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Compie 15 anni il centro di datazione più avanzato d'Italia

Ha celebrato i quindici anni dalla fondazione il Centro di datazione e diagnostica (Cedad) di Cittadella della Ricerca, a Brindisi. Il Cedad, una società dell’Università del Salento, è la più avanzata realtà italiana e tra le pochissime in Europa di datazione con il radiocarbonio ed altri isotopi

BRINDISI – Ha celebrato i quindici anni dalla fondazione il Centro di datazione e diagnostica (Cedad) di Cittadella della Ricerca, a Brindisi. Il Cedad, una società dell’Università del Salento, è la più avanzata realtà italiana e tra le pochissime in Europa di datazione con il radiocarbonio ed altri isotopi, mediante il bombardamento non distruttivo dei reperti con un acceleratore di particelle, il Tandetron (spettrometria di massa con acceleratore). Quello dell’acceleratore è uno dei tre laboratori del Cedad: gli altri due sono il Clams (chimica) e l’Optolab (ottica).

Loredana Capone tra il direttore del Cedad, Lucio Calcagnile (a sinistra) e il direttore del Consorzio Cetma, Luigi Barone-2Le applicazioni della tecnologia di datazione con acceleratore ha un campo di applicazioni vastissimo, dall’archeologia alle identificazioni in medicina legale: uno dei casi più interessanti è stato quello dello studio sui resti di Pico della Mirandola per stabilirne l’identità, ma ci sono anche quelli della datazione della famosa Lupa Capitolina (collocata in età medievale dal Tandetron)  e dei Bronzi di Riace attraverso l’analisi delle terre di fusione rimaste all’interno delle statue.

Il Cedad negli anni ha partecipato a numerosi progetti di ricerca, ed ha valutato e datato reperti inviati da ogni parte del mondo. Stamani al conbvegno celebrativo erano invitati Alberto Melloni e Vania Virgili, consiglieri dei Ministri dell’Università e dei Beni Culturali; rappresentanti accademici dell’Università del Salento, gli assessori regionali Sebastiano Leo e Loredana Capone e il dirigente per i rapporti con le istituzioni dell’Ue, Paolo Casalino, Alessandro Delli Noci del Comune di Lecce.

Poi anche Giulio Volpe, presidente del Consiglio Superiore del Beni Culturali; Riccardo Pozzo, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e sociali del Cnr; Massimiliano Marazzi, delegato del Miur nella Infrastuttura di ricerca per la Scienza del patrimonio; Francesco D’Andria, professore emerito di Archeologia dell’Università del Salento, Mario Lombardo e altri professori dell’Università del Salento. All’ordine del giorno i temi dello sviluppo della ricerca industriale e dell’innovazione tecnologica, e le opportunità offerte dal Pon Ricerca 2016-2020 e dai connessi programmi comunitari.

Cedad - Laboratori chimici“Qual è il patrimonio culturale della Puglia?”, ha detto stamani Loredana Capone. “Qual è il patrimonio tecnologico della Puglia? Che cosa vogliamo farne? Che strumenti abbiamo per far sì che questo patrimonio esca dalla nicchia e divenga attrazione turistica e culturale? Abbiamo il dovere di valorizzare e rafforzare il nostro patrimonio culturale. I beni culturali vanno fruiti, abitati nella gestione, rilanciati da giovani laureati e ricercatori che devono trovare qui il loro posto nel mondo. Tanto è stato già fatto sulla cultura e sul turismo ma saremmo disonesti se non dicessimo che la strada è ancora lunga”.

“È fondamentale, allora, dotarsi di un disegno organico che metta insieme università, centri di ricerca, imprese e cittadini. La Regione Puglia sta lavorando al suo piano strategico per la cultura che non è un libro dei sogni ma un documento scritto a più mani e tarato sulle esigenze reali della comunità, sui nuovi fabbisogni, sui nuovi orizzonti. In questo piano le infrastrutture di ricerca come il Cedad – ha concluso il vicepresidente della Regione Puglia, dovranno essere a disposizione delle imprese per accrescere la loro competitività e al contempo migliorare la qualità della conoscenza collettiva”.

Il Cedad, come già detto, assieme ad altri centri di ricerca pubblici e privati come Enea, Cetma, Optel opera all’interno di Cittadella della Ricerca, un complesso dove è stata scritta la storia dell’innovazione nel Brindisino, ma negli ultimi anni fuori da ogni programma di sviluppo degli enti territoriali. La Provincia di Brindisi si sta progressivamente ritirando, dopo il disastroso errore politico che comportò il fallimento della società di gestione, e non resta che la Regione Puglia per riprendere il filo della situazione.

Purtroppo la situazione di disarmo dell’ente Provincia e la crisi politica che sta conducendo il Comune di Brindisi ad elezioni anticipate nel giugno 2016 hanno congelato ogni richiesta di confronto su questo problema fondamentale, se si considera anche la presenza nel comprensorio dei corsi di Ingegneria industriale e di Ingegneria aerospaziale.

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