Economia

Cupole per il carbone, il Comune chiede un milione e mezzo all’Enel

“Contributo di costruzione e oneri di urbanizzazione da pagare”. No della società proprietaria della centrale Federico II che ricorre al Tar di Lecce: sarà contenzioso. Per l'Enel il Comune non ha diritti: "Opera autorizzata dal governo"

Una delle due cupole già realizzate da Enel a Cerano

BRINDISI – Braccio di ferro davanti al Tar fra  il Comune di Brindisi  ed Enel: oggetto della contesa è la somma di un milione e mezzo di euro che l’amministrazione ha chiesto alla società proprietaria della centrale Federico II a titolo di contributo di costruzione e oneri di urbanizzazione per le cupole poste a copertura del carbone. Il tira e molla è andato avanti per settimane e poi per mesi, nella speranza di riuscire a trovare un accordo fuori dalle aule di Tribunale.

Ci contava Enel, stando alla corrispondenza intercorsa tra gli uffici della società e quelli del Comune, ma dal Palazzo è arrivato il rifiuto a qualsiasi tipo di negoziazione perché la somma va pagata, così come avviene per qualsiasi altra impresa o società nel caso di costruzioni e urbanizzazioni conseguenti.

L’ultima pronuncia degli uffici tecnici dell’amministrazione risale allo scorso 10 novembre e la società a quel punto ha deciso di adire le vie legali che portano direttamente ai giudici del Tar, Tribunale amministrativo regionale, sezione di Lecce: è qui che si vedranno gli avvocati delle parti. Per Enel Produzione Spa ci sarà Marcello Cardi del Foro di Roma, per il Comune gli interni Francesco Trane ed Emanuela Guarino.

La storia si trascina dallo scorso mese di luglio, esattamente dall’8, quando l’amministrazione comunale “ha chiesto a Enel il pagamento del contributo  di costruzione per 1.027.183 euro e 90 centesimi più gli oneri di urbanizzazione, sia primaria che secondaria, per 587.101 euro e 50 centesimi” con riferimento alla “realizzazione di tre dome autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico” con un decreto che risale niente di meno che al 2010.

Carbone all'inerno della cupola automatizzata-2Le cosiddette dome altro non sono se non le cupole che si vedono nell’area della centrale di Cerano, realizzate a fronte di un investimento di 120 milioni di euro allo scopo di mettere un coperchio sul carbone per evitare la dispersione delle polveri, intervento quindi di fondamentale importanza per la tutela della salute dei lavoratori e dei residenti della zona, oltre che dell’ambiente circostante.

Se per i dirigenti del Comune così come per la giunta non ci sono dubbi sull’obbligo al versamento da parte della società, per Enel la conclusione è esattamente opposta, tanto che nel ricorso il legale qualifica come “illegittima” la richiesta viziata sotto diversi profili che attengono sostanzialmente al fatto che le opere sono state fatte su autorizzazione del governo e non già dell’ente locale. 

La società, ad inizio lavori, aveva ricordato che si tratta di un “sistema interamente automatizzato” e che nelle “opere di costruzione e di ammodernamento sono stati impiegati più di 300 lavoratori che si aggiungono ai mille a regime”.

“Ogni dome ha un diametro di 150 metri e altezza di circa 45 metri per una capacità di stoccaggio di circa 180mila tonnellate di combustibile. È dotato di macchine ad alto grado di automatizzazione per la messa a parco e ripresa del carbone”, si legge nella scheda tecnica.

“Per consentire una logistica del carbone totalmente coperta sono stati installati anche nuovi nastri e torri dello stesso tipo di quelli già esistenti presso la ‘Federico II’ per collegare l’attuale sistema carbone ai nuovi carbonili. La copertura realizzata con dome, adottando soluzioni tecniche d’avanguardia sia in termini di capacità di stoccaggio che in termini ingegneristici: la copertura dei dome non è in alluminio ma è stata realizzata utilizzando una struttura geodetica in legno lamellare del tutto innovativa per dimensioni e soluzioni”.

Ma sul pagamento, resta una sola parola, un monosillabo: no. Questione di punti di vista differenti, anzi opposti, sui quali dovranno pronunciarsi a breve i giudici amministrativi di primo grado.

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