendo vacillare il piano di rilancio aziendale avviato dal gruppo Telcom e giudicato ammissibile dal Tribunale fallimentare.

Le indiscrezioni in merito a una presunta offerta da sei milioni di euro (sostanzialmente il doppio di quella già avanzata dagli stessi Togni nel novembre del 2009) è probabile che stiano facendo gola ai creditori, sebbene sino ad oggi alle voci non abbia fatto seguito alcuna istanza formale di acquisto da parte dell'azienda marchigiana. E come se non bastasse, si è aggiunta nelle ultime ore anche un comunicazione della distilleria calabrese "Caffo", produttrice del "Vecchio amaro del Capo". Poche righe per dichiararsi interessata a rilevare la Borsci e pronta ad una eventuale trattativa.

Gia' nel marzo 2009, Caffo aveva dato ad Egidio Borsci la disponibilità ad un'eventuale collaborazione, commerciale o mirata a rilevare i marchi e l'intero complesso aziendale, evitando così il fermo della produzione che purtroppo poi si è verificato. Il gruppo Caffo opera da circa un secolo nel mondo degli alcolici. Il marchio più affermato è quello del liquore d'erbe di Calabria ''Vecchio Amaro del Capo''.

Queste le dichiarazioni di intenti. Sul tavolo ufficiale, invece, c'è allo stato soltanto la proposta di concordato da 5 milioni e 200 mila euro che ha consentito al gruppo societario guidato dall'imprenditore ostunese di assumere la guida dello stabilimento e di riavviare, salvaguardando i 26 posti di lavoro, la produzione e la commercializzazione dello storico "elisir".

L'intesa raggiunta nel maggio scorso tra Casale e Egidio Borsci (liquidatore della Ilbi) garantirebbe la copertura totale dei crediti privilegiati (come quello di Equitalia che vanta somme per circa 700mila euro) ed un rimborso del 10% per gli altri. Lo stesso Casale si è impegnato peraltro con le parti sociali a non delocalizzare l'attività di produzione. Ad oggi l'imprenditore ostunese avrebbe investito, nel rilancio della fabbrica, 400.000 euro, rimettendo in moto gli impianti e la rete commerciale.

Anche qualora il concordato dovesse saltare, lo stabilimento resterebbe sotto la sua gestione per un altro anno e mezzo, sulla scorta del contratto d'affitto siglato nella scorsa primavera. Un'eventuale bocciatura del concordato suonerebbe come una beffa per il Gruppo Casale. I tentennamenti in corso, potrebbero celare sorprese e tradursi in colpi di scena. Gli interessati non commentano. Ma resta il fatto che attorno alla futura proprietà del marchio Borsci cresce l'incertezza.

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