Crisi greca, sequestrato traghetto

BRINDISI – Un passo inevitabile, che l’agenzia raccomandataria a Brindisi della compagnia ellenica ha dovuto compiere (sembra un paradosso) per evitare che procedessero altri, rendendo poi più complesso un accordo: sequestro stamani alla banchina di Punta delle Terrare dell’unica nave rimasta in linea in questo scorcio d’inverno tra Brindisi e la Grecia, la Ionian Queen dell’armatore Endeavour. Il problema, quello della crisi ellenica che rimbalza sino ai partner esteri delle società, in un circuito apparentemente senza soluzione.

Il traghetto Ionian Queen a Punta delle Terrare

BRINDISI – Un passo inevitabile, che l’agenzia raccomandataria a Brindisi della compagnia ellenica ha dovuto compiere (sembra un paradosso) per evitare che procedessero altri, rendendo poi più complesso un accordo: sequestro stamani alla banchina di Punta delle Terrare dell’unica nave rimasta in linea in questo scorcio d’inverno tra Brindisi e la Grecia, la Ionian Queen dell’armatore Endeavour. Il problema, quello della crisi ellenica che rimbalza sino ai partner esteri delle società, in un circuito apparentemente senza soluzione.

Il provvedimento di natura civilistica è stato chiesto proprio dall’ Agenzia Discovery Shipping, sotto la pressione di obbligazioni con terzi contratte dalla compagnia attraverso l’agenzia raccomandataria. Una soluzione, la più rapida e soddisfacente possibile per le parti, sarà così mediata dall’agente marittimo piuttosto che dagli altri creditori: “Potrebbe bastare una stretta di mano”, ha detto l’interessato, Massimo Sciscio.

Resta il problema dei collegamenti Brindisi - Grecia ora totalmente interrotti (l’altra nave, la Elli T, è in manutenzione), ma a Brindisi assicurano che gli armatori si stanno muovendo alacremente per giungere all’accordo che farà saltare i sigilli. Anche l’Endeavour a sua volta vanta numerosi crediti: circa un milione di euro solo da aziende di autotrasporto, in una situazione come quella greca dove montagne di assegni si sono trasformati in carta straccia nel giro di breve tempo.

Ma eventualità come quella odierna – la Capitaneria ha subito diramato le comunicazioni del caso a tutti i servizi portuali – erano state più volte segnalate in sede di Comitato portuale dal rappresentante degli agenti marittimi, Teo Titi, senza tuttavia riscontri. C’è ora il rischio, dopo il sequestro, che Endeavour possa lasciare del tutto il porto di Brindisi? Sciscio risponde che ciò non avverrà, e che la questione si normalizzerà presto. Non bisogna dimenticare che Endeavour assieme a Ferrotramviaria alla fine della scorsa estate ha salvato a Brindisi la linea container di P&O Ferrymasters, che voleva cambiare porto.

E’ però un segnale da non sottovalutare, soprattutto alla luce delle mancate risposte da parte dell’Autorità portuale anche ai problemi che assediando le due navi che assicurano la linea per Valona, la Ionian Spirit e la Red Star One. Il vantaggio del trasferimento dal Seno di Levante a Costa Morena è stato azzerato addirittura da un incremento dei costi portuali: l’assistenza obbligatoria del rimorchiatore nel porto interno costava 400 euro a scalo, a Costa Morena l’obbligo di passare la sera dall’ormeggio in andana (poppa alla banchina) a quello accostato, e la matina successiva di ritornare un andana, sta costando 1200 euro a ciascuna delle due navi tra piloti e ormeggiatori necessari alla manovra.

Se si considera che per risparmiare sui costi è stato raggiunto un accordo tra le due compagnie per alternarsi nel collegamento, si comprende come la storia dell’ormeggio variabile possa anche diventare la goccia che fa traboccare il vaso, con la forte probabilità che gli armatori decidano di lasciare Brindisi per Monopoli. Paventando tale rischio in Comitato portuale, Titi si era sentito rispondere dal presidente Iraklis Haralambidis che le due compagnie andassero pure, tanto sarebbero arrivate altre navi di altri armatori.

La crisi però è reale, e dietro l’angolo non c’è nessuna fila d’attesa, anzi non c’è nessuno. “Un pieno di carburante della Ionian Queen tra Brindisi e Patrasso costa 30 mila euro, circa 46-47 tonnellate di carburante”, spiega Massimo Sciscio. Più di quanto guadagna la nave con i passaggi di questa stagione. Allora, la mancanza di attività promozionali che si traducano nella fornitura di servizi reali ed agevolazioni, può diventare un suicidio. Le lamentele delle compagnie di pullman che usano i traghetti per Valona di Brindisi sono in crescita netta.

Del resto, Brindisi non ha stazioni marittime all’interno dell’area doganale. Quella famosa appaltata dal precedente presidente dell’Authority, Giuseppe Giurgola, è ancora alla fase di studio preliminare dell’area da parte dell’Ati interessata alla stesura del progetto esecutivo, e quindi alla successiva consegna dei lavori alle stesse imprese aggiudicatarie. Vederla pronta e in attività per la prossima estate è un’utopia. Ma quante navi saranno rimaste quando aprirà i battenti? In porto si meditano proteste clamorose. Si teme che il piano affidato all’appena costituita Apulian Ports (App) sia sotto sotto una riedizione della vecchia idea delle giunte Fitto: a Bari traghetti e crociere, a Taranto i container, a Brindisi i combustibili e i gas. Si attendono non solo smentite, ma fatti concreti che le sostengano. Anche dalla Regione Puglia.

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