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Il municipio di Brindisi

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Energeko, non è la legge a porre ostacoli

BRINDISI - Dal tenore della risposta dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, non credo che qualcuno si aspettasse sul serio di ottenere un parere positivo, rispetto alla richiesta del Comune di Brindisi di potersi avvalere della deroga “eccezionale”.

BRINDISI - Dal tenore della risposta dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, non credo che qualcuno si aspettasse sul serio di ottenere un parere positivo, rispetto alla richiesta del Comune di Brindisi di potersi avvalere della deroga "eccezionale" prevista dal comma 3 dell'art. 4 del Dl 95/2012, per evitare l'alienazione o lo scioglimento della società Energeko, considerata la latitanza di tutti quelli elementi che erano stati richiesti a sostegno della stessa.

Mancava infatti la dimostrazione che non era possibile un efficace ed utile ricorso al mercato per l'approvvigionamento dei servizi svolti dall'Energeko, basata sulle effettive risultanze di un'analisi riferita alle caratteristiche economiche del settore e del mercato, ai principali operatori attivi, alla valutazione dei costi attuali di approvvigionamento dei servizi, rispetto a quelli disponibili di mercato, alle eventuali manifestazioni di interesse provenienti dal mercato a seguito di idonea pubblicizzazione dei servizi svolti e di quant'altro richiesto nel formulario predisposto dall'Agcm.

In pratica una richiesta di parere fondata su niente di oggettivo, tanto da apparire a molti funzionale quasi essenzialmente alla dimostrazione dell'assolvimento di una incombenza, di aver fatto qualcosa, piuttosto che a conseguire effettivamente l'obiettivo del mantenimento di una società, le cui attività sono state recentemente dichiarate dal consiglio comunale " necessarie per il perseguimento delle attività istituzionali del Comune di Brindisi".

Bisogna comunque evidenziare che il quadro normativo realizzato risulta complesso, frammentario, contraddittorio, a causa di provvedimenti non sempre ispirati da una logica unitaria e coerente con la normativa precedente, al punto tale da costringere lo stesso governo ad intervenire con correzioni, modifiche e proroghe, per mettere la classica pezza alle varie difficoltà che si erano di volta, in volta determinate.

Provvedimenti dettati dalla dichiarata esigenza di risparmio, che non è stato mai realizzata, né poteva realizzarsi considerata l'inadeguatezza degli stessi a raggiungere lo scopo dichiarato. Anzi per certi versi vanno in senso contrario, a scapito della tutela dei posti di lavoro e dei lavoratori.

Anche di recente, con il decreto Crescita 2, si è provveduto ad abolire il limite economico di 200.000 euro, posto con la spending review, all'affidamento dei servizi alle società in house, perché in contrasto con la normativa e la giurisprudenza comunitaria, che non obbliga affatto le pubbliche amministrazioni degli stati membri a rivolgersi esclusivamente al mercato per realizzare lavori, gestire servizi o per approvvigionarsi di beni. Né pone limiti economici a tali affidamenti

Nulla quindi vieta alle amministrazioni pubbliche italiane, anche dopo il 31 dicembre 2013, come dispone il comma 8 dell'articolo 4 della spending review, modificato dal decreto crescita 2, di continuare a realizzare lavori, servizi o produrre in casa beni, con le società in house, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria.

Nulla vieta o impedisce al comune di Brindisi di continuare a realizzare in proprio lavori e servizi o produrre beni, con le società in house, di continuare ad affidare i servizi alla Energeko, senza dover ricorrere all'alienazione o allo scioglimento.

In questo senso si è espressa, per ultimo, anche la Corte dei Conti della Liguria con la decisione n. 53 del 17 giugno 2013, che ripropone temi e concetti che mi sono impegnato ad proporre in questi ultimi mesi, nella indifferenza e nello scetticismo di molti addetti ai lavori.

Si tratta semplicemente di applicare la legge, senza dover necessariamente inseguire i più disparati pareri, che potevano essere ricercati e acquisiti facendo ricorso alle tante professionalità esistenti all'interno dell'amministrazione comunale, riconosciute da tutti, nucleo di valutazione compreso, di grande valore, capacità ed efficienza.

Si tratta certamente e prioritariamente di tutelare i lavoratori di quella società, ma anche fare gli interessi dell'amministrazione comunale considerato l'andamento positivo dei bilanci di quella società, senza doversi inventare niente di diverso dalla necessità di dover rispettare la giurisprudenza e la normativa comunitaria, ma anche quella nazionale, che a quella normativa fa riferimento esplicito.

A meno che non si sia deciso diversamente, indipendentemente dalle possibilità offerte dalla normativa. In questo caso credo che sia necessario precisarlo, senza giri di parole o di pareri.

 

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