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Domenica, 23 Giugno 2024
Economia

Sir e indotto Federico II, Cobas: "Sfuma la cassa integrazione per crisi aziendale"

Il sindacato chiede che il governo attivi la procedura per “crisi industriali complesse”. E intanto il fronte sindacale si sfalda, in vista dello sciopero proclamato per domani (31 maggio)

BRINDISI – “Non sarà possibile ricorrere alla cassa integrazione per crisi aziendale”. Arriva una doccia fredda per i 76 lavoratori in esubero della ditta Sir, ditta appaltatrice della centrale Enel di Cerano, impegnata nel servizio di movimentazione del carbone presso la banchina di Costa Morena est. A comunicarlo è il segretario provinciale del sindacato Cobas, Roberto Aprile.

L’azienda, come noto, sta pagando lo scotto della decarbonizzazione e dell'ormai imminente dismissione della Federico II. Nei confronti di 76 dipendenti era stata avviata la procedura di licenziamento, poi rientrata a seguito di un incontro con la task force regionale per le emergenze occupazionali che si è svolto lo scorso 15 maggio. In quella sede, si era aperta la prospettiva del ricorso agli ammortizzatori sociali per crisi aziendale. Ma adesso, da quanto comunicato dal Cobas, sorgono degli intoppi. 

“Avevamo sperato che approvata questa modalità di cassa integrazione per crisi aziendale per i lavoratori della ditta Sir – riferisce Roberto Aprile - tutti gli altri di Cerano l’avrebbero potuta usufruire”. “L’utilizzo di questo ammortizzatore sociale – prosegue Aprile - ci avrebbe permesso di avere più tempo per riprenderci quello che l’Enel aveva destinato a Brindisi, poi dirottato in altri territori”. A questo punto “rimane la sola possibilità di una anno di cassa integrazione per cessata attività”.

Il Cobas propone l’accesso alla procedura delle “crisi industriali complesse”, sulla falsa riga di quanto già avvenuto con l’ex Ilva, “adoperandoci però a realizzare proteste importanti - afferma ancora Aprile - per gli investimenti alternativi”.

Il fronte sindacale si sfalda

Di certo non aiuta la scarsa compattezza del fronte sindacale. Aprile spiega infatti che il tentativo del Cobas di unire “le forze sindacali, esplicitato anche nel corso dell’ultima riunione a Bari, è andato miseramente a vuoto”. Il Cobas aveva deciso di partecipare allo sciopero proclamato per la giornata di domani (31 maggio), dalla Cgil e dalla Uil, contro la grave crisi occupazionale che attanaglia il territorio. A preoccupare, in primis, è la sorte dei lavoratori dell'indotto della centrale Federico II di Cerano, che lo scorso 23 maggio, dopo un'assemblea sindacale all'esterno del'azienda, hanno espresso il loro malcontento, sfilando in corteo verso la superstrada Brindisi - Lecce, con inevitabili ripercussioni sulla viabilità. 

“Abbiamo chiesto alla Cgil - afferma Aprile - se condividevano la nostra presenza. La Cgil ha chiesto alla Uil la possibilità di stare insieme ricevendo a questi una risposta di assoluta chiusura nei nostri confronti. Insomma se il tempo è poco – conclude Aprile - un fronte sindacale disastroso, una classe politica a dir poco inesistente, come si fa a salvare una città”.

La crisi della chimica

Oltre agli esuberi della Sir, va ricordata la crisi che affligge il settore della chimica e della farmaceutica, con l’esclusione della Basell dal piano di investimenti annunciato dalla multinazionale e la messa in vendita dello stabilimento Euroapi (ex Sanofi), che ha avviato la procedura di cassa integrazione nei confronti di 164 lavoratori. 

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