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Provincia, dipendenti sul piede di guerra. Industria, Mazzarano all'Asi

Scoppia la protesta del personale delle Province e delle Città metropolitane per il limbo in cui sono stati relegati questi enti dalle incertezze negli iter di riforma

BRINDISI – Scoppia la protesta del personale delle Province e delle Città metropolitane per il limbo in cui sono stati relegati questi enti dalle incertezze negli iter di riforma.  Sciopero nazionale il 6 ottobre ma per domani giovedì 28 settembre i dipendenti dell’amministrazione provinciale hanno indetto un’assemblea di due ore, dalle 10 alle 12, cui hanno invitato il presidente Maurizio Bruno, tutti i consiglieri provinciali e i dirigenti dell’ente, invitati ad esporre quali iniziative e strategie intendono attuare “per scongiurare il rischio di pre-dissesto” che incombe sulla Provincia.

La questione al centro non è dunque solo quella della sorte della società in house, la Santa Teresa Spa, ma c’è in ballo anche la sorte del personale rimasto in carico all’amministrazione provinciale. E a ciò si aggiunga l’esaurimento delle risorse per il funzionamento dei servizi essenziali in capo all’ente: dalle strutture scolastiche per gli istituti superiori, alla manutenzione e gestione della rete stradale. Proprio due giorni fa il presidente Bruno ha annunciato che non ci sono più risorse per far fronte alle spese per la messa in sicurezza degli edifici di competenza, per i riscaldamenti e per le strade provinciali, e legando a tale stato di cose la propria determinazione a dimettersi.

Palazzo della Provincia, ingresso-2Ciò dipende dai tagli applicati già da tempo dal governo ai trasferimenti di risorse finanziarie alle Province, ma nel caso di Brindisi c’è la pressione obiettiva per la sopravvivenza della Santa Teresa Spa, problema del resto condiviso con il Comune di Brindisi per la crisi Multiservizi, società partecipate in toto dai due enti che secondo la riforma Madia dovrebbero essere sciolte, o nella migliore delle ipotesi messe sul mercato, opzione assai improbabile.

Un “regalo” fatto dalle politiche clientelari al territorio, che oggi si ripercuote sui già precari equilibri di bilancio, costringendo a storni di risorse dai servizi alle partecipate. Il punto di rottura è già stato superato da tempo, lo dimostrano le tensioni tra i lavoratori delle due società in house, i bilanci, la mancanza di prospettive, e soprattutto la mancanza di piani industriali in grado di dare efficienza e quanto meno un senso alla sopravvivenza di due realtà che rischiano di assumere sempre più  l’assetto di stipendifici più che di strumenti efficienti (come chiedono i sindacati).

Nel caso della Provincia di Brindisi, ciò ha relegato sin qui sullo sfondo la situazione del personale diretto dell’ente, già alle prese con pesanti interrogativi circa il proprio futuro, ma oggi minacciato anche dal già citato rischio di default. Problema che ora torna a galla con forza, attraverso la nota inviata dalla rappresentanza sindacale unitaria dei dipendenti e dalle segreterie dei sindacati di categoria agli organi amministrativi e politici dell’ente.

Asi Brindisi, la sede

Domani 28 settembre a Brindisi si discuterà anche della situazione delle zone industriali del territorio provinciale, nel corso di una visita istituzionale alla sede del Consorzio Asi dell’assessore regionale allo Sviluppo economico, Michele Mazzarano. Tanti i temi sul tappeto, dall’istituzione della Zona economica speciale ai progetti industriali ancora in fase di parere presso la stessa Regione Puglia, all’esame della situazione degli insediamenti industriali e delle aziende.

Previsto anche un giro presso le industrie che in questi anni sono state protagoniste della cooperazione istituzionale attraverso contratti di programma o di programmi integrati d’area, come Avio Ge,  Sanofi, Leonardo Elicopters.

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