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Proposta: l'area Micorosa per lo sbarco del gasdotto. In cambio bonifiche e lavoro

I tre consiglieri comunali del gruppo che fa capo ad Alleanza per l'Italia (Francesco Cannalire, Francesco Renna e Ferruccio Di Noi) con una lettera indirizzata a sindacati, enti economici, Comune di Brindisi, associazioni imprenditoriali, ma anche al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e al premier Matteo Renzi, propongono che sia nuovamente un sito brindisino ad accogliere il punto di approdo del gasdotto Tap

BRINDISI - I tre consiglieri comunali del gruppo che fa capo ad Alleanza per l'Italia (Francesco Cannalire, Francesco Renna e Ferruccio Di Noi) con una lettera indirizzata a sindacati, enti economici, Comune di Brindisi, associazioni imprenditoriali, ma anche al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e al  premier Matteo Renzi, propongono che sia nuovamente un sito brindisino ad accogliere il punto di approdo del gasdotto Tap. Lo fanno però proponendo anche, come contropartita, l'apertura di una trattativa con il governo per il rilancio economico ed occupazione dell'area di Brindisi, e del suo risanamento ambientale

Si tratta di un'idea che merita attenzione, approfondimento, e che rappresenta certamente un passo in avanti rispetto al livello delle polemiche in corso nel Salento sull'opzione San Foca, e certamente una posizione più seria e politica di chi - sempre nel Salento - ha spinto e spinge per dirottare a Brindisi il gasdotto, ma sulla base del concetto che loro hanno oro  e a Brindisi ci sia, mi scuso per il termine, la merda. Favorevoli e contrari, a Brindisi, devono incontrarsi su un punto di confronto molto più serio.

Cannalire e gli altri due consiglieri dell'Api sostengono che tutto sia vincolato anche alla scelta come punto di approdo del gasdotto l'area Micorosa, e che sua Tap a bonificare preliminarmente quell'area, operazione per la quale la Regione Puglia ha già stanziato 40 milioni di euro, cifra molto probabilmente non bastevole per la messa in sicurezza del sito. Ma nell'operazione, sostengono i consiglieri dell'Api, si può investire anche parte dei 50 milioni di ristoro per il territorio previsti dal governo per l'area che ospiterà il punto di sbarco del gasdotto sottomarino Albania-Puglia.

Una nostra perplessità è legata ai tempi che questa operazione preliminare di messa in sicurezza comporterebbe sulla tabella di marcia del gasdotto, che dovrebbe come minimo coincidere con quelli della posa della pipeline sui fondali del Canale d'Otranto, e sulle autorizzazioni per l'opera che interessebbe Sic sottomarini ma anche marginalmente quello terrestre del Parco regionale delle Saline di Punta della Contessa (una delle tante ragioni che indussero Tap a scartare ben quattro ipotesi di approdo a Brindisi), e alla effettiva capacità dell'attuale sistema Brindisi di trattare con il governo nazionale e la Regione una programma di area. Il resto, va detto chiaramente al di là di ogni castrofismo, è del tutto simile agli interventi che anni fa furono realizzati da Snam per portare il gas ai centri del Salento e del Brindisino. Chi si oppose a quei lavori? Proprio nessuno (Marcello Orlandini).

Un altro particolare della discarica MicorosaLa vicenda del gasdotto della Trans-Adriatic Pipeline ha assunto ultimamente un ruolo centrale nel dibattito politico regionale e locale con diverse polemiche. Pensare che misere “royalties”, come le sponsorizzazioni a feste di paese, possano creare buoni rapporti con le comunità, tanto da legittimare la realizzazione del gasdotto, è decisamente semplicistico e riduttivo rispetto alla portata, l’impatto e le ricadute economiche che un’opera siffatta può realmente avere su un territorio.

Sarebbe corretto ed onesto da parte di chi gestisce la cosa pubblica ad ogni livello, iniziare una puntale riflessione su come conciliare la strategicità dell’opera, così come scritto negli accordi internazionali firmati dal Governo Italiano, con l’interesse delle comunità locali. Come adoperarsi per rendere il ristoro delle aree che ospiteranno l’impianto un’occasione di sviluppo e di rigenerazione fisica e sociale del territorio e non una semplice “mancia” per tacitare le coscienze? (Nella foto, l'area Micorosa)

Quante e quali sono le risorse disponibili e come indirizzarle, affinché possano produrre ricadute positive e strutturali sul territorio? Questi sono i temi che la politica deve valutare e, irrinunciabilmente, affrontare. E’ fondamentale rendersi interpreti delle scelte, chiedendo il giusto riscatto e indirizzandolo verso la rivitalizzazione di una terra mortificata e devastata da politiche miopi e polemiche sterili, il cui impatto non solo ha causato nel tempo la desertificazione delle aree industriali, la fuga dei giovani e delle menti più promettenti, il decadimento delle aree urbane, dei siti culturali e ambientali di antica memoria, ma, paradossalmente, ha anche scoraggiato molte imprese e disincentivato legittimi investimenti sul nostro territorio.

E’ giunto il momento in cui diviene vitale gravarsi di responsabilità decidendo quali posizioni assumere in tempi rapidi, sia per la trafila burocratica preliminare necessaria all’intervento Tap, che per l’ormai imminente avvio del nuovo ciclo di programmazione comunitaria con cui saranno destinate rilevanti risorse finanziarie alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo urbano sostenibile: risorse che dovranno essere utilizzate in modo saggio ed intelligente.

La città di Brindisi, a nostro avviso, dovrebbe seriamente riflettere sull’ipotesi di divenire sito per lo sbocco del corridoio del gasdotto e, una volta definito l’iter autorizzativo e certificata la sostenibilità ambientale dell’impianto, localizzando il terminale di ricezione sull’area denominata ex Micorosa. Il motivo è presto detto: siamo in una vastissima e sottoutilizzata area industriale che non può essere smantellata tout court e con cui bisogna convivere; esiste da tempo una chiara e condivisa volontà generale di riqualificazione ambientale delle aree inquinate e soprattutto ci sono risorse, anche se insufficienti, per la bonifica dei terreni ricadenti nel Sin brindisino.

Tutte le ipotesi di approdo del gasdotto TapE’ proprio questo il punto: consentire l’approdo del gasdotto a Micorosa, e quindi la localizzazione in zona industriale, deve avere una sostanziale contropartita che, però, non può limitarsi alla sola bonifica delle aree inquinate d’interesse (nello specifico Micorosa) che, comunque, dovrà essere totalmente a carico della società Tap, ma nelle more anche ad un accordo strategico tra gli enti preposti per consentire l’immediata restituzione agli usi legittimi di quei terreni in area industriale già caratterizzati e, in generale, sostenere un sensibile rinnovamento della città.

A fronte di una puntuale programmazione dell’intervento complessivo di bonifica, e quindi della quantificazione delle risorse finanziarie necessarie all’attuazione, esistono già dei fondi da poter utilizzare: 48 milioni di euro (fondi pubblici) destinati proprio alla messa in sicurezza del sito Micorosa e 50 milioni di euro indicati dal Governo quale ristoro per le aree in cui sarà localizzato l’impianto. Le ulteriori risorse dovranno essere offerte dal Governo o ritagliate d’intesa all’interno dei nuovi Programmi Operativi finanziati con i fondi strutturali: il Por Puglia 2014/2020 infatti prevede espressamente l’attuazione di azioni e di interventi per la bonifica di aree inquinate (Nella foto, le opzioni San Foca e Brindisi).

Il gasdotto diventa così un’opportunità di sviluppo e di nuova occupazione dovuta non solo alla realizzazione dello stesso, ma al possibile insediamento di nuove imprese che un’area industriale bonificata ed opportunamente infrastrutturata, associata a politiche regionali e comunali di attrazione degli investimenti e di semplificazione amministrativa, non può non generare. Ma, come già anticipato, la sola bonifica dei terreni non è sufficiente.

La città per cambiare volto deve essere ripensata e rigenerata nel profondo, e, per farlo, da città di mare deve puntare, prioritariamente, alla salvaguardia e valorizzazione del proprio paesaggio costiero soprattutto con interventi volti a combattere l’erosione della costa ed a favorirne la messa in sicurezza, nonché a ridare dignità al centro storico e alle nostre periferie proponendo la realizzazione di progetti pilota di rigenerazione ecologica e la realizzazione di quartieri ecologici ad alto livello di vivibilità e qualità urbana, favorendo la valorizzazione e la fruizione del patrimonio ambientale e culturale, ma anche sostenendo gli eventi culturali che ormai hanno raggiunto una portata internazionale.

Le risorse e gli strumenti non mancano: a partire dal nuovo PorPuglia e dal Piano Città rifinanziato dal dl Sblocca Italia. Quindi, consentendo l’approdo del gasdotto a Micorosa, saremmo legittimati a pretendere che il “ristoro” non dovrà essere una cifra qualunque stanziata per rendere appetibile l’intervento, ma la base economica di un patto strategico con e per la città di Brindisi. Un punto di partenza sarebbe l’attivazione di un tavolo di garanzia o interistituzionale, una conferenza di servizi permanente, in cui Governo, Regione, Comune, associazioni sindacali e datoriali definiscano la portata del “Deal Brindisi” impegnandosi, ciascuno per la propria parte, a renderlo di facile e celere attuazione, definendo un Contratto di Sviluppo territoriale che, oltre le misure già indicate, investa ed incentivi la riconversione a chimica verde delle aziende del petrolchimico brindisino e direttamente nuova occupazione.

Pertanto, per l’attuazione del patto, Governo e Regione devono individuare risorse aggiuntive a quelle già disponibili (48 milioni di euro per la messa in sicurezza di Micorosa e 50 milioni di euro ristoro per l’approdo del gasdotto), a destinazione vincolata, e che tale vincolo a favore della città di Brindisi sia esplicitato nel regolamento di attuazione del Piano Città, nei Piani Pluriennali di Attuazione del POR Puglia 2014/2020 di prossima emanazione e in eventuali altri strumenti tesi allo sviluppo urbano sostenibile.

E’ ineluttabile che, per evitare fuorvianti strumentalizzazioni, la definizione di questo importante accordo strategico, fondamentale per le sorti di Brindisi, deve avere come unici interlocutori il Governo e la Regione Puglia. “In Italia c’è un gruppo di persone che dice no da sempre. E noi, senza urlare, diciamo si”: le ambizioni e le aspettative di una comunità trovano forma e sostanza solo con il coraggio di scegliere il proprio destino.

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