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Esecuzione penale esterna: "Personale all'osso, servono più unità"

Cgil: "Occorrono più fondi e personale per il Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità all'Uepe di Brindisi"

Riceviamo e pubblichiamo una nota del delegato aziendale, Giovanni Landolfa, e del rappresentante della segreteria territoriale, Patrizia Stella, della Fpc Cgil Brindisi. 

La cronaca cittadina pone quotidianamente in risalto tematiche che vanno dalla microcriminalità alla corruzione nelle amministrazioni e nelle imprese partecipate ed alla criminalità organizzata.  A fronte dell’’emergenza che ciclicamente i media e le istituzioni locali proclamano  appare del tutto insufficiente l’idea di contrastare il fenomeno con il semplice rafforzamento dei contingenti delle Forze dell’ordine e con il presidio del territorio da parte delle stesse. 

Se si pensa poi alla periodica situazione di  sovraffolamento carcerario  e alla  costante  scarsità di risorse economiche per far fronte a grandi investimenti nell’edilizia carceraria   emerge  la necessità e la rilevanza  di presidi istituzionali per la gestione di misure alternative  per l’esecuzione penale. L’esecuzione penale esterna è  un settore strategico  svolgendo l’importante funzione, parallelamente agli Istituti Penitenziari, di attivare misure alternative alla detenzione attraverso programmi di aiuto e sostegno al reinsediamento sociale del condannato tentando di superare gli effetti deleteri della carcerazione.

E’ uno strumento che  offre un binario di reintegrazione  al deviante e al  suo nucleo familiare nel tessuto della vita civile e produttiva con una vera e propria occupazione lavorativa  o con l’impegno in attività di volontariato  o, nel caso dei più giovani, con il reinserimento nelle attività formative o scolastiche, in un quadro di attento monitoraggio da parte di personale specializzato (assistenti sociali, psicologi, polizia penitenziaria, servizi specialistici per le tossicodipendenze o per le patologie psichiatriche, educatori, associazioni di volontariato, comunità, etc.).

L’ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Brindisi  (Uepe), divenuto autonomo dalla sede di Lecce solo dal 2017, a fronte di 11 unità di assistenti sociali previsti in pianta organica, poi ridotte a 9 a causa dei tagli dei vari governi,  registra oggi  una grave carenza di personale con 4 professioniste del servizio sociale che riescono a malapena a coprire, con veri  e propri salti mortali nell’organizzazione  del lavoro,  il capoluogo ed altri 4 comuni grazie anche al  supporto dei colleghi degli uffici di Lecce e Taranto.

Purtroppo l’Uepe di Brindisi dovrà, a breve, tornare a farsi carico del l’intero territorio provinciale. Per sopperire alla grave carenza di personale il Ministero della Giustizia ha assegnato fondi per pagare solo 400 ore  per   assistenti sociali assunti a  tempo determinato- assolutamente insufficienti   per far fronte al  considerevole  carico di lavoro. Inoltre si tratta di personale  che richiede, a fronte della delicatezza della materia  da trattare, un certo periodo di  affiancamento che impegna, ovviamente, il personale di ruolo sottraendo ulteriori risorse al già esiguo contingente. 

Pertanto, al fine di garantire l’importante presidio di legalità sul territorio Brindisino è fondamentale chiedere al Ministero della Giustizia uno sforzo finanziario più congruo per integrare l’insufficiente monte ore  assegnato portandolo da 400 almeno a 1200 ore mensili  per permettere una significativa incisività delle azioni di contrasto alla  illegalità nella provincia  in  relazione al settore dell’esecuzione penale esterna.

Occorre, inoltre,  che il personale a contratto sia affiancato dalla presenza di un formatore possibilmente senza distogliere il già scarso personale assegnato alla sede di Brindisi. Tanto si rende opportuno  anche  per scongiurare il rischio  di ritorni al passato con la perdita  di autonomia  di importanti presidi di legalità  sul territorio brindisino.

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