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Breve viaggio tra le novità delle aziende del Brindisino al Vinitaly

Meno visitatori ma contatti più interessanti: è questo in sintesi il bilancio dell’ultimo Vinitaly per le aziende brindisine presenti alla cinquantunesima edizione della fiera del vino di Verona. Ecco un breve resoconto del nostro viaggio tra gli stand

Meno visitatori ma contatti più interessanti: è questo in sintesi il bilancio dell’ultimo Vinitaly per le aziende brindisine presenti alla cinquantunesima edizione della fiera del vino di Verona. Ecco un breve resoconto del nostro viaggio tra gli stand.

CANTINE RISVEGLIO. Centrata l’idea di personalizzare lo stand con una gigantografia del porto di Brindisi realizzata dal fotografo Damiano Tasco. Lo scatto ha catturato l’attenzione di decine e decine di emigrati, che sono stati successivamente attratti dalla bontà di alcuni vini della cantina presieduta da Giovanni Nardelli. Su tutti le due new entry: il Sorso della Monaca, un rosato davvero pregevole; il Susumaniello SuSù ed il Pecora Nera, un Nero di Troia sui generis, dagli incredibili profumi di caffè e liquirizia: un rosso moderno e ruffiano, che sicuramente piacerà alle nuove generazioni di wine-lover.

lo staff delle Tenute Rubino-2

TENUTE RUBINO. L’azienda di Luigi Rubino e Romina Leopardi conferma come sempre i suoi altissimi standard di qualità, ma quest’anno c’è stata una sorpresa più che inattesa: il successo del Sumarè, il metodo classico rosato che ha letteralmente spopolato, pur non essendo la Puglia un territorio vocato alla produzione di bollicine. Il Sumarè è un prodotto allo stesso tempo complesso ma beverino, con un unico problema cui bisognerà porre rimedio: la produzione di un numero di bottiglie sicuramente insufficiente ad evadere tutte le richieste di mercato. Molto interessanti sono risultate anche le etichette della linee “Le riscoperte”: il Mimante (un Fiano minutolo) e il Lamo (un Ottavianello della doc Ostuni).

beppe di maria con riccardo cotarella-2

CARVINEA. Il carovignese Beppe di Maria, da buon membro del “Wine research team” non smette di stupire e continua ad inseguire il suo “folle” obiettivo di ottenere da ogni ceppo dei suoi 11 ettari di vigneto una sola bottiglia di vino. In attesa di arrivarci, ci si può godere alcune perle, come l’Otto, un Ottavianello elegante, strutturato e dal bouque ricco, che ha fatto ricredere perfino un guru come Riccardo Cotarella, che inizialmente non credeva in questo vitigno ma poi, al primo assaggio dell’uva, ha esclamato: «Ne uscirà un grande vino». E così è stato.

PAOLO LEO. Continua in maniera costante la crescita della cantina di San Donaci, che in pochi anni è riuscita raggiungere traguardi impensabili, sia in termini di riconoscimenti internazionali che di vendite in Italia. Molte interessanti le due nuove linee presentate al Vinitaly da Paolo e Roberta Leo: quella dei vini biologici (Chardonnay, Primitivo, Negroamaro, Rosato negroamaro) e quella dei vini “collinari” Alture (che invece propone Bianco d’Alessano, Verdeca, Minutolo, Susumaniello, Bombino Nero e Nero di Troia).

CANTINA DUE PALME. L’azienda presieduta da Angelo Maci è tornata al Vinitaly con una novità importante, il ritorno alla direzione generale di Assunta De Cillis, manager stimata che già aveva avuto un ruolo di primaria importanza nella crescita della cantina di Cellino San Marco. Quanto ai vini, accanto ai grandi classici di casa Maci, da segnalare l’arrivo del Priamo, un Nero di Troia molto interessante, per il palato e per il portafogli.

CANTINA SAN DONACI. La cantina presieduta da Marco Pagano continua a lavorare in silenzio, lontano dai riflettori, ma cresce sul mercato grazie alla grande pulizia e all’ottimo rapporto qualità-prezzo dei suoi vini. Tra tutti, il più interessante ci è sembrato l’Anticaia Negroamaro 2015 ed il Fulgeo Negroamaro 2014.

lo staff di marco carrisi-2

MARCO CARRISI. Buona la prima per il coriaceo titolare del parco acquatico Carrisiland, che si è tuffato in questa nuova avventura all’insegna del 1914, la linea di vini che prende il nome dall’anno di nascita del nonno Carmelo. Il top di gamma è a nostro avviso il “10 Dodici”, un bel Primitivo reso meno aspro da un 5% di Cabernet.

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