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"Xylella e agricoltura bio: notizie allarmistiche sugli antiparassitari"

Un intervento del presidente di Confagricoltura Brindisi, Antonello Bruno, dopo le prese di posizione dell'Aiab

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota inviataci dal presidente di Confagricoltura Brindisi, Antonello Bruno, che critica e ritiene allarmistiche, infondate e controproducenti per la lotta alla Xylella le posizioni della Associazione italiana per l'agricoltura biologica, l'Aiab.

La disinformazione è stata e continua, purtroppo, ad essere la prima alleata della Xylella fastidiosa nella devastazione degli oliveti salentini, ora, ed italiani in un prossimo futuro: e ciò tanto più quando le notizie false o incomplete giungono da soggetti che ricoprono posizioni di rilievo nel panorama agricolo regionale.

Capita ormai quotidianamente di imbattersi in dichiarazioni rilasciate ai mezzi di informazione dalla presidentessa della Aiab Puglia (l’associazione che riunisce le aziende del settore dell’agricoltura biologica, ndr), Patrizia Masiello, a proposito del decreto Xylella, adottato dal Ministero delle Politiche Agricole nel tentativo di contrastare il diffondersi del patogeno.

La responsabile regionale della associazione si è dichiarata “preoccupata non solo per l’impatto ambientale e i danni al settore bio, ma anche per il rischio che un’area sottoposta a una così alta pressione chimica, venga bruciata dal mercato e scansata dal turismo a mo’ di terra dei fuochi”.

Dopo avere espresso tale preoccupazione, l’esperta sostiene che le aziende biologiche costrette all’esecuzione dei trattamenti fitosanitari prescritti “perderanno i requisiti per la certificazione, con gravissime ripercussioni economiche ed ambientali”.

Alla sig.ra Masiello, poi, fa spesso eco il presidente nazionale della prestigiosa associazione, il quale non si astiene dal rimarcare “l’allarme sui principi attivi imposti per il trattamento obbligatorio dal Servizio fitosanitario (in particolare gli insetticidi neonicotinoidi) perché pericolosi, dannosi per le api e assolutamente vietati in biologico”.

Ed aggiunge che “le aziende certificate, se obbligate a quel trattamento perderanno i requisiti per la certificazione, con un danno che non si limita alla mancata vendita del prodotto bio sul mercato quest’anno ma alla perdita della clientela per altri tre cicli produttivi, dovendo riaffrontare, da regolamento, la fase di conversione”.

Una più attenta lettura dei provvedimenti normativi adottati in materia di lotta alla Xylella fastidiosa, tuttavia, eviterebbe agli agricoltori di subire simili, continue, allarmistiche ed infondate dichiarazioni. Prima ancora di dilungarmi in interpretazioni che potrebbero essere indotte da opinioni personali, o peggio ancora da condizionamenti ideologici, riporto di seguito la tabella allegata sia al D.M. 13.2.2018, pubblicato nella G.U. Anno 159, n. 80, del 6.4.2018 (c.d. decreto Xylella), sia alle misure fitosanitarie prescritte dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia:

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Tabella 1 – Sostanze ad attività insetticida utilizzate contro il P. spumarius
Acetamiprid 1 no
Azadiractina 2 si Tignole
Buprofezin si Cocciniglia
Deltametrina si Cocciniglia, tignola, mosca, Aromia bungii
Dimetoato si Tignola, mosca, punteruolo, liotripide, oziorrinco
Etofenprox no
Imidacloprid si Mosca
Lambda cialotrina si Mosca, oziorrinco, tignola, cocciniglie
Pimetrozine no
Piretrine naturali 2 si Mosca, acari, afidi, tripidi, cocciniglie, metcalfa
Olio essenziale di arancio dolce 2 si Philaenus spumarius
Spirotetramat no
1. In corso richiesta di registrazione su olivo nei confronti di Philaenus spumarius
2. Impiegabili anche in agricoltura biologica

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È facile rilevare, quindi, che tanto il Ministero dell’Agricoltura, quanto la Regione Puglia hanno previsto la possibilità di utilizzare non solo insetticidi consentiti in agricoltura convenzionale, ma anche le “piretrine naturali” e “l’olio essenziale di arancio”, autorizzati in agricoltura biologica.

Ogni agricoltore, poi, esaminando i principi attivi elencati può rendersi conto che si tratta dei prodotti che – in agricoltura biologica o convenzionale - ogni anno vengono normalmente impiegati per la lotta alla cotonella, alla mosca olearia, al rodilegno, alla tignola, all’oziorrinco, senza che tale impiego susciti sconsiderate reazioni dei mercati, delle organizzazioni degli agricoltori, degli organismi preposti al rilascio delle certificazioni biologiche, degli ambientalisti, dei turisti e di quanti altri ritengono di dover esprimere ad ogni costo la loro opinione su ciò che conoscono, ma troppo spesso anche su ciò che sfugge alla loro competenza.

Una corretta informazione, utile alla natura ed all’ambiente, prima ancora che all’economia degli agricoltori, quindi, dovrebbe mettere in evidenza che i due trattamenti imposti prima dell’estate e durante il prossimo autunno possono essere eseguiti anche con l’impiego di piretrine naturali e olio essenziale di arancio: prodotti autorizzati in agricoltura biologica, che agiscono per contatto diretto con l’insetto e che, se impiegati nelle ore serali e nelle prime ore del giorno, quando le api sono ancora nelle arnie, non vanno a colpire questo prezioso ed utilissimo insetto.

Chi si occupa di agricoltura biologica ed ha a cuore il destino dei nostri olivi, quindi, dovrebbe raccomandare ai propri associati l’esecuzione tempestiva di tutti gli interventi prescritti dalle vigenti disposizioni normative per contenere la diffusione del batterio, con l’impiego dei prodotti autorizzati per tale tipo di agricoltura. Perché l’olivo non è solo patrimonio dell’agricoltore che ne raccoglie il frutto e se ne prende cura, ma è patrimonio dell’intera collettività salentina, la quale su quel nobile albero ha costruito nei millenni la propria storia, la propria cultura, la propria economia.

Ed ognuno, per quanto è di sua competenza, è chiamato a tutelarlo ed impedire che, con le false notizie, nell’Alto Salento si ripeta lo scempio a cui abbiamo assistito in provincia di Lecce, ove sulla scienza ha prevalso l’indifferenza delle istituzioni ed il falso ambientalismo, che hanno impedito lo sradicamento di qualche centinaio di piante infette, provocandone nel volgere di due anni il completo disseccamento di qualche milione. (Antonello Bruno - presidente di Confagricoltura Brindisi)

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