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Mauro D'Attis

Mauro D'Attis

Il Pdl scopre la crisi del porto

BRINDISI – Il centrodestra lancia l’allarme, ma sbaglia bersaglio. Dopo aver regalato Hercules Haralambides alla città, e non aver detto mezza parola sulle bizzarre scelte del presidente dell’Autorità portuale e dei suoi fidi collaboratori, il Pdl oggi si preoccupa del declassamento del porto brindisino.

BRINDISI - Il centrodestra lancia l'allarme, ma sbaglia bersaglio. Dopo aver regalato Hercules Haralambides alla città, e non aver detto mezza parola sulle bizzarre scelte del presidente dell'Autorità portuale (che dal 30 agosto è nuovamente fuori Brindisi, rientra domenica) e dei suoi fidi collaboratori, il Pdl oggi si preoccupa del declassamento del porto brindisino, cosa peraltro già accaduta nella sostanza, prima ancora che nella forma.

«È in atto un disegno politico trasversale ed esterno a Brindisi per declassarne il porto e fare in modo che l'Autorità portuale, in un piano di ridimensionamenti nazionale, sia annessa a quella di Bari», ha scritto questa mattina il capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Mauro D'Attis, che ha così avvalorato la sua tesi: «Ci sono tanti elementi riscontrabili nei piani e nei programmi regionali e nazionali ma anche in svariate dichiarazioni, che fanno intendere l'interesse di affossare Brindisi in nome dell'approccio al 'sistema dei porti' e che in pratica determinerà la riduzione delle autorità portuali pugliesi a due (Bari e Taranto) con Bari candidata ad assorbire Brindisi. È un allarme che lancio a tutte le forze politiche del territorio, compresa la mia, e ai vari rappresentanti istituzionali, compreso anche Haralambides. Mentre a Brindisi si consumano le polemiche, fuori stanno decidendo il nostro futuro ma in peggio».

Udito l'appello, ci sono poche considerazioni da fare. Eccole.

1) A giudicare dal crollo del traffici dal 1994 ad oggi, si potrebbe dire che l'Autorità portuale brindisina non sia mai esistita. Anzi, è esistita, ma non ha ottenuto risultati, come dire, lusinghieri.

2) La storia del "qualcuno" che vuole affossare Brindisi ormai non incanta più. Il porto di Brindisi è stato affossato prima dalla miopia dei brindisini (politica e imprenditoria, quasi nessuno escluso), poi dalla crescita degli altri porti pugliesi e adriatici, infine dalla crisi greca.

3) Davvero c'è il pericolo di un accorpamento delle Autorithy? Probabile, ma per la città evidentemente non sarebbe una grande perdita: le perdite più importanti sono state quelle di navi e passeggeri, ma di quelli il centrodestra, e spesso anche il centrosinistra, non si è mai accorto. Forse il pericolo vero, per la politica, è perdere un carrozzone che in tanti anni è servito a distribuire incarichi, poltrone, consulenze, appalti e premi produzione (questi ultimi anche in assenza di risultati, ma anche in quel caso il Pdl non ha fiatato...).

4) Davvero Brindisi finirà con Bari? Se così sarà, la scelta spetterà al ministro dei Trasporti Lupi, del Pdl. Ma sicuramente non andrà peggio di come è andata finora. Almeno a Bari il porto è ancora vivo.

Intanto alle dichiarazioni di D'Attis replica il sindaco Mimmo Consales: «Qualsiasi disegno penalizzante nei confronti del porto di Brindisi vedrà la nostra ferma opposizione e in questa battaglia non ci sarebbero diversità di carattere politico. Non accetteremo mai un declassamento del nostro porto, perché ciò determinerebbe gravi ripercussioni per il suo futuro. Per questo motivo attiveremo tutti i canali di interlocuzione con il governo nazionale e con quello regionale».

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