Dema, 300 lavoratori a rischio: avanti con la ristrutturazione del debito

Dopo l'incontro in video-conferenza con il ministero dello Sviluppo economico e l'amministratore delegato della società, i sindacati attendono il nuovo piano industriale

BRINDISI - È terminata alle 19.30 di ieri (venerdì 9 ottobre) la riunione in video call conference con il ministero dello Sviluppo economico e l'amministratore delegato di Dem Vaghi, insieme a tutti i sindacati nazionali e territoriali. Nel corso dell’incontro il sottosegretario allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, ha comunicato che sarà attivato un contratto di sviluppo (possibile dopo il rifinanziamento di 500 milioni di euro previsto dal Decreto semplificazione) sostenuto da Invitalia che consentirà, attraverso il supporto agli investimenti che saranno promossi dall’azienda, di promuovere un percorso di ristrutturazione del debito e rispondere alle richieste di tutti creditori, compreso l’Inps.

Davide Sciurti e Damiano Flores, segretari territoriali  Fismic-Uglm, hanno dichiarato: "L’azienda entro due settimane varerà un nuovo piano Industriale, solo allora capiremo le reali volontà dell’azienda rispetto ai livelli occupazionali, anche se rispetto al perimetro dei lavoratori Dcm l’ad si è voluto smarcare. Come sindacato non possiamo permetterci di lasciare nessun lavoratore indietro, riteniamo che al prossimo tavolo ministeriale si debba arrivare con il supporto della Regione Puglia, al fine di mettere in campo politiche attive del lavoro, ammortizzatori sociali che garantiscano un graduale rientro nel gruppo Dema, anche perché  se autorizzate dal livello istituzionale governativo, esistono importanti risorse che la Regione ha e che può utilizzare per favorire ed accompagnare Dema in un rilancio".

Per la Fim Cisl resta fondamentale il mantenimento dei livelli occupazionali. "Chiediamo che nel Piano industriale di Dema - spiega il segretario della Fim Cisl Taranto Brindisi, Michele Tamburrano - sia previsto il recupero anche dei lavoratori Dcm pur attraverso l’inserimento, in questa fase, nel percorso degli ammortizzatori sociali perché, contrariamente, rischierebbero di essere estromessi definitivamente dal mondo del lavoro al termine della cassa integrazione straordinaria in corso per cessazione dell’attività".

Di diverso avviso Angelo Leo (segretario generale Fiom Cgil Brindisi), il quale ha dichiarato che "i lavoratori rischiano di pagare il prezzo più alto tra le responsabilità aziendali e l'improvvisazione governativa. Al momento è saltata l'ipotesi della ristrutturazione del debito con l'Inps decennale. Con il rischio che l'azienda fallisca con i suoi 700 lavoratori, 400 a Napoli-Benevento e 300 a Brindisi, e che tutti siano sbattuti in mezzo la strada. Se la Dema e il Governo non trovano urgentemente una soluzione, la situazione sociale diventerà esplosiva e ingovernabile".

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Roberto Aprile, del sindacato Cobas, è attendista e aspetta la prossima riunione sul caso Dema.

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