Giovedì, 18 Luglio 2024
Economia

"Centrale Cerano, la transizione energetica fatta sulla pelle di chi lavora"

Uiltec: "Non è possibile chiudere dall'oggi al domani i siti industriali che utilizzano combustibili di vecchia generazione non prevedendo per tempo per ognuno dei lavoratori impiegati, nessuno escluso, la garanzia di un impiego"

RIceviamo e pubblichiamo una nota di Carlo Perrucci, segretario generale Uiltec Brindisi, sulle conseguenze della transizione energetica sulla centrale di Cerano e sui suoi lavoratori.

La transizione energetica è l’unica strada possibile per garantire un futuro equo e sostenibile. La Uiltec di Brindisi ne è strenuamente convinta tanto da riproporlo in ogni consesso a partire dall’ultimo congresso territoriale. In quella occasione precisammo che nessuna transizione è sostenibile se non è accompagnata da una "giusta equità sociale". Tradotto: non è possibile chiudere dall’oggi al domani i siti industriali che utilizzano combustibili di vecchia generazione non prevedendo per tempo per ognuno dei lavoratori impiegati negli attuali siti, nessuno escluso, la garanzia di un impiego. 

Con rammarico per la centrale Enel di Cerano stiamo assistendo esattamente a questo rischio. Negli ultimi anni la Federico II ha registrato decine di cambi di programma. Ad ogni novità sulle strategie energetiche nazionali, gli scenari internazionali, l’inizio di una guerra o il cambio di un Governo è cambiato il futuro prospettato per Cerano. Il risultato è che ad oggi, ottobre 2023, a meno di due anni dal Phase Out e la definitiva dismissione dei combustibili fossili, il futuro della centrale è ancora totalmente da immaginare, programmare e finanziare. Intanto, come noto, con la scadenza del decreto massimizzazioni, i tre gruppi alimentati a carbone sono fermi mentre il quarto è già in dismissione.

La conversione a turbogas della centrale è stata da sempre lo scenario suggerito da Uiltec in quanto è l’unica ipotesi che può garantire allo stesso tempo l’obiettivo di una transizione green, abbandonando il carbone per il più pulito gas, e la tutela di molti degli attuali lavoratori impiegati in modo diretto e nell’indotto. Ma oggi assistiamo alle solite sceneggiate: la conversione a gas sembra essere una pista esclusa dal ministro dell’Ambiente Fratin, e nelle ultime ore anche da Enel, nonostante il parere favorevole del Tar dopo un ricorso sul progetto da parte delle associazioni ambientaliste. Terna invece, potrebbe riconsiderare tale proposta su Brindisi. Ovvero dopo alcuni mesi le parti si sono invertite: qualcuno crede di poter giocare sulla pelle dei lavoratori!

Il Governo è ancora fermo sui propositi. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso, rispondendo in questi giorni ad un question time proposto dal deputato D’Attis, ha dichiarato che per le realtà di Brindisi e Civitavecchia si sta "valutando la possibilità di ricorrere ad ulteriori strumenti agevolativi, dedicati al finanziamento dei programmi di reindustrializzazione". Buoni propositi ma dai quali traspare una totale incertezza strategica e di strumenti finanziari concreti. Lo stesso ministro ha precisato che per ogni soluzione servirà il raccordo con le Regioni, in questo caso la Regione Puglia, e che si partirà già dal prossimo tavolo.

Enel, dal canto proprio, oggi propone per Brindisi investimenti totalmente green che prevedano la produzione di energia da fotovoltaico e di batterie di accumulo. Ottime tecnologie pulite ma che richiedono sole poche decine di lavoratori, notevolmente meno dei circa 300 dipendenti diretti e delle diverse centinaia dell’indotto attuale. Quale futuro per tutte queste famiglie con una ipotesi del genere? Quali conseguenze per l’intera economia di Brindisi se centinaia di famiglie non avranno fonti di sostentamento economico dall’oggi al domani? Avremmo aggiunto un tassello alla tutela dell’ambiente e devastato l’economia ed il futuro di un intero territorio. 

Il sindacato degli elettrici non aspetterà gli eventi con le mani in mano: dopo aver incontrato nei giorni scorsi il prefetto e consegnato un documento unitario specifico, mercoledì 11 ottobre avremo un colloquio con il sindaco di Brindisi Marchionna al quale chiederemo di essere punto di sintesi fra le diverse realtà ed enti che sono chiamati a decidere il futuro di Cerano, quindi il futuro industriale ed economico di questo territorio. Proporremo intanto la riconvocazione del tavolo ministeriale delle Imprese e del Made in Italy già avviato, e continueremo a sostenere ancora l’ipotesi della conversione a turbogas come garanzia, concreta ed immediata, di transizione energetica e tutela del lavoro. Quel lavoro senza il quale non esiste alcuna transizione e sostenibilità.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Centrale Cerano, la transizione energetica fatta sulla pelle di chi lavora"
BrindisiReport è in caricamento