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Gse: sindacati e Dcm ancora distanti, in bilico 225 lavoratori

Lunga giornata di trattative. In mattinata convention all'hotel Nettuno, nel pomeriggio incontro a Bari con la task force. I sindacati si oppongono allo spacchettamento dell'azienda, 24 ore per un riavvicinamento

BRINDISI – Al mattino la convention presso l’hotel Nettuno. Nel pomeriggio, una riunione presso la sede della Regione, a Bari. Al termine di una lunga giornata di trattative, resta invariata la distanza fra le organizzazioni sindacali e il gruppo Dcm (Distressed Company Management Srl) sul destino dei 225 dipendenti della ditta Gse. La Dcm ha confermato la volontà di ricollocare un centinaio di unità presso la ditta Dema (salvata dal fallimento e rilanciata dalla stessa Dcm), mentre la parte restante del personale confluirebbe fra le file della Dcm, ma in cassa integrazione, per 24 mesi

La Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) ha invece ribadito la sua contrarietà allo spacchettamento dell’azienda, chiedendo che tutti e 225 i lavoratori passino in Dema e poi si gestisca in quella stessa azienda il ricorso alla cassa integrazione e ai corsi di formazione. Le parti si sono date altre 24 ore di tempo per eventuali ripensamenti, tenuto conto del fatto che la firma del rogito per l’acquisizione definitiva della Gse, rilevata lo scorso 27 dicembre presso la sezione fallimentare del tribunale di Brindisi dopo che le prime due aste erano andate deserte, è prevista per il 23 gennaio. Di certo c’è che non si potrà andare oltre il prossimo 31 gennaio, quando si chiuderà la fase di esercizio provvisorio della Gse, in mano alla curatela fallimentare dai primi mesi del 2017. 

Vincenzo Starace, Dcm-2

La convention disertata dai lavoratori

In mattinata la trattativa era stata sul punto di saltare. Solo 12 lavoratori, infatti, hanno partecipato alla convention convocata dalla Dcm nella sala conferenze dell’hotel Nettuno. Presenti invece i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e di Confindustria, oltre a un rappresentante della task force regionale e alla curatela fallimentare. L’amministratore di Dema, Vincenzo Starace, ha subito messo le cose in chiaro, annunciando la decisione di Dcm di ritirarsi dall’operazione, con richiesta di restituzione della caparra di 360mila euro versata il 27 dicembre, avendo riscontrato “un assoluto rigetto del progetto”. Starace per circa tre quarti d’ora ha illustrato, con una serie di slide, i contenuti del piano industriale ribattezzato “Drago”, ribadendo l’intenzione di Dcm di ricollocare circa 110 unità in Dema e di mettere in cassa integrazione gli altri 100, organizzando per gli stessi dei corsi di formazione. Tutto ciò con l’impegno di attingere da quel bacino dei cassintegrati nel caso in cui si dovesse procedere con nuove assunzioni, per far fronte a una crescita del volume di commesse.  

Vincenzo Starace e il curatore fallimentare di Gse-2

L’amministratore ha inoltre spiegato che dalla verifica dei dati di bilancio (in gergo tecnico, “due diligence”) di Gse sono emersi un paio di fardelli di non poco conto. Ossia un indebitamento per circa tre milioni di euro e la presenza di una serie di impianti inutilizzabili, a causa della mancata realizzazione di lavori di manutenzione straordinaria.  Per questo il piano Drago è stato presentato come una sorta di out out.  Starace è stato risoluto nell’esprimere la volontà della sua azienda di lasciare la trattativa, mettendo il tribunale di Brindisi nelle condizioni di dover chiudere la fase di esercizio provvisorio al 31 gennaio. Ma i sindacati si sono spesi per non far saltare il tavolo. 

Incontro Gse Dcm 3-2

La posizione dei sindacati

Roberto Aprile, segretario provinciale del Cobas, pur dicendosi dubbioso sulla possibilità di ottenere corsi di formazione e cassa integrazione per tutti i lavoratori in esubero, ha chiesto a Dcm di “tornare indietro sulla decisone e di contribuire alla costruzione di un panorama unitario”. Analoga istanza è stata avanzata da Ercole Saponaro, segretario dell’Ugl, da Antonio Baldassare, segretario della Cisl, da Antonio Macchia, segretario provinciale della Cgil, e Maurizio Sancesario, segretario della Fiom Cgil. L’unica voce fuori dal coro è stata quella di Alfio Zaurito, segretario della Uilm. Questi, ha espresso dei “dubbi sulla imparzialità della regione Puglia nella prosecuzione della trattativa” e delle “riserve sulla sede (della trattativa)”. 

L'incontro con la task force

Tali riserve sono state superate nel pomeriggio, quando le parti si sono incontrate nuovamente a Bari, in presenza del presidente della task force regionale, Leo Caroli. All’esterno della sede della Regione, circa 70 operai attendevano l’esito della riunione. Di fatto, come detto, non c’è stato nessun avvicinamento, ma neanche una rottura definitiva. Il prossimo appuntamento è previsto per mezzogiorno di domani presso la sede di Gse, dove si svolgerà un’assemblea aperta a tutti i lavoratori. In serata, poi, si dovrebbe scrivere il capitolo conclusivo di questa vicenda, nella speranza che si tratti di un lieto fine. 

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