Verso la decarbonizzazione: Brindisi di fronte alla scadenza del 2025

Il Distretto tecnologico nazionale dell'energia (Ditne) organizza un convegno il 12 aprile con il Comune e la Regione Puglia

BRINDISI – Si conosceranno, a breve, le strategie dell’Enel per il futuro della centrale di Brindisi Cerano, che assieme a quella di Civitavecchia Torvaldaliga Nord costituisce la task force di impianti termoelettrici a carbone su cui l’azienda non ha ancora sciolto le riserve circa la scadenza del 2025? È una domanda cui forse darà una prima risposta il convegno che il Ditne, il Distretto tecnologico nazionale dell’energia, che ha sede in Cittadella della Ricerca, organizzerà assieme al Comune di Brindisi e alla Regione Puglia.

Il convegno “La transizione energetica verso la decarbonizzazione: le sfide del Piano energia clima” sarà presentato alla stampa giovedì prossimo 4 aprile alle 10, nella sala conferenze a palazzo di città, con la partecipazione del sindaco Riccardo Rossi, dell’assessore regionale allo Sviluppo economico, Cosimo Borracino, e del presidente del Ditne, Arturo De Risi. Il convegno si terrà invece venerdì 12 aprile dalle 9.30 alle 17 a Palazzo Granafei Nervegna.

Carboniera Enel

Il tema della decarbonizzazione degli impianti in Puglia investe le prospettive non solo della centrale a carbone di Brindisi Cerano, la più grande d’Italia e una delle maggiori d’Europa, e asset strategico per la rete elettrica nazionale, ma anche l’alimentazione degli altoforni dell’ArcelorMittal di Taranto (la ex Ilva). Ma il convegno sarà focalizzato sul futuro dell’energia prodotta dalla combustione del carbone, e affronterà il tema del grande passaggio che non potrà che essere graduale.

Ma quando comincerà la transizione, e come? Qual è il piano Enel per Brindisi, che equivale alla domanda “qual è il piano Enel per l’Italia” dato il ruolo della centrale “Federico II” di Cerano? Inevitabilmente si tratta di una partita che non può essere giocata solo in questa città, ma coinvolge anche scelte nazionali come sempre è stato. Tuttavia Brindisi va coinvolta nei processi possibili che condurranno all’abbandono definitivo del carbone come fonte fossile.

Transizione però non vuol dire solo discutere di assetti della centrale, emissioni e impatti ambientali, ma anche del futuro occupazionale del polo energetico brindisino, incluso il riflesso sull’economia portuale. Quali saranno le alternative per una forza lavoro di circa mille unità tra dirette e indotto? Un tema che i sindacati tengono costantemente al centro della propria iniziativa a Brindisi, prospettando anche soluzione-ponte come il passaggio all’alimentazione a gas di alcuni dei gruppi termoelettrici. E che a sua volta richieste risposte.

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