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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Economia

Il porto attende la soppressione dell'authority: Brindisi e Bari insieme, decisione vicina

Conto alla rovescia per la soppressione dell'Autorità portuale di Brindisi. Non è ancora certo che il decreto di modifica della legge 84/94 sulla portualità seguirà i tempi degli altri provvedimenti del cosiddetto "Sblocca Italia", ma dalle ultime notizie sull'ultima stesura della bozza concordata tra il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, e Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ma anche responsabile nazionale trasporti e infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd, se la riforma non approderà il 29 agosto in Consiglio dei Ministri, l'appuntamento sarà comunque per settembre

BRINDISI – Conto alla rovescia per la soppressione dell’Autorità portuale di Brindisi. Non è ancora certo che il decreto di modifica della legge 84/94 sulla portualità seguirà i tempi degli altri provvedimenti del cosiddetto “Sblocca Italia”, ma dalle ultime notizie sull’ultima stesura della bozza concordata tra il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, e Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ma anche responsabile nazionale trasporti e infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd, se la riforma non approderà il 29 agosto in Consiglio dei Ministri, l’appuntamento sarà comunque per settembre.

Secondo questa bozza, lo ricordiamo, le Autorità Portuali italiane saranno ridotte da 24 a 15, e i nuovi enti diventeranno autorità logistiche portuali di rilevanza europea: Genova-Savona, La Spezia-Marina di Carrara, Livorno-Piombino, Napoli-Salerno, Gioia Tauro, Cagliari-Olbia-Porto Torres, Palermo-Trapani, Augusta-Catania-Messina, Taranto, Bari-Brindisi, Ancona, Ravenna, Trieste-Monfalcone e Venezia-Chioggia, Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta.

Debora Serracchiani e Maurizio Lupi-2E a quanto pare, non c’è attività di lobbying che tenga. Tutt’al più, resta da vedere in che modo peserà sulla riforma la forte opposizione della Regione Liguria, attraverso il suo presidente Claudio Burlando, all’accorpamento Genova-Savona, che nessun tentativo di mediazione all’interno del Pd pare sia riuscita a sedare (Burlando propone la nascita di società per azioni pubbliche per coordinare le portualità accorpate, salvando così le “autonomie” azzerate dalla riforma). Ma al momento nella stesura Lupi-Serracchiani non c’è traccia delle proposte di Burlando (Nella foto, Debora Serracchiani e Maurizio Lupi).

Il salvataggio dell’Autorità Portuale di Brindisi perciò è fuori anche da ogni logica politica. La strada è tracciata, resta da verificare i tempi, dopo i rinvii che si susseguono da mesi, della riforma stessa. Secondo alcune fonti, nel “Salva Italia” stanno confluendo troppi temi ed impegni (che vanno dall’edilizia scolastica alle autostrade) per aggiungervi anche la patata bollente delle nuove autorità portuali. Quindi non è scontato che il decreto Lupi-Serracchiani approdi il 29 agosto sul tavolo di Matteo Renzi e della sua squadra di governo.

L'imbocco del porto interno di Brindisi-2La guerriglia per ostacolare il cammino del decreto, secondo altre fonti, avrebbe lasciato il segno, e trova adesioni anche tra i sindacati. A parte le resistenze all’interno del Pd, ha preso posizione anche il segretario nazionale di Uil Trasporti, Claudio Tarlazzi: “Vista la complessità del tema chiediamo che la materia portuale sia estrapolata dal decreto Sblocca Italia e rimandata in un apposito decreto per la cui costruzione anche il sindacato deve essere parte attiva. Diversamente la Uil Trasporti farà tutto il possibile per contrastare una simile impostazione unilaterale, al fine di tutelare i lavoratori di queste realta' portuali nell'ottica di uno sviluppo equilibrato ed armonico", minaccia Tarlazzi (Nella foto, l'imbocco del porto interno di Brindisi).

Inutile dire che la riforma delle Autorità Portuali sta diventando sempre più il banco di prova su cui misurare l’effettiva capacità riformatrice del governo Renzi, e la rapidità con cui intende allineare il sistema logistico italiano a quello europeo, una corsa che – nell’ottica dell’evoluzione globale del trasporto marittimo - non lascerà spazio a chi resta indietro. E’ anche, per Brindisi, l’unica possibilità per tornare nel giro della portualità di rilevanza Ue, per sbloccare fondi e l’iter di un nuovo Piano regolatore portuale, e chiudere il triste elenco delle occasioni perdute.

L'Eurocargo Catania-2Lo sviluppo, le occasioni di impresa e il lavoro attesi da troppi anni devono essere un interesse prevalente su quello di certa politica che ha coperto gestioni dell’Autorità portuale brindisina del tutto inadeguate. Chi polemizza paventando la negatività della perdita di autonomia dimentica che negli uffici della ex stazione marittima dal 1995 ad oggi non c’è mai stato un presidente brindisino, che non c’è una sola infrastruttura realizzata se non quelle progettate e finanziate durante l’amministrazione dell’ex Consorzio del Porto, e che il Piano regolatore portuale è sempre quello entrato in vigore nel 1975. Sono trascorsi quasi 40 anni (Nella foto, l'Eurocargo Catania).

Bisogna fare del porto un’azienda in attivo, che investe e assume, e Brindisi dovrà dimostrare di avere un sistema compatto di interessi imprenditoriali che abbia peso e considerazione negli indirizzi della futura autorità portuale e logistica che formerà assieme al porto di Bari. Questo conterà più di qualsiasi copertura politica. Se parte dei fatturati delle nuove authority, come prevede la riforma, saranno costituiti anche da percentuali sull’Iva delle merci movimentate, la strada da percorrere è chiara. E’ piuttosto la vecchia politica periferica a nutrire preoccupazioni di esclusioni, perdendo il controllo sulle nomine, e quindi potere. Ma i guasti causati dalla stessa al porto di Brindisi sono stati grandi.

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