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I porti del Mezzogiorno un'occasione di rilancio per tutta la penisola

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell'ingegnere Donato Caiulo, presidente del Propeller club di Brindisi, sulle prospettive del porto di  Brindisi nell'ambito delle cosiddetta Zone economiche speciali

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell'ingegnere Donato Caiulo, presidente del Propeller club di Brindisi, sulle prospettive del porto di  Brindisi nell'ambito delle cosiddetta Zone economiche speciali. 

Vi è oggi l’esigenza primaria di rilanciare le politiche di sviluppo infrastrutturale e di coesione del Paese con una  pianificazione, una programmazione ed una progettualità orientata al futuro, facendo tesoro delle esperienza del passato, delle “best practice”, ma anche delle, numerose, “bad-practice”. 

Se è vero, come ama ripeter spesso il ministro Delrio che: “la Geografia è Destino”, Brindisi, già  Porta d’Oriente dell’Impero Romano, Base Logistica delle “Crociate” nel medioevo e fondamentale Base Navale della Regia Marina Militare nelle due Guerre Mondiali,  può diventare la “Porta d’Oriente” del Sistema Paese. Questa è la scommessa e l’occasione irripetibile per Brindisi ed il Mezzogiorno a valle della riforma della portualità: la rete delle città portuali del Mezzogiorno, strettamente connesse via ferro, come Gateway dell’Europa sul Mediterraneo, potrà rivelarsi il nuovo motore dell’economia del Mezzogiorno.

Come affermato recentemente a Messina (29/05/17) dal presidente Anci e sindaco della città metropolitana di Bari, Antonio Decaro: “Io, non sono un visionario, al contrario un amministratore che cerca di essere concreto, vi invito però a guadare alle cose positive. Per non farci cogliere da quella malattia contagiosa alla quale Marcello Veneziani ha dato un nome: la suddità, la rappresentazione di un Sud che soffre e si lamenta. Il quadro non è nero, le risorse ci sono, la ripresa sembra iniziata. Tocca a noi, nuova classe dirigente del Sud, cogliere con responsabilità l’occasione di un riscatto”.

L’occasione per la rinascenza del sud e quindi dell’intero Paese è rappresentata proprio dalla centralità, nel Mediterraneo, delle città-porto del sud, naturali porte d’accesso all’Europa dei traffici transoceanici provenienti dal far-est, da attrarre ed incentivare tramite le neo-istituite: zone economiche speciali. Tale possibilità, da cogliere con responsabilità come “occasione di un riscatto”, deve essere perseguita anche pretendendo l’applicazione della “Perequazione Infrastrutturale” introdotta dalla Legge delega al Governo in materia di federalismo fiscale n.  42/2009. Quel che ad oggi è certo è che l'accelerazione data dal Ministro De Vincenti con il decreto Mezzogiorno è un segnale forte, anche sul piano politico.

Va però rilevato che anche l’istituzione di zone economiche speciali rischia di essere vanificata se non si riesce a far funzionare realmente ed in tempi rapidi i nuovi organi di governo e di partenariato previsti dalla riforma portuale.  Occorre attivare, al più presto, tra le aree ed i territori di pertinenza dell’Autorità di Sistema Portuale, una tessitura di reti di partenariato, che attinga dalle Istituzioni, dalle intelligenze e dalle risorse degli attori logistici e portuali responsabili. E’ importante creare, attraverso tale “Tavolo del Partenariato”, organizzazioni efficienti e condivise e stabilire modalità di cooperazione leale e efficace tra i vari attori, oltre che tra le varie istituzioni, con razionale distribuzione dei compiti e delle responsabilità per la costruzione di nuove governance a geografie istituzionali variabili, coerenti con la nuova riforma della portualità e con i reali problemi logistici e territoriali da affrontare nei territori portuali e retro-portuali.

Nel definire una Zes, con annessa Piattaforma Logistica Retro-portuale e/o Distripark,  che interpreti davvero le politiche logistiche dell’Autorità di Sistema del mar Adriatico Meridionale, parte integrante non solo del disegno di rilancio del Mezzogiorno, ma dell’intero paese, non si può fare a meno di domandarsi prima di tutto verso quale trasformazione  si vuole indirizzare l’area metropolitana di Bari, il Salento e la Puglia, di cosa c’è bisogno per creare condizioni logistico-ambientali favorevoli e, conseguentemente, in quali scelte infrastrutturali tutto ciò si traduce.

 Attraverso tale processo, da svolgersi rapidamente, coerentemente a quanto previsto anche dal Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica e con un occhio al “Masterplan del Sud”, (che non può essere la somma algebrica degli elenchi di progetti pensati separatamente da ciascun  “Patto” o “Tavolo”, sommati ad altri elenchi progetti delle varie regioni e/o delle aree metropolitane), occorrerà individuare le opere realmente utili ai porti della Puglia e del Mezzogiorno perché siano, lato Mediterraneo del Nord,  Porte d’accesso all’Europa attraverso l’intermodalità mare/ferro con le rispettive necessità di investimento “ultimo miglio”.

Il territorio di Brindisi, può e deve diventare il soggetto di una strategia di sviluppo logistico sostenibile, deve riacquistare la capacità di pensarsi da se, riacquistare la propria soggettività e la propria autonomia; non deve continuare ad essere governato e programmato da un pensiero e da un’idea di sviluppo esterna. Utilizzando il “pensiero meridiano” occorre restituire a Brindisi ed al meridione “l’antica dignità di soggetto del pensiero” interrompendo una lunga sequenza dove il Sud (e Brindisi) è stato pensato e gestito da altri. I luoghi cospicui del porto, dalla Stazione Marittima al capannone Montedison, dalla scalinata delle colonne romane al monumento al Marinaio, dal Collegio Navale al Castello Federiciano, fino al Castello Alfonsino situato al centro del Porto, rappresentano l’esito di una storia marinara specifica, sedimentata e diventata geografia.

Da questi luoghi occorre partire per una grande riqualificazione dell’identità cittadina e del fronte mare. Pochi lustri fa (ma sembrano secoli) avevamo un’idea di “città d’acqua” coerente con la nostra storia: tale idea collettiva portava a resistere alla “svendita” rinunciataria del porto, che spesso gli esiti “separati” delle varie gestioni politiche “esterne” portano a realizzare attraverso la negazione di attività, popolazioni e luoghi che la storia ha generato nella nostra città. Occorre al riguardo che “Brindisi” riesca a guardare, a pensare e progettare il suo futuro in forza di un sapere che, in qualche forma già possiede. Come ha argomentato Franco Cassano (1997) nel suo ”Pensiero Meridiano” la chiave sta nel ri-guardare i luoghi nel duplice senso di aver riguardo per loro e di tornare a guardarli.

Brindisi non può continuare ad essere, come negli ultimi 60 anni, il porto e la periferia delle grandi industrie petrolchimiche o energetiche, dove si replica tardi e male un’idea di sviluppo inadeguata e insostenibile. Seguire tale spirale equivale a commettere due errori complementari che si amplificano a vicenda: da una parte la terapia propinata dall’esterno, spesso aggrava le patologie, dall’altra si rinuncia all’origine alla possibilità di rovesciare il rapporto: non pensare Brindisi alla luce dello sviluppo “esogeno”, ma pensare allo sviluppo del territorio alla luce di Brindisi, delle sue naturali prospettive e potenzialità ambientali, posizionali e logistiche.

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