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La zona industriale di Brindisi

La zona industriale di Brindisi

Il futuro dell'industria a Brindisi: "Si investa in innovazione e sviluppo"

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato della FIictem Cgil di Brindisi  sul ruolo e futuro strategico del comparto industriale di Brindisi

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato della FIictem Cgil di Brindisi  sul ruolo e futuro strategico del comparto industriale di Brindisi. 

Martedì (24 ottobre) si è riunito il Direttivo della Filctem Cgil di Brindisi alla presenza del Segretario Generale della Cgil di Brindisi, Antonio Macchia e del Coordinatore Regionale FIictem Puglia, Gino D’Isabella. 

La discussione ha esaminato approfonditamente la situazione dei diversi comparti industriali, il ruolo e il futuro strategico delle aziende insediate nel territorio, anche in funzione del recente convegno di Confindustria Brindisi dal titolo “Brindisi tra le capitali industriali del Mediterraneo”, al quale hanno partecipato il Governo, i massimi vertici di alcune importanti aziende presenti nel territorio, quali Eni Versalis, Enel, Sanofi, Avio e il Sindacato Confederale e di Categoria, unitamente ai nostri rappresentanti di alcune Rsu.

Fondamentale diventa l’opportunità evidenziata anche nelle conclusioni dallo stesso Ministro De Vincenti, sulla rilevante strategicità del polo industriale di Brindisi che necessita, secondo la Filctem Cgil, di congrui investimenti per l’innovazione e lo sviluppo anche per confermare e valorizzare le consolidate vocazioni e le professionalità presenti nel settore (oltre 7000 addetti solo tra le aziende associate a Confindustria).

Il convegno organizzato da Confindustria

Sullo sviluppo, la crescita sostenibile e l’occupazione, come Filctem Cgil, riteniamo indispensabile che questo territorio sia destinatario di politiche industriali innovative caratterizzate da specifici progetti e investimenti, che si aggiungano alle risorse degli Accordi di Programma già esistenti (Sanofi, Jindal, Avio e altre), sottoscritti con la Regione Puglia, per riattivare un percorso che consenta di traguardare a Brindisi un futuro con una rinnovata presenza industriale e produttiva nei diversi settori e per rilanciare l’occupazione. In tale contesto occorre completare quanto previsto dal Ministero dell’Ambiente relativamente alle Bonifiche complessive dell’area Sin, dato che diverse Aziende hanno già avviato, da tempo, nei loro perimetri, gli interventi previsti negli specifici decreti emessi.

Vanno altresì rivendicati interventi e investimenti adeguati da parte di Aqp che affianchino alla manutenzione ed ammodernamento delle reti idriche anche la piena valorizzazione delle strutture e delle competenze presenti a Brindisi. Relativamente al comparto della Distribuzione del settore elettrico è necessario sollecitare nuove assunzioni in ambito tecnico-operativo per ricondurre la gestione degli interventi in un’ottica di ordinarietà che tenga anche conto dei picchi stagionali di clienti che gravano in alcuni territori.

Per il Gruppo A2A è essenziale, attraverso uno specifico Accordo di Programma, realizzare quanto contenuto nel Piano strategico che prevede lo smontaggio dell’esistente, già avviato, e la creazione di un Polo integrato innovativo di energie rinnovabili con un’area dedicata all’Università per lo studio dei processi produttivi. Per la Centrale Enel, vi è la necessità della piena consapevolezza del Governo, dell’essenzialità dell’impianto, sancita da Terna, per la sicurezza e la stabilità del sistema elettrico italiano, in particolare del Sud della penisola e di considerare questa condizione non solo nel periodo transitorio, ma anche nello scenario futuro del sito per la sua continuità produttiva.

La transizione energetica e la de-carbonizzazione che il Governo si appresta a varare con la nuova Strategia Energetica Nazionale (Sen), deve essere graduale e con tempistiche adeguate; va inoltre attivato, in parallelo, un piano dedicato di investimenti per la trasformazione dei siti. La sola opzione della dismissione provocherebbe una pesantissima ripercussione negativa sull’economia del territorio, sulla garanzia del sistema elettrico italiano e sulla continuità occupazionale degli oltre 1200 lavoratori diretti e dell’indotto.
 

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