Sabato, 23 Ottobre 2021
Economia

Crisi del porto: anche la Cgil Brindisi all'incontro presso il Mise

Antonio Macchia: "Decarbonizzazione? Sì a nuovi investimenti ecosostenibili ma non siano i lavoratori a pagare la transizione energetica"

BRINDISI – Anche la Camera del lavoro Cgil di iBrindisi parteciperà con una propria delegazione al tavolo sul rilancio del porto di Brindisi che si svolgerà il prossimo 6 febbraio a Roma, presso il Mise (Ministero dello sviluppo economico), in presenza del Sottosegretario di Stato Alessandra Tode, del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, del sindaco di Brindisi Riccardo Rossi, del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale Ugo Patroni Griffi e degli altri soggetti istituzionali, imprenditoriali e sindacali.

Crisi del porto: il Mise convoca le parti

“Verranno approfondite – si legge in una nota della Cgil- le criticità inerenti l’area portuale della città di Brindisi e il suo indotto al fine di individuare le necessarie misure di rilancio delle attività produttive coinvolte. Com’è noto, il tema principale è quello della riconversione industriale del porto e del connesso retroporto: la cosiddetta ‘decarbonizzazione’ infatti rischia di portare alla perdita di duemila posti di lavoro, come stimato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale”. 

Antonio Macchia

“Non si dovrà prescindere – dichiara Antonio Macchia, segretario generale della Cgil Brindisi – da una programmazione che promuova sviluppo sostenibile e permetta di migliorare ambiente e qualità della vita dei cittadini, garantendo però al tempo stesso la difesa dei posti di lavoro e dell’intero indotto di un porto turistico, commerciale e industriale fra i più importanti del mar Adriatico”. 

“Purtroppo il percorso è in salita: a Brindisi gli indicatori di riferimento tra cui disoccupazione, cassa integrazione, dispersione scolastica, povertà assoluta e povertà relativa sono preoccupanti. La città – prosegue – purtroppo non è mai uscita dal cono d’ombra del carbone, a cominciare proprio dal porto. Sono necessari al più presto investimenti per migliorare la qualità delle infrastrutture, per integrare meglio e rendere funzionale la rete logistica, individuare una ‘zona franca’ come sta avvenendo per il porto di Taranto e poi accelerare con le Zone Economiche Speciali. La transizione energetica non la deve pagare il mondo del lavoro. Per questo l’incontro al Ministero – conclude Macchia – speriamo possa segnare una svolta”.

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