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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Economia

L'Authority scarica sulla Capitaneria

BRINDISI - Il prefetto Nicola Prete non ha ascoltato le delegazioni che si sono recate da lui solo per pura formalità istituzionale, ma pare stia invece svolgendo un approfondito lavoro di acquisizione di dati e pareri sulla situazione del porto di Brindisi presso tutti gli attori istituzionali. E' questo il seguito degli incontri con una delegazione del Pd, e poi con una degli agenti marittimi accompagnata dal consigliere regionale Giovanni Brigante e dal rappresentante della categoria in Comitato portuale, Teo Titi. Pareri e relazioni richieste ovviamente anche alla stessa Autorità portuale, oltre che all'autorità marittima, la Capitaneria di Porto.

BRINDISI - Il prefetto Nicola Prete non ha ascoltato le delegazioni che si sono recate da lui solo per pura formalità istituzionale, ma pare stia invece svolgendo un approfondito lavoro di acquisizione di dati e pareri sulla situazione del porto di Brindisi presso tutti gli attori istituzionali. E' questo il seguito degli incontri con una delegazione del Pd, e poi con una degli agenti marittimi accompagnata dal consigliere regionale Giovanni Brigante e dal rappresentante della categoria in Comitato portuale, Teo Titi. Pareri e relazioni richieste ovviamente anche alla stessa Autorità portuale, oltre che all'autorità marittima, la Capitaneria di Porto.

L'attività del prefetto Prete è utile anche a stabilire competenze e responsabilità al di là di alcune cortine fumogene, inclusa quella sollevata in un intervento di alcuni giorni fa del presidente dell'Authority (non inviata a BrindisiReport.it, ndr) il quale, accusando gli agenti delle compagnie che svolgono servizio tra Brindisi e Valona aveva sostenuto che "i costi dei servizi tecnico-nautici, invece, sono regolamentati con ordinanze approvate dalla Capitaneria di Porto. Gli agenti dovrebbero discutere con la Capitaneria di Porto, con i piloti, i rimorchiatori e gli ormeggiatori piuttosto che puntare il dito solo contro l'Autorità Portuale che ha sempre svolto una decisa azione per il contenimento di tali costi".

In realtà, la Capitaneria di Porto, pur partecipando in alcuni casi ai procedimenti amministrativi di applicazione della tariffe, non determina alcunché. La legge sulla portualità, la 84/94, parla chiaro quando al comma 1 bis dell'articolo 14 stabilisce che i criteri di formazione dei costi dei vari servizi, dal pilotaggio al rimorchio, all'ormeggio eccetera sono fissati dal Ministero dei Trasporti dopo un procedimento istruttorio che coinvolge il Comando generale delle Capitanerie di Porto, Assoporti (l'organismo che rappresenta le Autorità portuali), le associazioni dei soggetti che svolgono i servizi (Assorimorchi e via di seguito) e dell'utenza portuale (Confitarma e altri).

Detto ciò, vale a dire che le tariffe vengono stabilite a livello centrale, vengono poi applicate con decreti delle Direzioni marittime competenti nel caso del pilotaggio, con ordinanze delle Capitanerie nel caso dell'ormeggio, e con circolari del Ministero dei Trasporti nel caso del rimorchio. Quindi, deviare la protesta dell'utenza del porto di Brindisi verso la Capitaneria di Porto non è stato nè corretto nè cortese da parte del presidente dell'Autorità portuale, Iraklis Haralambidis.

Al quale si potrebbe comunque ricordare che la necessità e l'entità del ricorso ad alcuni di questi servizi dipende dalle infrastrutture a disposizione, in questo caso, dei traghetti (vedi il problema degli ormeggi in sicurezza delle navi per Valona), ma anche dalla posizione - nel caso di Brindisi - della base rimorchiatori, decisa dall'Autorità portuale. E che è l'Autorità portuale a decidere le tariffe per passeggeri, Tir, trailer, container e merci varie, perciò anche quell'equilibrio necessario a stimolare e promuovere alcuni traffici. Che c'entra la Capitaneria, in tutto questo?

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