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Il Pos ammazza-professionisti: gli architetti

Con nota del 29 gennaio u.s., il presidente del Consiglio Nazionale Architetti e P.P. e C., Leopoldo Freyrie, ha lanciato un duro ed accorato richiamo al senso di responsabilità del Governo nei confronti della crisi che il nostro Paese sta vivendo.

Con nota del 29 gennaio u.s., il presidente del Consiglio Nazionale Architetti e P.P. e C., Leopoldo Freyrie, ha lanciato un duro ed accorato richiamo al senso di responsabilità del Governo nei confronti della crisi che il nostro Paese sta vivendo e, nello specifico, di quella che sta colpendo anche la nostra categoria ed il mondo delle professioni tecniche, con un aumento esponenziale ed irreversibile della chiusura di studi e di imprese.

L'ultimo attacco, giustamente considerato il più inutile e il più iniquo, è stato inferto con la annunciata introduzione (rinviata al 1 luglio 2014) della imposizione obbligatoria del Pos. Tutti i nostri consigli provinciali raccolgono quotidianamente le disperazioni dei propri iscritti, dai più giovani (che vedono sempre più lontano il loro inserimento nel mondo del lavoro) ai più anziani (che vedono ormai assottigliarsi le opportunità di prestazioni professionali).

Non raccontiamo, e lo sappiamo, qualcosa di diverso rispetto a quello che sta accadendo, in questi mesi, ad altri professionisti e lavoratori. Ma desta più forte sdegno se si rileva l'essere orgogliosamente consapevoli che siamo parte di una rete tecnica che ha ereditato il mestiere di coloro che hanno disegnato le nostre architetture e le nostre città.

Tutto questo si verifica In un momento, storico, in cui, da un lato, crescono le possibilità che rivengono dai programmi di finanziamento a favore del nostro patrimonio storico e della cultura della sostenibilità e, dall'altro, si rafforza, nei più, l'adesione a principi di un modello diverso di sviluppo, reso ancora più urgente dal ripetersi di alluvioni e dissesti idrogeologici che, letti superficialmente come ineluttabili, denunciano, invece, la fragilità di quello precedente.

Di questo, purtroppo, si tratta. Della assenza o della lontananza della politica verso i problemi della gente: dei lavoratori e dei professionisti, dei disoccupati e di coloro che restano in cerca di una prima occupazione. Non si vuole cadere in facili qualunquismi, anche perchè, si spera, ci si riconosca una funzione di classe dirigente del nostro Paese, ma se si accrescono sfiducia ed astensionismo forse le ragioni risiedono in quelle considerazioni. Potrebbe essere facile uscire dalla crisi, se, come scriveva Albert Einstein "l'unica crisi che ci minaccia è la tragedia di non volere lottare per superarla".

Non volere lottare, ad esempio, può essere rappresentato dal rinunciare ad utilizzare le idee e i contributi che possono venire anche dagli architetti, attraverso la promozione di un confronto continuo, il ricorso a procedure concorsuali aperte, l'introduzione di fondi di rotazione e incentivazione per l'affidamento di incarichi pubblici, con il massimo coinvolgimento dei professionisti.

In tal senso, con il sincero auspicio che si voglia avviare un confronto con coloro i quali sono chiamati a rappresentarci nelle sedi istituzionali regionali e nazionali, si allega il documento citato e scritto a nome dei centocinquantamila architetti italiani.

*presidente Ordine architetti di Brindisi

 

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