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"Brindisi Rosso e gli altri: senza una Doc Salento non si cresce"

Molti anni fa, lanciai la proposta di giungere ad un'unica Doc (Denominazione di Origine Controllata) per i vini del Salento, aventi come base la varietà 'negroamaro'

Molti anni fa, prima che la comunicazione 'online' prendesse il sopravvento, dalle colonne del "Quotidiano", allora il giornale più diffuso dalle nostre parti, lanciai la proposta di giungere ad un'unica Doc (Denominazione di Origine Controllata) per i vini del Salento, aventi come base la varietà 'negroamaro', suggerendo di tramutare le numerose Doc esistenti ( Brindisi, Squinzano, Matino, Copertino, Salice Salentino ed altre ) in parti di una sola Doc, analogamente a quanto realizzato in Toscana nella zona del Chianti, dove la più ampia area geografica comprendeva ben otto sottozone (Chianti dei Colli Aretini,  Chianti dei Colli Senesi, Chianti dei  Colli Fiorentini, Chianti delle Colline Pisane, etc.).  

Quella proposta partiva dalla semplice constatazione che nella dimensione globale dei mercati per un prodotto come il vino, avviato in buona parte all’estero, al fine di sviluppare sinergie ed avere più facile riconoscibilità fuori dei confini locali, anche in ragione dei maggiori quantitativi immessi in commercio, era preferibile fare riferimento ad una circoscrizione più ampia per avere maggiori probabilità di successo nella conquista dei mercati, senza per questo dover rinunciare alle diverse Doc esistenti con le loro peculiarità, da valorizzare come componenti di un'unica Doc.  

Quel suggerimento, sebbene avesse ricevuto significative adesioni, restò senza conseguenze nella realtà per la netta opposizione di alcune case vinicole con determinanti interessi nell'area della Doc Salice Salentino decise a perpetuare nello specifico lo 'status quo',  dell' "ognuno per sé e Dio per tutti", così da tenere distinta quella Doc e non confonderla con le altre. A distanza di circa venti anni da quella proposta, il risultato è che i vini prodotti nelle diverse sottozone del Chianti, secondo precisi e rigorosi disciplinari, già da tempo si fregiano della "Denominazione di origine controllata e garantita" (Docg), il massimo riconoscimento per i vini di qualità, mentre i vini Doc del Salento con componente principale il 'negroamaro' sono rimasti al palo e conducono, chi più, chi meno, vita grama.

mappa denominazione vini puglia-2

Nella situazione data, prevedere un rilancio della Doc Brindisi, come si augura qualcuno, dopo aver segnalato essere appena 337  gli ettari a vigneto registrati a Denominazione di  origine controllata, sembra quanto meno azzardato: il passaggio successivo, indicato come possibile, la promozione nella categoria Docg dei vini Doc di Brindisi, prodotti nei territori di Brindisi e Mesagne, diventa addirittura un miraggio. Si consideri che in tutto il Salento solo un vino ha ottenuto finora la Docg, il 'primitivo di Manduria', dolce naturale (rosso), prodotto nelle province di Taranto e Brindisi. 

Ovviamente, di fronte ai ritardi e carenze registrati non significa che si debba rimanere fermi ed attendere passivamente gli eventi, ma per cambiare in positivo la situazione necessita certo attivare il Consorzio di Tutela della Doc Brindisi, organizzando in maniera più efficace e coordinata i diversi attori ( produttori, tecnici, associazioni, istituzioni ) interessati a promuovere il vino del territorio, ma tutto ciò, a mio parere, dovrebbe compiersi non isolandosi dal contesto, ma facendo squadra con le altre Doc del Salento, alle prese con gli stessi problemi, impegnando la Regione a svolgere un ruolo più attivo e propositivo a riguardo.

Nonostante i limiti evidenziati, la vitivinicoltura del Salento ha conosciuto, dopo la decimazione degli impianti viticoli della fine del secolo scorso, una ripresa sorprendente e numerose case vinicole si sono affiancate con successo a quelle preesistenti, immettendo sui mercati vini di eccezionale pregio. Tutto ciò torna a particolare merito degli imprenditori vitivinicoli salentini, i quali pur operando in un contesto difficile, in quanto conosciuto per credenze secolari come inadatto alla produzione di vini di qualità per il pronto consumo, hanno saputo sfatare la leggenda che nel Salento si potesse praticare soltanto una viticoltura di second'ordine a servizio di quella di altre regioni. Quali fattori hanno determinato tale 'exploit'? 

Vigna-Botrugno-2

Certo le vocazioni pedoclimatiche, i diversi 'terroir', ma soprattutto la singolarità dei vitigni autoctoni del Salento, 'negroamaro', 'primitivo' e non solo, che hanno esercitato un'azione di forte spinta e richiamo per importanti investitori locali e nazionali , concentratisi nelle aree più predisposte. Lo strumento utilizzato per l'affermazione di tali vini di qualità è stato quello dell' Igt Salento ( Indicazione Geografica Tipica, il gradino più basso nella classificazione dei vini pregiati ) con il quale le marche più prestigiose della vasta area salentina, senza sottostare alle più rigide prescrizioni previste per le Doc e Docg, sono state in grado di lanciare sui mercati vini di qualità superiore , esercitando estro ed inventiva nella valorizzazione dei vitigni autoctoni e nella creazione di nuovi prodotti.

Quando si tratta di vitivinicoltura non si deve pensare ad un settore statico, con prodotti sempre uguali e standardizzati, ma ad un campo in continuo sviluppo, dove "le innovazioni di processo", relative alle tecniche colturali nei vigneti ed enologiche in cantina, si accompagnano alle "innovazioni di prodotto" con la sperimentazione di nuove possibilità produttive.  Le case vinicole, infatti, che già dispongono di una vasta clientela, avvertono la necessità di variare nel tempo l'offerta, seguendo l'evoluzione dei consumi con l'aggiunta di nuove etichette in campionario, così da offrire prodotti diversi e graditi al palato, in modo da battere la concorrenza, molto accanita nel settore.

Dopo l'ecatombe provocata dalla crisi vinicola della fine del secolo scorso, a seguito della quale quasi tutti gli stabilimenti vinicoli di Brindisi hanno smesso l'attività, quali produttori, vecchia maniera, di 'vini da taglio' e Brindisi ha cessato di essere un importante centro vinicolo di smistamento di materia prima utilizzata altrove, avverto la necessità di rivolgermi ad una delle poche ditte superstiti, la Vinicola Botrugno, nella persona dell'agronomo Sergio Botrugno, attuale presidente provinciale della Coldiretti, al fine di ricevere qualche commento sulla situazione sopradescritta.

Sergio Botrugno-2

Da premettere che la Vinicola Botrugno è sulla breccia da tempi remoti e che alla conduzione e coltivazione dei terreni aziendali e successiva vinificazione delle uve si sono avvicendate con dedizione e generosità generazioni di esponenti di quella famiglia: sono state aggiornate ultimamente le tecniche di coltivazione e trasformazione delle uve e i vini prodotti nello stabilimento aziendale modernamente attrezzato hanno raggiunto alti livelli di qualità, tanto da conseguire importanti riconoscimenti da parte di giurie di esperti e da consentire al complesso aziendale una costante crescita nel tempo in termini di quantitativi immessi sui mercati e di fatturato.

L’imprenditore Sergio Botrugno concorda sulle difficoltà operative e di visibilità dell'attuale Consorzio di Tutela della Doc  Brindisi e Squinzano, dove "i soci sono impegnati con quote che portano a disporre di un 'budget' del tutto insufficiente per svolgere un ‘attività promozionale degna di tale nome". Egli riconosce come del tutto irrilevante, solo alcune unità in percentuale, la quota di vino commercializzato come Doc Brindisi in tutto il comprensorio, a significare lo scarso interesse economico raggiunto al  momento da tale tipologia di vino, e che tutto sommato tale situazione di stallo non dispiace del tutto alla maggioranza degli addetti ai lavori. 

" Dopo la scarsa riuscita dell’istituzione della Doc Terra d'Otranto, dovuta soprattutto alla mancanza di identificazione dei produttori nei confronti di tale denominazione , pare giunto il momento di ripensare ad una semplificazione complessiva, E perché no , semmai ad un rilancio della rivisitazione e rivalutazione della Doc Salento quale identificazione  di tutto il territorio rimarcando solo in seconda battuta le menzioni aggiuntive delle singole aree produttive esistenti (Brindisi, Squinzano etc). Di conseguenza diverrà imprescindibile sviluppare un marketing enogastronomico legato alla realtà dei luoghi di produzione, in quanto oltre al 'terroir', ovvero al terreno, al clima, alla coltura ed alle tradizioni, fondamentale diventerebbe l'interazione culturale coinvolgendo non solo i produttori ma  l’intero tessuto produttivo del Salento".

Un vigneto nel Salento

Mi sono soffermato sul contesto dove si svolge l'attività imprenditoriale, ma nel settore vitivinicolo, come negli altri comparti, per avere successo è fondamentale che tale attività venga esercitata con impegno, serietà e passione al fine di conseguire prodotti di eccelsa qualità ad un prezzo equo, in quanto il consumatore più che all'etichetta guarda al contenuto,  alla validità del prodotto che acquista ed al giusto rapporto qualità-prezzo dello stesso.

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