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Martedì, 25 Giugno 2024
Economia

"Idrogeno verde: si dia impulso a università, ricerca e filiere produttive per avviare la svolta"

La nota della Cgil dopo l'aggiudicazione, da parte di Enel, di fondi del Pnrr. Dieci milioni di euro saranno investiti a Brindisi

E' di ieri, venerdì 31 marzo, la notizia di alcuni fondi destinati alla centrale Federico II di Cerano, per la produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. Dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), infatti, arriveranno 38 milioni di euro, destinati a Enel. Oggi, sabato 1 aprile, si registra la reazione di Antonio Macchia, segretario generale Cgil Brindisi. Pubblichiamo di seguito la sua nota.

Rileviamo con favore la notizia dell'aggiudicazione di fondi per 38 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza da parte di Enel, 10 dei quali saranno investi a Brindisi per sviluppare la produzione di idrogeno verde. Una idea di cui la Camera del lavoro di Brindisi è stata antesignana e che ha sempre sostenuto con grande convinzione.

Anche nei giorni scorsi, dopo l'audizione di Enel in Commissione Attività produttive alla Camera dei deputati, oltre alla candidatura di Brindisi per la creazione di una gigafactury per la fabbricazione di pannelli solari sul modello di Catania, che rappresenta certo un fatto importante, avevamo posto l'accento in particolare sul tema dell'idrogeno verde.

Intanto perché la tecnologia che si intende impiegare è totalmente green e sostenibile: si ricaverà idrogeno col processo di elettrolisi sfruttando l'energia prodotta da campi fotovoltaici e non da fonti fossili, come prevedono altri processi. E secondo, ma non per rilevanza, perché lo sviluppo di questa tecnologia può e deve dare impulso e nuova linfa ai settori della ricerca e dell'università e della creazione di filiere produttive attraverso le quali far ripartire l'economia del territorio creando le condizioni per arrivare a quel "lavoro buono" - ossia stabile, ben retribuito, ad alto valore aggiunto, che chiediamo da anni, spesso inascoltati.

Da tempo diciamo infatti che il "phase out" dal carbone può e deve essere l'occasione per avviare una nuova fase di sviluppo del territorio e che questo non può prescindere dal collegamento con scuola, università e ricerca: la filiera della conoscenza che deve accompagnare e tenere insieme tutte le altre filiere produttive che possono scaturire dallo sviluppo delle nuove tecnologie che sottendono alla decarbonizzazione, perché questo processo di trasformazione del tessuto produttivo locale possa compiersi pienamente. E' anche per questo motivo che abbiamo battuto i pugni sul tavolo quando Brindisi è stata esclusa dai fondi del Just transition fund quando ne aveva pienamente titolo.

Prendiamo atto positivamente dei progetti messi in campo da Enel, delle risorse impiegate e che possono ulteriormente reperite per portare avanti gli altri programmi come quello della gigafactury, ma anche nel campo dell'eolico, del fotovoltaico e della logistica che crediamo possa essere il vero volano di sviluppo della nostra più preziosa infrastruttura: il porto, che può e merita di diventare la piattaforma logistica del Mediterraneo.

Al contempo chiediamo che le istituzioni, la politica accompagnino questo processo di trasformazione mettendo al centro scuola, università e ricerca dando nuovo impulso a strutture strategiche in questo processo come la Cittadella che può essere uno dei centri propulsori per accompagnare e governare il cambiamento in atto, necessario anche per portare a compimento anche quella riconversione e riqualificazione del personale diretto e dell'indotto - che hanno precedentemente lavorato col carbone - che Enel sta già programmando. 

La Camera del lavoro di Brindisi, come da sempre auspicato, è pronta a sostenere questo processo facendo della decarbonizzazione, l'occasione di un "green new deal" che possa portare a questo territorio benessere e "lavoro buono" segnando una inversione di rotta definitiva in discontinuità col passato.

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