Economia

Le politiche industriali al centro della ripresa: confronto su imprese e innovazione

L'ultimo saggio dell'economista barese Gianfranco Viesti, "Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese" (ediz. Il Mulino, pag. 144, euro 12,00), scritto insieme al giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, e nel quale si parla di politiche industriali e di due possibili vie italiane per far ripartire le imprese, è stato presentato all'Hotel Orientale, per iniziativa dell'associazione politico-culturale Left Brindisi

BRINDISI - L’ultimo saggio dell’economista barese Gianfranco Viesti, “Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese” (ediz. Il Mulino, pag. 144, euro 12,00), scritto insieme al giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, e nel quale si parla di politiche industriali e di due possibili vie italiane per far ripartire le imprese, è stato presentato all’Hotel Orientale, per iniziativa dell’associazione politico-culturale Left Brindisi. Ad introdurre e moderare l’incontro, il presidente dell’associazione, Carmine Dipietrangelo. L’autore si è confrontato con altri autorevoli ospiti come Giuseppe Marinò, presidente di Confindustria Brindisi, Sonia Rubini, direttore Cna Brindisi e Antonio De Vito, direttore dell’agenzia regionale Sviluppo Puglia.

Il libro “è un contributo a quella discussione collettiva sul tema della politica industriale che il professor Viesti non solo sollecita ma di cui ha denunciato la mancanza, da anni, nel nostro Paese”- afferma in apertura dell’incontro Carmine Dipietrangelo. “Addirittura, come è scritto nel libro, c’è chi ha teorizzato e teorizza che si può fare volentieri a meno della politica industriale. Questione che, con la crisi nata nel 2007-2008 invece è stata riproposta e quindi è una buona occasione per creare le condizioni per una discussione collettiva. Per questo, come associazione Left, vogliamo cogliere questa occasione per dare un nostro contributo a questa discussione”, spiega il presidente di Left, che a Viesti, favorevole all’intervento pubblico nella politica industriale per far ripartire le imprese, ha posto una serie di domande. Dipietrangelo ha annunciato  quindi che la sua associazione sta sviluppando una propria elaborazione, una proposta da sottoporre, anche nella consultazione elettorale, per il superamento dei consorzi Asi.

Un momento della serata-3“Questo è un libro per il grande pubblico-  afferma Viesti- è un libro per essere letto in maniera veloce, che prova ad avvicinare ai cittadini italiani il tema delle imprese e della politica industriale. Io credo che si debba essere capaci di superare un piano molto tecnico di discussione, scientifico, analitico, sugli strumenti, che interessa a una parte dei cittadini, interessa alle forze economico-sociali, alle imprese, alla politica in maniera professionale. È invece un ragionamento generale che, secondo me, deve interessare tutti i cittadini, che è quello del futuro dell’Italia e del futuro delle imprese industriali”, sostiene l’autore, che prosegue spiegando perché nasce il libro.

“Con Di Vico condividiamo un’analisi e cioè, siamo tutti e due preoccupati. Di cosa? Del futuro dell’Italia, nel senso che il nostro benessere è misura rivelante, legato al fatto che l’Italia è un grande Paese industriale. È ancora un grande Paese industriale. Però siamo preoccupati di ciò che abbiamo visto negli ultimi quindici anni. Abbiamo visto l’Italia industriale perdere colpi, perché per la prima volta dal dopoguerra, l’Italia è andata molto contromano con i cambiamenti dell’economia internazionale”. L’economista ha proseguito quindi parlando dell’euro, che “non ci ha aiutati sotto il profilo dello sviluppo industriale”, dei vantaggi che giungono dalle nuove tecnologie (dall’arrivo dei tablet, dell’informatica e delle grandi tecnologie applicate nelle aziende) che abbiamo saputo sfruttare di meno e della “crisi di domanda” che sta colpendo l’economia italiana.

Viesti ha analizzato di seguito la trasformazione profonda che si sta verificando nell’industria italiana: “Sono aumentate molto le differenze tra impresa e impresa, anche all’interno degli stessi settori”. E spiega il motivo perché è preoccupato, insieme a Di Vico: “Tutti e due riteniamo che l’industria è una componente fondamentale dello sviluppo economico. L’industria è un po’ il perno, perché l’industria significa innovazione, perché l’industria significa capacità di vendere fuori e di comprare prodotti dall’estero, perché l’industria impiega, anche se in Italia poco, ma impiega i nostri figli che si laureano. Senza industria le possibilità di impiego per i nostri figli diminuiscono ancora di più”. Quindi, per l’autore, è meglio pensare anche al rischio di sbagliare, di fare degli interventi pubblici e collettivi di sostegno al sistema delle imprese piuttosto che incrociare le dita e vedere se le imprese italiane tra dieci anni se la caveranno.

Il libro di Viesti-2Per il presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò, “siamo un paese che è privo di politiche industriali di medio e lungo periodo, da almeno quindici anni”, non abbiamo un piano energetico nazionale e dipendiamo dal gas del nord Europa e della Libia, ci hanno riempiti di cose come lo spread e il rating ma siamo anche un paese che lavora, che continua a produrre. Dopo aver ricordato il rallentamento della crescita economica in Cina, quest’anno solo del 7%,  perché “stanno guadagnando una dignità, il rispetto del lavoro umano”, Marinò ha ricordato che: “Il Sud è un’area straordinaria, non dell’Italia, ma dell’Europa, con grandissime opportunità” e che siamo una terra che deve “approfittare della possibilità di aumentare la propria capacità di reddito diventando più accoglienti, creando un’area economica che riguarda la visione del turismo, ma che non possiamo fare a meno del resto.

E su Brindisi Marinò afferma: “Brindisi ha ancora una presenza industriale forte sulla quale dobbiamo continuare a portare le politiche di condivisione ambientale che abbiamo fatto e di rilancio. Io sono dell’avviso che qui non possiamo chiudere, rinunciare più a nulla, perché per ogni area di interesse industriale che chiudiamo leviamo le speranze a quelli che ci lavorano”. E conclude affermando “Io mi auguro di poter essere partecipe di questa nuova fase di rilancio, su questo progetto di condivisione che ci deve vedere tutti insieme, sperando che avremo meno contrapposizione e più sviluppo”.

Gli ultimi due interventi sono stati quelli del direttore della Cna Brindisi, Sonia Rubini, che ha parlato del “quadrato magico” descritto da Viesti nel suo libro e caratterizzato dalle risorse finanziarie, dall’innovazione, dall’internazionalizzazione e dal capitale umano, e di Antonio De Vito, che si è chiesto quali siano gli strumenti nazionali che in questo momento devono favorire il riposizionamento competitivo del sistema imprenditoriale nazionale, che cosa deve fare il centro (il governo centrale) e cosa deve fare la periferia, e come si faccia, secondo le considerazioni del libro, a far nascere nuove imprese, a consentire una crescita dimensionale di quelle esistenti e sostenere la competitività delle grandi nel medio e lungo periodo. De Vito ha inoltre parlato del problema di come garantire l’accesso al credito, del bisogno di aprire una riflessione su chi è che finanzia ancora le imprese e se esiste ancora un modo per favorire e ridurre gli assorbimenti patrimoniali delle banche. Il direttore di Sviluppo Puglia ha concluso parlando del capitale di rischio, dell’innovazione e della necessità di una strategia duratura.

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