Sabato, 15 Maggio 2021
Economia

"Authority unica o autonomia del porto". Delegazione brindisina a Roma

La tabella di marcia dei decreti Madia per la riforma della pubblica amministrazione, tra i quali anche la riforma delle Autorità Portuali, ha al momento due date per le sedute del Consiglio dei Ministri in cui dovranno essere approvati: quella di mercoledì 20, e quella di venerdì 22 gennaio

BRINDISI – La tabella di marcia dei decreti Madia per la riforma della pubblica amministrazione, tra i quali anche la riforma delle Autorità Portuali, ha al momento due date per le sedute del Consiglio dei Ministri in cui dovranno essere approvati: quella di mercoledì 20, e quella di venerdì 22 gennaio. Ma la pattuglia brindisina delegata per protestare contro la modifica dell’impostazione iniziale di un’unica Autorità di sistema portuale della Puglia, che ha fatto breccia presso il governo con lo sdoppiamento tra Taranto, da sola, e la rete Manfredonia, Barletta, Bari. Monopoli, Brindisi, fa sapere che domani sarà a Roma per incontrare il consigliere del ministro Graziano Delrio, Ivano Russo.

Una immagine allegorica potrebbe essere quella dei politici brindisini stesi sui binari per fermare il treno in corsa della riforma Madia, il cui manovratore molto difficilmente tirerà la leva del freno di emergenza. Su quel treno, e su quella della riforma della portualità, occorreva salirci molto tempo fa per impedire che il ministro aprisse le porte alle pressioni tarantine e baresi, se è vero che Brindisi è arciconvinta della necessità che la Puglia (un caso pressoché unico con quattro Autorità Portuali), debba avere una unica governance per i traffici marittimi. Che senso ha annunciare, invece, che se ciò non sarà possibile, “in alternativa, ovviamente, sarà proposto il mantenimento anche dell’Autorità Portuale di Brindisi”, come si legge in un comunicato odierno del Comune?

Una nave nel porto medio di BrindisiE su quali basi, dati di traffici, studi delle evoluzioni della logistica, il senatore Pietro Iurlaro dei Conservatori e Riformisti sostiene che ci deve essere addirittura, oltre ai piani A e B, anche un piano C, vale a dire che se sarà confermato che Brindisi deve essere accorpata ad altri porti, allora bisogna scegliere Taranto? E che senso ha, parallelamente, condurre una campagna sotterranea contro chi invece sostiene che la scelta migliore – superata l’impostazione originaria dell’authority regionale unica – è quella prevista dal decreto Madia, un’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico Meridionale con Bari, Manfredonia, Barletta e Monopoli, adombrando chissà quali interessi particolari degli stessi?

A questo punto, è legittimo dubitare su quale sia, tra i tre piani, quello che realmente è il più importante. E tutto ciò, tra l’altro, in un contesto di un intervento molto tardivo di una politica che per due decenni ha lasciato fare i presidenti che si sono succeduti in Autorità Portuale a Brindisi sino al bilancio dei giorni nostri: il porto è ridotto ad un solo armatore per il traffico ro-ro e passeggeri con la Grecia. E ancora, perdita dello storico collegamento con Corfù e di quelli con Zante e Cefalonia; abbandono della tappa di Brindisi per il 2016 da parte di Msc Crociere e Tui; perdita del finanziamento di 50 milioni di euro per i nuovi accosti di S. Apollinare.

Nessuna traccia di un iter per il nuovo Piano regolatore del porto (vi ancora quello approvato nel 1974 e varato nel 2015); nessun terminal – oltre al prefabbricato di Punta delle Terrare – per l’assistenza ai passeggeri; mancata realizzazione di un circuito doganale unico a causa di accordi dai piedi d’argilla con la Marina Militare; strutture nate per altri scopi, e costate svariati milioni di euro, come il Terminal di Levante e il Posto di ispezione frontaliera, ridestinati ad altri compiti. Costosissime progettazioni  di opere mai cantierizzate o bloccate. Senza contare i procedimenti penali in corso.

Ora, a pochi giorni dal varo del decreto attuativo, si va a Roma per tentare di modificare una riforma già lanciata sul proprio percorso e contro ogni logica anche rispetto alle grandi direttrici della logistica europea come la Dorsale adriatica, che nei fatti allinea Brindisi e Bari. Preoccupa molto gli operatori questa conflittualità tardiva e senza costrutto  con il governo e la Regione Puglia, con i quali Brindisi – magari ritirando la delega a chi sin qui ben poco ha costruito – deve invece confrontarsi per ottenere il massimo , con idee chiare, forza contrattuale, e tempismo, senza annacquare con interessi particolari le battaglie che in questo caso il porto, e il territorio devono fare.

La delegazione per Roma sarà composta dal sindaco Mimmo Consales, dal presidente della Provincia Maurizio Bruno, dal presidente del Consorzio Asi Marcello Rollo e dal presidente della Camera di Commercio Alfredo Malcarne.  “Allo stesso tempo, è stato sollecitato ancora una volta l’intervento del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, visto che la Corte Costituzionale ha riaperto il fronte delle decisioni da prendere sul Piano Strategico Nazionale della Portualità, rimandando il tutto ad una consultazione delle Regioni nell’ambito della conferenza Stato-Regioni”. Ma Emiliano ha già espresso il proprio pensiero settimane fa, con il ministro Derio, e la modifica della bozza originaria (che riduce da 24 a 15, e non più a 14 le Autorità portuali italiane) ne è il risultato.

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