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Disoccupati Tuturano: "Lavoro in centrale"

TUTURANO - “A noi tuturanesi il carbone e agli altri il lavoro” e poi ancora “Tuturano si ribella, vogliamo il lavoro”. Striscioni pieni di rabbia ed esasperazione sono stati affissi questa mattina sui cancelli della Centrale Federico II di Cerano da un gruppo di oltre trenta disoccupati di Tuturano.

TUTURANO - "A noi tuturanesi il carbone e agli altri il lavoro" e poi ancora "Tuturano si ribella, vogliamo il lavoro". Striscioni pieni di rabbia ed esasperazione sono stati affissi questa mattina sui cancelli della Centrale Federico II di Cerano da un gruppo di oltre trenta disoccupati di Tuturano, la frazione a sud di Brindisi a pochi chilometri dalla termoelettrica a carbone più grande d'Italia, stanchi di vedere ignorate le proprie richieste di assunzione.

"Non chiediamo il lavoro fisso ma almeno la possibilità di fare qualcosa quando vengono effettuate opere di manutenzione straordinaria o temporanee, invece viene puntualmente assunta gente che vive a migliaia di chilometri di distanza, per noi sarebbe una boccata di ossigeno lavorare anche pochi mesi all'anno - spiega Antimo Cappello, ex ormeggiatore del porticciolo turistico di Brindisi e promotore della protesta - sono stati avviati i lavori di copertura del carbonile, da quanto abbiamo appreso dureranno 4-5 anni, è stata assunta gente di Napoli, della Sicilia e addirittura di Bolzano".

"E a noi tuturanesi quando? Noi che paghiamo in prima persona le conseguenze che ogni impianto industriale genera, non veniamo in alcun modo privilegiati. Senza togliere il lavoro a nessuno. Ma ci sono alcune dinamiche . dice Cappello - che ai nostri occhi sembrano assurde".

Una delegazione di disoccupati questa mattina è riuscita a incontare il direttore dell'impianto e a porre personalmente queste e altre domande. "Dalla direzione si sono dimostrati disponibili a risolvere la questione. Di certo non sarà facile trovare un lavoro anche per noi ma almeno c'è stata la promessa di un impegno comune per trovare una soluzione. È davvero vergognoso non assumere nemmeno un tuturanese nella sua terra".

Il gruppo ha dato vita a un comitato spontaneo e, solo per una questione organizzativa, si è rivolto alla professionalità del sindacalista Cobas Roberto Aprile che li ha affiancati nella protesta indirizzandoli verso la strada da seguire.

"Non ci sono state promesse ma è nata la convinzione che un serio impegno comune possa solo produrre risultati positivi per tutti. Il comitato spontaneo continuerà a lavorare nei prossimi giorni per denunciare la pessima situazione in cui si trovano i numerosi disoccupati tuturanesi, messi un po' da parte dai politici di turno che tante promesse hanno fatto loro nel corso degli anni. A cominciare da quelle relative ai primi anni '80 quando è nata l'idea di costruire la Centrale di Cerano a cui non è mai stato dato nessun seguito da parte di numerosi politici. La speranza è che possa nascere una possibilità di lavoro nelle manutenzioni Enel, fosse anche per un mese. Le condizioni di vita sono così peggiorate che ci si aggrappa a tutto pur di portare avanti la famiglia", sottolinea Aprile in una nota stampa.

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