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Fusione nucleare, Cgil: "Ricadute molto importanti per il territorio"

Intervento di Antonio Macchia sulla sospensiva dell'aggiudicazione del progetto Tokamak al centro Enea di Frascati

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Antonio Macchia, segretario generale della Cgil Brindisi, sulla decisione de Tar di sospendere l’aggiudicazione al centro Enea di Frascati del progetto Dtt (Divertor Tokamak Test facility).

Non è ancora il tempo di esultare ma quanto deciso dal Tar del Lazio in via cautelare ci fa ben sperare, in quanto è stata disposta la sospensione della efficacia della decisione assunta dall’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile: Frascati non è più l’aggiudicataria del progetto Dtt. 

La Regione Puglia, dopo il responso negativo per Brindisi ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio, proprio perché era stata fra i 9 siti candidati ad ospitare il progetto “Dtt” (Divertor Tokamak Test facility) ed alla fine si era classificata al secondo posto, subito dopo l’Enea di Frascati. 
La Cittadella della Ricerca a suo tempo ha ottenuto 100/100 nei requisiti essenziali, 100/100 negli ulteriori elementi di valutazione, mentre sugli elementi economici che stabiliscono il valore delle infrastrutture esistenti nell’area offerta (disponibili per essere utilizzate, con una conseguente riduzione dell’investimento) Brindisi è stata penalizzata rispetto a Frascati. 

Il Tar sospende l'assegnazione a Frascati

Nel calcolo, infatti, non sono stati inseriti oltre 6.000 metri quadri di strutture e laboratori dell’Enea (già presenti in Cittadella), così come non è stata inserita la Foresteria (con una capacità ricettiva di 160 posti-letto), sebbene la Regione avesse dato la disponibilità a fornire risorse economiche.

Ora, in attesa della discussione che si terrà il prossimo 1 agosto, ricordiamo che, laddove il Tar del Lazio confermasse nel merito la suddetta decisione, per Brindisi le ricadute sarebbero molti importanti avendo una pluralità di effetti positivi: in termini economici (l’esperimento vale 500 milioni di euro di investimento per il primo periodo), occupazionali, scientifici e più in generale nelle attività di  ricerca correlate all’energia nucleare.

In buona sostanza, verrebbero a crearsi una serie di opportunità sul territorio, senza distruggerne la vocazione turistica ed ambientale.
Il ricorso a energie alternative pulite e compatibili con un nuovo modello di sviluppo porterebbe ancora una volta la Puglia fra le regioni più illuminate dell’intero stivale. Senza considerare che verrebbe a crearsi un indotto, la cui componente minima potrebbe far risollevare le sorti di una realtà che da sempre ha rappresentato il fiore all’occhiello per tutta la Regione, e non fa male pensare che questa possibilità possa portare anche dei benefici allo stato di occupazione generalizzato. 

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