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Anche il giallo di fine mandato per il presidente dell'Autorità portuale

Chiusa la parentesi elettorale e sistemate le carriere elettorali di alcuni con i voti della città di Brindisi, che tuttavia resta senza alcun esponente istituzionale alla Regione e al Parlamento nazionale (peccato, sinceramente, per Gianluca Bozzetti, sarebbe stato importante avere un volto nuovo nel consiglio di via Capruzzi), bisogna cominciare a riparlare di economia e di lavoro

BRINDISI – Chiusa la parentesi elettorale e sistemate le carriere elettorali di alcuni con i voti della città di Brindisi, che tuttavia resta senza alcun esponente istituzionale alla Regione e al Parlamento nazionale (peccato, sinceramente, per Gianluca Bozzetti, sarebbe stato importante avere un volto nuovo nel consiglio di via Capruzzi), bisogna cominciare a riparlare di economia e di lavoro. In agenda c’è anche il cambio di gestione al porto, non solo perché nel corso di questa settimana scade il mandato del presidente Iraklis Haralambidis, e non è ancora chiaro come si governerà la transizione, ma anche perché il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha annunciato la presentazione dell’attesa riforma del settore della portualità entro la fine del corrente mese e – se non vi saranno cambiamenti – quattro porti regionali, Bari, Taranto, Brindisi e Manfredonia, saranno tutti integrati nella nuova Autorità di sistema portuale della Puglia.

Il tema forse non appassiona molto i brindisini, ma è da un porto ben amministrato e organizzato che la città ed il suo territorio possono ricavare una delle principali fonti di occupazione e di sviluppo future. Brindisi ha tutto da guadagnare dalla riforma, a cominciare dal rientro in una rete nazionale ed europea che può accedere ai finanziamenti del settore della logistica, uscendo così dall’angolo in cui il progressivo declino di questi venti anni di Autorità portuali dalla discutibile gestione l’aveva relegata, espulsa dal sistema dei porti di interesse nazionale. Basti considerare che le uniche due nuove opere autorizzate e finanziate dal 1995 ad oggi, il molo combustibili gas-carbone da realizzare nel porto industriale lontano dalla banchine commerciali, e i nuovi accosti per le navi passeggeri e ro-ro, non sono state realizzate, con la perdita dei finanziamenti, e che quasi tutto ciò che è in costruzione in questi anni risale a progetti del vecchio Consorzio del Porto, sulla base di un altrettanto vecchio Piano regolatore portuale (1974).

Iraklis HaralambidisQual è dunque il bilancio dei venti anni di authority? Qualche mese di approdi di navi da crociera che da 2016 cambieranno scalo? Forse l’unico elemento di rilievo è la sopravvivenza stessa dell’ente, garantita dagli introiti del carbone Enel, la società che paga la quota di diritti portuali incomparabilmente più alta, e dire che mantiene il porto quasi da sola non è sbagliato. Per il resto, il porto ha due soli armatori ormai: Grimaldi e la compagnia che garantisce i collegamenti con l’Albania (e la società di rimorchio Fratelli Barretta, naturalmente) sottoposta a vessazioni inaccettabili a Valona senza che nessuno muova un dito. Intanto si continuano a seguire politiche paradossali, come il rinnovo della concessione demaniale a Costa Morena Est a Edipower, che ha una centrale chiusa e un piano industriale non ancora compiutamente autorizzato. Perché questa incomprensibile ipoteca su una banchina, a fronte di nulla? Perché la Regione ha votato a favore attraverso la delega all’ormai ex consigliere Giovanni Brigante, perché il sindaco Mimmo Consales si è astenuto e il presidente della Provincia, Maurizio Bruno, era assente?

Questioni pressoché incomprensibili per la maggior parte dei cittadini, anche perché in questi anni è cresciuta la separazione tra città e porto, quasi fossero corpi estranei l’uno all’altro e non due aree fisicamente integrate l’una all’altra. Contraddizione che si è aggravata soprattutto con la gestione Haralambidis dell’Autorità Portuale, con atteggiamenti che non sarebbero stati consentiti dagli amministratori e dalla politica in nessun altra realtà portuale italiana. Ed ora siamo al giallo finale. Il presidente greco se ne dovrebbe tornare definitivamente a Rotterdam tra pochi giorni, ma ancora non si sa nulla circa una serie di questioni.

La nave da crociera Wind Surf-2Il primo di questi interrogativi riguarda la sua sostituzione. E’ praticamente certo che non sarà nominato un altro presidente, in attesa della riforma che affiderà ad un solo manager quattro porti pugliesi, ma il ministro dovrebbe nominare un commissario. Solitamente, si sceglie il comandante della Capitaneria (che è anche vicepresidente del Comitato portuale), la migliore delle soluzioni per l’ordinario funzionamento del porto sino alla nomina del presidente. Purché l’ufficiale in comando accetti, altrimenti si deve trovare una soluzione esterna come è già accaduto un paio di anni fa, quando fu inviato a Brindisi l’ammiraglio in congedo Ferdinando Lolli. Da Roma, però, ancora nessun segnale, o almeno nessun membro del Comitato portuale appena eletto ne è informato. Si dice altro, invece.

Si dice che il presidente Iraklis Haralambidis non intende andare via a fine mandato ma vorrebbe essere nominato egli stesso commissario, oppure ottenere una proroga di 45 giorni. Per fare cosa? Ciò che ormai non riuscirà più a fare entro la fine di questa settimana: una seduta del Comitato portuale per approvare le tabelle col nuovo sistema dei diritti portuali, le autorizzazioni di impresa portuale e di terminalista per il Gruppo Grimaldi, e la stessa concessione ventennale a Grimaldi delle tre rampe traghetti di Punta delle Terrare. A ieri infatti il Comitato portuale non era stato ancora convocato, e neppure – preliminarmente – la commissione consultiva che deve esaminare le autorizzazioni predette ed esprimere il proprio pare. I sette giorni di preavviso previsti dalla legge ormai collocherebbero la data della seduta del comitato a dopo la scadenza del mandato di Haralambidis, a mano che qualcuno lassù in alto, al Ministero dei Trasporti, non proroghi di qualche settimana la partenza del presidente greco. Ministero che dovrebbe chiedere (e forse lo ha fatto) come mai l'Autorità portuale di Brindisi non ha ancora approvato il bilancio consuntivo 2014 in scadenza a fine aprile.

Il porto interno e la città visti dal ponte di una nave da crocieraTutto ciò con gli interessi di Brindisi ha ben poco a vedere: la questione della concessione Grimaldi può benissimo essere affrontata dalla nuova authority, che ovviamente avrà anche una politica omogenea per i diritti portuali in tutti e quattro i porti di competenza. Lo stesso si sarebbe dovuto fare per la concessione Edipower. Ecco quelle incomprensibili ragioni che irritano i cittadini, chi cerca lavoro, e molti operatori portuali. Si vorrebbe sentire parlare di porto interno votato al diporto nautico e alle piccole crociere di lusso e allo yachting, per costruirci intorno il nuovo sistema commerciale del centro storico; si vorrebbe sentire parlare di armatori che si aggiungono agli altri già presenti, di merci, di dragaggio dei fondali e di infrastrutturazione delle banchine commerciali. Insomma, di lavoro e sviluppo. La politica negli ultimi anni ha solo sfruttato Brindisi, per i voti e per sistemarvi presidenti, consulenti, imprese, quasi nessuno di questo territorio.

Si arriva a dire che gli oppositori di Haralambidis vorrebbero mandare via Grimaldi. Follia: chi deve andarsene, visto che il suo mandato è finito, è Iraklis Haralambidis. Grimaldi è uno dei più grandi armatori del mondo e speriamo che resti a Brindisi, ma assieme ad altri, in un porto polivalente e in crescita, e in  una città non più bella e sfortunata, ma bella e ben amministrata e in crescita. A casa, naturalmente, anche la politica ambigua e opportunista.

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