Crisi Arcelor-Mittal: "A rischio anche posti di lavori nel Brindisino"

Angelo Leo, Fiom Cgil: "Le aziende delle manutenzioni sono letteralmente terrorizzate insieme ai loro dipendenti"

BRINDISI - La situazione occupazionale nel comparto industriale metalmeccanico a Brindisi si aggrava di giorno in giorno. Centinaia di lavoratori di Tecnomessapia, Leucci Costruzioni, Tecnogal, Dema-Dar-Dcm, vivono nella drammaticità della perdita della dignità lavorativa insieme alle loro famiglie. Tutti i governi che si alternano in rapida successione non riescono ad avviare alcuna seria politica industriale nazionale degna di essere definita tale.

Ai disastri già consumati nel nostro territorio, si aggiunge ora il maremoto che potrebbe devastare la vicina Taranto con il disastro annunciato di Arcelor-Mittal, di 5000 esuberi. Migliaia di operai della provincia brindisina sono dipendenti del colosso multinazionale con 209.000 dipendenti in tutto il globo. Come se non bastasse la tremenda mazzata annunciata dalla multinazionale nei confronti dei dipendenti diretti, creerà ulteriori esuberi nell'indotto in aggiunta ai 5000, se lo Stato, il governo, non saranno in grado di trovare una soluzione di salvaguardia per l'industria dell'acciaio e del manifatturiero in generale nel nostro Paese e nella nostra regione.

Invece c'è il rischio concreto che altri centinaia di lavoratori delle manutenzioni che ogni giorno da Brindisi si recano a Taranto alle dipendenze delle varie piccole e medie aziende brindisine, ingrosseranno l'esercito degli esuberi ex facenti parte dell'indotto Arcelor-Mittal. Queste aziende già provate e private dalla perdita di commesse già tra Cerano e il petrolchimico di Brindisi, sono letteralmente terrorizzate insieme ai loro dipendenti, di quello che può accadere a Taranto. In questa drammatica situazione resta sconvolgente come l'intera classe politica nazionale continui nella sua propaganda elettorale perenne, mentre il mondo intorno cade a pezzi. 

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