Impianti fotovoltaici, ondata di sanzioni pari a 30mila euro

Notificate 12 ingiunzioni: pagamento entro 10 giorni, in caso contrario riscossione coattiva con iscrizione a ruolo

BRINDISI – Nuova ondata di sanzioni alle società titolari di impianti fotovoltaici realizzati alle porte di Brindisi, a conclusione degli accertamenti condotti dai tecnici del Comune. Negli ultimi giorni sono state notificate 12 ingiunzioni di pagamento, ciascuna di 30mila euro, in conseguenza dell’”accertata difformità”. Dieci giorni di tempo per il versamento, altrimenti l’Amministrazione procederà con la riscossione coattiva.

Le verifiche

Le ingiunzioni sono state firmate dal dirigente della ripartizione Urbanistica, Marina Carozzo, a conclusione dell’iter di verifica degli impianti fotovoltaici che sono stati realizzati in agro di Brindisi, dopo istanze presentante nel 2010.

I dipendenti del settore hanno prima acquisito la documentazione relativa a ogni società che risulta proprietaria degli impianti e successivamente hanno eseguito sopralluoghi per confrontare quanto è stato effettivamente realizzato.

Le società sanzionate

Le società hanno sede a Lecce, molte al Nord: risultano avere sede legale a Milano, Settimo Torinese, Vicenza, Padova. Ci sono anche srl di Roma e Napoli. Con riferimento alle verifiche condotte nel mese di settembre, sono emersi 12 casi di irregolarità: “Difformità nell’esecuzione delle opere relative all’impianto fotovoltaico denominato….”, si legge nelle ordinanze. I provvedimenti sono stati notificati dopo che il Comune ha chiesto l’esibizione del “titolo abilitativo di legittimazione delle stesse difformità”, assegnando un termine per la presentazione. Ma, stando a quanto spiegano dagli uffici di Palazzo di città, non c’è stato alcun riscontro.

Le difformità contestate

Nella maggior parte dei casi, nei fascicoli del settore Urbanistica risultano acquisite le denunce di inizio di attività, nelle quali è “stata dichiarata la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, di potenza elettrica inferiore a 1megawatt, quale tetto massimo di potenza”, stabilito dalla legge.  Ma per il Comune, la Dia (denuncia di inizio attività) “non può considerarsi titolo idoneo, per effetto della dichiarazione di incostituzionalità” pronunciata dalla Corte Costituzionale. Il riferimento è alle sentenze con cui la Corte ha espunto dall’ordinamento due articoli della legge regionale che prevedevano il regime semplificato per la Dia, con riferimento agli impianti alimentati da fonti rinnovabili di energia elettrica sino a 1 megawatt e che avevano elevato la soglia di potenza per consentire agli stessi l’applicazione del regime semplificato.

La Dia

L’Amministrazione, quindi, ha ritenuto che “la duplice dichiarazione di incostituzionalità fa venir meno l’utilizzabilità dello strumento della denuncia di inizio di attività a fini abilitativi, quale presupposto di esistenza del titolo originario cui rapportare le difformità eseguite”. E ha anche precisato che il cosiddetto decreto salva dia non “esplica alcun effetto di sanatoria poiché si tratta di impianti progettati nel 2010, ma non entrati in esercizio entro il 16 gennaio 2011”, condizione espressamente posta per l’applicazione del beneficio in deroga (150 giorni dall’entrata in vigore).

Le notifiche

Sulla base delle difformità rilevate per l’assenza del titolo abilitativo, sono state notificate le sanzioni di pagamento pari a 30mila euro da “pagare entro e non oltre il termine di dieci giorni sul conto corrente bancario” accesso presso la Banca Monte dei Paschi di Siena, intestato a Tesoreria del Comune di Brindisi. “In caso di mancato pagamento, si procederà alla riscossione coattiva dell’importo dovuto mediante iscrizione a ruolo a norma di legge”.

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