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Di Maio: "M5S contrario al Tap, il dossier è sul tavolo del premier"

Il vicepremier si è espresso sulla vicenda riguardante il gasdotto nel corso della Fiera del Levante di Bari: ""Non si può prescindere dal dialogo con le comunità locali"

BRINDISI -  "Il Movimento Cinquestelle era ed è no Tap”. Chiara la presa di posizione del vicepremier Luigi Di Maio sulla realizzazione del tratto pugliese del Trans Adriatic Pipeline, con punto di approdo a San Foca, marina di Melendugno. Il Tap è stato uno degli argomenti trattati dal ministro del Lavoro nel corso del suo intervento odierno (domenica 9 settembre) alla Fiera del Levante di Bari. Di Maio ha affermato che “il dossier è sul tavolo del Presidente del Consiglio e come abbiamo affrontato tanti altri dossier in questi tre mesi, affronteremo il problema Tap".

"Non si può prescindere dal dialogo con le comunità locali ed è inutile - ha concluso - pensare di fare un'opera senza discutere col sindaco e i cittadini, passando per tutte le organizzazioni che si battono contro quell'opera".

Sempre dal palco della Fiera del Levante, il governatore Michele Emiliano nella giornata di ieri (sabato 8 settembre) è intervenuto sulla questione, ribadendo la volontà di spostare a nord, quindi in provincia di Brindisi, l’approdo del gasdotto, nonostante la ferma contrarietà degli enti locali, corroborata anche dai risultati degli studi preliminari effettuato dal consorzio internazionale. 

Rivolto al premiere Giuseppe Conte, Emiliano in un passaggio del suo intervento ha detto “Diamoci da fare presidente. Innamoriamoci di questi progetti concreti, spieghiamo che a noi il gasdotto Tap non piace, ma che se proprio lo dobbiamo tenere è meglio fare meno danni possibili facendolo approdare dove il gas della dorsale Snam già esiste e non 50 chilometri più a sud, per poi costruire a spese degli italiani, il gasdotto on shore che lo riporti a Mesagne, come nella ammuina falsamente attribuita alla marina borbonica”.

L'eventuale revoca delle concessioni e delle autorizzazioni, però, ccosterebbe allo Stato Italiano danni e penali elevatissime, per diversi miliardi di euro. 

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