Crisi del porto: il Mise convoca le parti. Incidente Rossi - Adsp

Il sindaco si attribuisce l'avvio del tavolo tecnico, ma la richiesta era stata fatta dall'Autorità di Sistema portuale

BRINDISI – Delle opere bloccate del porto di Brindisi, e del rischio di default legato all’esaurimento del traffico del carbone, si discuterà dal 6 febbraio al Ministero dello Sviluppo Economico al tavolo urgente richiesto dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, il 20 dicembre scorso. Il tavolo sarà presieduto dal sottosegretario del Mise, Alessandra Todde (M5S). Al tavolo è stato convocato anche il Comune di Brindisi, da cui sino a questo momento sono giunti i principali pareri e osservazioni che stanno rallentando o fermando i progetti.

Ma sulla sua pagina Facebook il sindaco Riccardo Rossi scrive: “La risposta che attendevamo dal Ministero dello Sviluppo economico è arrivata. Avevo chiesto un tavolo di analisi e monitoraggio per il porto di Brindisi e il suo indotto ed oggi c'è la convocazione. Giovedì 6 febbraio saremo a Roma, alla presenza del sottosegretario di Stato Alessandra Todde e delle associazioni datoriali e sindacali, affronteremo tutte le questioni che riguardano l’area portuale della città e il relativo indotto con particolare attenzione per le criticità”.

“Siamo convinti del ruolo strategico del nostro porto per il futuro della città – conclude Rossi - e vogliamo intraprendere tutte le necessarie misure di rilancio delle attività produttive che riguardano il nostro scalo. Siamo pronti a discuterne in maniera attenta ed autorevole consapevoli delle aspettative della nostra città”. Queste dichiarazioni hanno suscitato irritazione nei vertici della Autorità di Sistema portuale, visto che la richiesta della convocazione del tavolo tecnico porta la firma di Ugo Patroni Griffi e non quella del sindaco.

Una lettera lunga e circostanziata, quella dell’Autorità di Sistema portuale, che espone al Mise il rischio di perdita di 2000 posti di lavoro a Brindisi in seguito alla decarbonizzazione, la drastica riduzione dei fatturati di tutti i servizi portuali, la vanificazione dell’avvio della Zona economica speciale e della infrastrutturazione intermodale nave-treno, e non da ultimo l’impatto sul bilancio dell’intero network di porti dell’authority, rendendo impossibile il mantenimento dei servizi per il porto di Brindisi.

Lo sconcerto e l’irritazione per le affermazioni di Rossi sono legate proprio al fatto che nella lettera di richiesta del tavolo tecnico al Mise, Patroni Griffi aveva rilevato che la crisi è dovuta anche “alla estrema difficoltà di pervenire a definire positivamente procedure approvative dei progetti infrastrutturali, riscontrando posizioni non pienamente collaborative, da parte di varie amministrazioni coinvolte, con appesantimenti istruttori, pareri riguardanti interessi non pertinenti, rinvii e ritardi di ogni genere, con conseguente paralisi delle attività propositive e progettuali poste in essere dalla scrivente”.

Le parti saranno faccia a faccia il 6 febbraio, e il Ministero dello Sviluppo economico avrà finalmente contezza della situazione reale che sta portando il porto di Brindisi ad una aggravamento della crisi che attraversa da anni. Dell'effetto decarbonizzazione sulle economie delle città portuali si parlò proprio a Brindisi a giugno, e in effetti il Mise ha poi stilato una tabella di marcia che include anche Civitavecchia, La Spezia e altri siti. Era a quella richiesta di focus sulle singole realtà che il sindaco Rossi ha fatto probabilmente riferimento nel suo post su Facebook. "Anche se scale diverse, la nostra situazione è paragonabile a quella di Taranto", ha detto oggi Rossi a BrindisiReport. "Abbiamo l'esatta percezione delle difficoltà, abbiamo avuto anche un confronto con Enel che è disponibile a sostenere iniziative motivate e concrete per il porto, ma è bene anche riconoscere che i problemi hanno origine anche altrove e che non sono di semplice soluzione." Se ne parlerà tra alcuni giorni a Roma.

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Articolo aggiornato alle 16,05 del 25 gennaio 2020

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