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Il governo ha deciso: Brindisi e Bari insieme. Operatori soddisfatti

Affonda il tentativo di una lobby politico-imprenditoriale di sacrificare ad interessi di parte il futuro del porto di Brindisi, presentato come volontà della città sia alla stampa che al delegato del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso di un incontro dell’altro giorno a Roma. Ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto delegato che riduce da 24 a 15 le Autorità Portuali italiane, unificando nella nuova Autorità di sistema portuale dell’Adriatico Meridionale, Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli

BRINDISI – Affonda il tentativo di una lobby politico-imprenditoriale di sacrificare ad interessi di parte il futuro del porto di Brindisi, presentato come volontà della città sia alla stampa che al delegato del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso di un incontro dell’altro giorno a Roma. Ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto delegato che riduce da 24 a 15 le Autorità Portuali italiane, unificando nella nuova Autorità di sistema portuale dell’Adriatico Meridionale, Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli, mentre resta autonoma l’authority di Taranto, verso cui si voleva spingere il porto brindisino.

Navi di Grimaldi nel porto di Brindisi-3Soddisfatta della decisione del governo la stragrande maggior parte degli operatori portuali brindisini, che ora sperano in una interlocuzione seria e concreta tra Brindisi e Bari per definire le sinergie ed i ruoli dei due porti maggiori del sistema, dialogo cui si è già dichiarato disponibile il sindaco di Bari, Antonio Decaro. Del resto, lo spirito della riforma non è quello di unificare sotto l’ombrello dei porti della città più grandi quelli delle città più piccole, rappresentazione campanilistica e strumentale, ma di creare nuove autorità portuali su basi imprenditoriali ispirate e aperte a nuove strategie nella logistica e nei traffici.

Una flessibilità che deve tenere conto degli scenari in rapida mutazione dei flussi mondiali delle merci. In questo senso Brindisi deve mettere sul tappeto le proprie potenzialità, le proprie idee, deve essere capace di attirare nuovi armatori offrendo ad essi convenienze e pari opportunità e dotandosi di infrastrutture più idonee dopo anni di immobilismo e gravi errori di gestione. Questa è la posizione di agenti marittimi e imprese portuali di Brindisi che non possono più sostenere il calo di fatturati degli ultimi anni. Questo è il compito che il sindaco di Brindisi ora deve assumere, riunendo il mondo del lavoro portuale, accettando la sfida e aprendo una interlocuzione con il sindaco di Bari e la Regione Puglia.

Il decreto delegato varato ieri sera deve essere sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato entro 30 giorni, ed entro 60 giorni al parere non vincolante delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato. Il governo invece ha già inviato alla Conferenza Stato-Regioni l’interno piano strategico della logistica e dei trasporti approvato in agosto,  per gli adempimenti prescritti dalla sentenza della Corte Costituzionale. Ma ciò non ha influenza sul cammino del decreto delegato varato nella serata di ieri.

Carboniera Enel-2L’unificazione con Taranto in una sola authority non avrebbe in alcun modo assecondato le aspirazioni del porto di Brindisi. Il porto di Taranto è attualmente alla ricerca di nuovi operatori dopo la partenza di Evergreen, e sta completando con un investimento di 400 milioni di euro una piastra logistica pensata nel 2002 quando lo scenario del trasporto delle merci a livello mondiale era totalmente diverso. Sono quindi aperti i problemi di rimodulare il porto di fronte alle mutate condizioni di questi ultimi mesi, condizione per convincere nuovi operatori a scegliere il grande porto ionico. Ma sarà una corsa molto difficile contro strategie cinesi che attualmente stanno privilegiando Grecia e Africa Settentrionale.

Il solo interesse della lobby citata in principio (che non va identificata con l’intera delegazione brindisina, ma ne ha in qualche modo sostenuto e dettato la missione), era la partecipazione agli appalti per la piastra logistica tarantina e il soddisfacimento di ambizioni personali, dicono gli oppositori del tentativo  - ora fallito – di portare Brindisi in dote a questa operazione. Quanto ciò sia vero ora non è più un interrogativo urgente, essendo stata bocciata questa opzione.

Le presunte “rivolte” attribuite da qualcuno ai brindisini sono ed erano solo posizioni molto circoscritte e non certo identificabili col lavoro marittimo della città, che ora è pronta a  partecipare alla costruzione di una rapporto paritario e sinergico con il porto di Bari. Quali saranno allora i prossimi passi? Varato il decreto, non si può più perdere tempo.

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