Fisco raggirato grazie al giudice

BARI - Scandalo alla commissione tributaria, atto secondo, e con arresti eccellenti per aver manipolato esiti di sentenze. Ostentata spregiudicatezza e certezza dell'impunità sono le caratteristiche attribuite dagli inquirenti al comportamento del presidente di sezione della commissione tributaria di Bari, Aldo D'Innella, giudice della Corte d'appello a riposo, a compiere i reati per i quali oggi il magistrato è stato posto agli arresti domiciliari assieme ad altre cinque persone coinvolte nell'inchiesta bis sulle sentenze tributarie pilotate.

Il Tribunale di Bari

BARI - Scandalo alla commissione tributaria, atto secondo, e con arresti eccellenti per aver manipolato esiti di sentenze. Ostentata spregiudicatezza  e  certezza dell'impunità sono le caratteristiche attribuite dagli inquirenti al comportamento del presidente di sezione della commissione tributaria di Bari, Aldo D'Innella, giudice della Corte d'appello a riposo, a compiere i reati per i quali oggi il magistrato è stato posto agli arresti domiciliari assieme ad altre cinque persone coinvolte nell'inchiesta bis sulle sentenze tributarie pilotate.

D'Innella - queste le circostanze di reato ipotizzate - avrebbe assegnato alla commissione tributaria da egli presieduta il ricorso di 447,00 euro della moglie contro l'Agenzia delle Entrate. Avrebbe strappato il dispositivo di una sentenza favorevole al Fisco per 316.000 euro sostituendola con una a favore del contribuente nrel mirino, e ciò per compiacere un giudice amico. I presunti co-protagonisti dei fatti assegnati agli arresti domiciliari sono  il presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti di Bari, Giorgio Treglia, l'imprenditore di Noci (Bari) Raffaele Putignano, l'ex direttore della commissione tributaria Giovanni Carone, il funzionario della stessa commissione Domenico Carnimeo, e il presidente della sezione di Bari dell'Associazione tributaristi, Cosimo Cafagna.

Indagati a piede libero il giudice tributario Onofrio Quintavalle (che ha collaborato alle indagini) e il consigliere comunale barese Donato Radogna (Lista Simeone), entrambi già arrestati assieme ad altre 15 persone il 3 novembre 2010 nella prima tranche dell'indagine. È inoltre indagata la società Giovanni Putignano e figli Srl, della quale è legale rappresentante Raffaele Putignano, e alla quale sono stati sequestrati per equivalenza beni per 2,5 milioni di euro. Quelli che la società avrebbe sottratto al fisco grazie alle sentenze compiacenti.

Gli indagati, a vario titolo, dovranno difendersi da ipotesi di reato che comprendono la corruzione continuata in atti giudiziari, la falsità ideologica, la soppressione, distruzione e l'occultamento di atti pubblici e di abuso d'ufficio. Al giudice D'Innella (indagato per falso e abuso d'ufficio) viene contestato di aver assegnato alla commissione da lui presieduta un ricorso di 447,00 euro proposto da sua moglie contro l'Agenzia delle Entrate e di aver designato il complice Quintavalle come relatore.

D'Innella avrebbe poi prodotto nel corso di un'interrogatorio davanti al gip di Bari del novembre 2011 (fissato dopo una richiesta di interdizione che venne rigettata) una falsa copia di una sentenza attestando, contrariamente al vero, che essa era sfavorevole al ricorrente. Dalle indagini emerge anche che alcuni indagati in cambio di danaro e di varie utilità hanno eluso i meccanismi di assegnazione automatica dei contenziosi facendo in modo che venissero assegnati alle sezioni composte da giudici compiacenti. Pesanti le contestazioni fatte al presidente dei commercialisti baresi, Giorgio Treglia, accusato di corruzione e di aver pagato Quintavalle in due occasioni per far ottenere ai propri clienti sentenze favorevoli.

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Complessivamente Treglia avrebbe consegnato al giudice corrotto 5mila euro in cambio dell'accoglimento di un ricorso di 417.000 euro; e dei voucher per un soggiorno per nove giorni in pieno agosto (del valore di 7.600 euro) presso l'hotel Kalidria della famiglia Putignano per assicurarsi l'interessamento del giudice tributario ai contenziosi tributari del gruppo di Noci. Per quest'ultimo episodio però il gip ha ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza sia per Treglia sia per Putignano. Ai ricorsi si sarebbe interessato lo stesso Raffaele Putignano tramite l'indagato Francesco Della Corte che avrebbe consegnato a Quintavalle 5mila euro (frutto dei fondi neri dei Putignano) per ottenere una sentenza favorevole per una controversia con il fisco da 1,357 milioni. In cambio delle attenzioni del gruppo Putignano, Quintavalle avrebbe influito sui suoi colleghi giudici per far vincere ai ricorrenti tutti i contenziosi: la stima è di circa cinque milioni di euro.

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