Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

Consorzio Asi: la versione di Domenico Bianco, presidente dimissionario

Intervista all'imprenditore francavillese che, dopo l'approvazione del bilancio 2019, ha dato l'annuncio. Il suo punto di vista e le risposte alle polemiche

FRANCAVILLA FONTANA – E' rimasto in silenzio fino ad ora. Domenico Bianco qualche giorno fa ha annunciato le sue dimissioni da presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio Asi (Area sviluppo industriale) di Brindisi. Vuole tornare a fare l'imprenditore e a occuparsi della sua famiglia a tempo pieno. In questi anni non sono mancate le polemiche. E ad alcune risponde adesso, tracciando anche un bilancio alla fine del suo mandato. In questo momento è amministratore delegato di Soave e di Soavegel. Dal suo studio, presso la ditta, nella zona industriale di Francavilla Fontana, risponde alle domande di BrindisiReport.

Partiamo dall'inizio. Cosa l'ha spinta a diventare presidente del Consorzio Asi?

“Mi ha spinto un invito fatto dall'allora presidente della Provincia Maurizio Bruno, il quale voleva un cambio di rotta: al posto di un politico, un imprenditore. Era consapevole che all'epoca l'ente non attraversava un momento particolarmente felice. Quando sono entrato io, nell'ottobre 2016, era appena esploso un contenzioso con l'Agenzia delle entrate. Parliamo di 19 milioni di euro. Fino ad allora ci si era opposti semplicemente con i ricorsi presso le commissioni tributarie. Ci siamo trovati con i conti correnti bloccati dall'Agenzia, che cercava di portare avanti la sua teoria. Questa fase è stata delicatissima, abbiamo provato molte strade. Sembrava non ci fosse possibilità, fino a quando non abbiamo avuto la possibilità di sottoscrivere la cosiddetta rottamazione. Abbiamo chiuso con tre milioni di euro da pagare in sei anni, finora ne abbiamo pagati la metà, senza far ricorso a risorse esterne”.

Qual era all'epoca – e qual è adesso – la situazione delle varie aree?

“L'area di Brindisi, area importantissima, era bloccata da decenni di incomprensioni e di lotte che continuano anche adesso. Politica, Consorzio Asi, Autorità portuale: tutti contro tutti. Ho trovato un'area con potenzialità enormi, ma poco sfruttate, come se non ci fosse una visione unica di quello che si può fare in questa zona. Ciascuno camminava per la propria strada: è stato questo il male per Brindisi. L'area di Ostuni era completamente satura. Occorre anche adesso valutare altri terreni, altre infrastrutture, altrimenti non intravedo alte potenzialità. Fasano invece ha delle buone potenzialità anche grazie al 'Patto per la Puglia', che abbiamo appena sottoscritto: abbiamo destinato tre milioni di euro per completare le infrastrutture di acqua e fogna. Faranno fare un salto di qualità agli imprenditori. Sarà una zona molto attrattiva”.

Manca il tasto dolente, Francavilla Fontana.

“Francavilla nel 2015 subisce l'apposizione di un vincolo idrogeologico che ne blocca l'utilizzo. Da francavillese mi sono impegnato – senza riuscirci, devo dire – a ridurre questo vincolo, ma se non si muove il Comune accanto al Consorzio non è un obiettivo perseguibile”.

E' stata paventata l'uscita di Francavilla dall'Asi. Per la verità c'è stato un chiarimento da parte del sindaco Denuzzo.

“Credo anche da parte dello stesso proponente, in base a quello che ho sentito ieri (11 marzo, ndr) in Consiglio comunale. Intanto, i Consorzi Asi sono per costituzione enti dai quali non si può uscire con semplicità. C'è una cessione di sovranità che all'epoca il Comune ha fatto in favore del Consorzio Asi. Il Comune non può realizzare nulla sul proprio territorio. Con l'uscita non si risolverebbe niente. Il percorso sarebbe molto lungo, bisognerebbe passare dalla Regione. L'iter potrebbe durare anche 12 anni! E nel frattempo? Che sviluppo vogliamo dare”?

In quell'area sembra di trovarsi di fronte non a una cattedrale nel deserto, ma a un deserto senza cattedrali. E' d'accordo?

“Non è un'immagine sbagliata. Purtroppo questo scellerato vincolo, che non avrebbe motivo di esistere, almeno in base a quanto affermano i tecnici interpellati, necessita di uno studio importante per verificare se effettivamente tale  vincolo sia pericoloso o meno. Cosa che non credo, a meno di immaginare una onda di piena capace di buttare giù il cavalcavia che insiste prima dell'area. Il Comune dovrebbe agire insieme al Consorzio Asi presso la Regione per fare presente questo problema e trovare le risorse”.

Polemiche sul bilancio, sui numeri. Vuole mettere un punto fermo?

“Il punto fermo è rappresentato dalla mia relazione all'approvazione del bilancio stesso. Questo ente nel 2019 ha realizzato un utile prima delle imposte di un milione e 293mila euro. E di questo importo 757mila euro rinvengono dalla differenza tra sopravvenienze attive e passive, quindi componenti straordinari che non dipendono dalla gestione dell'ente. Ma, facendo una semplice differenza, 538mila euro è l'utile della gestione, riconducibile all'operato del presidente, del cda, di tutta la struttura. I numeri che sono circolati sono numeri imprecisi, bisognerebbe parlare di numeri certi. Poi, per un ente che ha un volume di affari appena sotto i quattro milioni di euro realizzare questo utile non è una cosa di poco conto, anzi”.

Qualcuno si è lamentato anche delle consulenze. Sono state troppe?

“Io so che nel 2019 e nel 2020 abbiamo certamente speso tanto in consulenze. L'obiettivo era quello di far emergere in maniera corretta, contabilmente, il patrimonio dell'ente, posto che, com'era scritto fino ad oggi, era prossimo allo zero. Abbiamo fatto una ripresa di tutti i progetti fin dai tempi della Cassa del Mezzogiorno, abbiamo rivalutato questi beni e fatto emergere il patrimonio, che nel 2019 si attesta intorno ai 26 milioni di euro, nel 2020 potrebbe superare i 30. Aver speso quelle cifre di consulenza, destinate ai consulenti, alla Deloitte, ai nostri legali, ritengo sia stato un buon affare per i soci, che si sono ritrovati un patrimonio certo, indiscusso e finalmente ben rappresentato in bilancio”.

Come mai ha scelto di lasciare poco prima della scadenza naturale del suo mandato?

“Purtroppo per questioni di riorganizzazione lavorativa e personale. Era una decisione che avrei dovuto prendere un mese e mezzo fa, ma ho dovuto soprassedere perché volevo portare a termine il bilancio 2019, il piano triennale delle opere pubbliche e altri progetti. Ma la mia riorganizzazione lavorativa adesso non prevede che io possa avere a disposizione più di un minuto da dedicare a cose diverse dalla mia azienda e dalla mia famiglia”.

Ci fu una polemica sulle donazioni all'Asl. E' una ferita ancora aperta? 

“Anche la storia delle donazioni mi ha ferito. Ieri in Consiglio comunale ho apprezzato l'intervento del sindaco Denuzzo che, anche contro la sua maggioranza, ha chiarito in maniera lapalissiana e ha detto: 'Guardate che il presidente Bianco quando ci ha rappresentato l'idea di questa donazione, di 120mila euro Iva compresa fatta a favore delle Asl, ci ha coinvolto, tutti i soci erano d'accordo'. Hanno condiviso e apprezzato il mio low profile, non siamo andati sui giornali a sbandierare che l'Asi aveva fatto una donazione come quella fatta un anno fa, quando è scoppiata la pandemia. Abbiamo comprato respiratori, letti, monitor, tutto ciò di cui l'Asl ci diceva avesse bisogno. Siamo riusciti a comprarli in economia, abbiamo fatto tutte le procedure di evidenza pubblica, le abbiamo assegnate alla Asl che le ha collaudate. E solo dopo le abbiamo pagate. Le ho anche fatto periziare. E con una punta di orgoglio, ora che sono a fine mandato lo dico: l'equivalente di 45mila euro di quella donazione rinviene da una scelta del sottoscritto di rinunciare per quasi un anno al proprio compenso. Non l'ho detto all'epoca perché... non andava detto. Però adesso posso rivendicarlo con orgoglio. Lo rifarei cento milioni di volte”.

E' d'accordo con la proposta di accorpamento avanzata dall'assessore regionale Delli Noci?

“E' una posizione delicata, la proposta al momento presenta delle criticità, pur non essendo io concettualmente chiuso alle novità. Le criticità che individuo sono quelle secondo le quali i soci non hanno la possibilità di determinare in prima persona le scelte dei proprio Consorzi, in quanto su quella proposta si legge della nomina di un commissario che dovrebbe portare avanti questo progetto di fusione. Quindi, questo commissario esautorerebbe le competenze dei soci. Questa mi sembra una criticità importante. Un progetto di fusione deve essere condiviso dalle persone che si mettono insieme. Non può essere imposto. E' importante che i bilanci delle varie Asi siano scritti tutti nella stessa maniera, tutti i patrimoni siano scritti con lo stesso metodo, perché qualora dovesse avvenire questo progetto di fusione, lo dobbiamo fare nella piena consapevolezza che le partire di bilancio sono assolutamente uguali da Consorzio a Consorzio. Per evitare vantaggi a favore di qualcuno”.

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