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Il rigassificatore di Brindisi? E' finita davvero solo pochi giorni fa

La faccenda del rigassificatore British Gas? Non era mai finita davvero, neppure con l'annuncio del ritiro della compagnia britannica dal progetto e nemmeno con l'assegnazione, da parte della Corte d'Appello di Lecce, della colmata di Capo Bianco all'Autorità Portuale di Brindisi

Rendering del rigassificatore di Brindisi e la colmata deserta di Capo Bianco

BRINDISI – La faccenda del rigassificatore British Gas? Non era mai finita davvero, neppure con l’annuncio del ritiro della compagnia britannica dal progetto e nemmeno con l’assegnazione, da parte della Corte d’Appello di Lecce, della colmata di Capo Bianco all’Autorità Portuale di Brindisi. La storia ha avuto la parola conclusiva solo il 25 maggio scorso con un decreto del direttore generale della Dva del Ministero dell’Ambiente, Renato Grimaldi, in cui si prende atto dell’inottemperanza di Brindisi Lng-British Gas a fronte delle prescrizioni e delle richieste della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via/Vas, e più precisamente della prescrizione di cui alla lettera A.2.2., una delle tante cui era vincolato il parere favorevole alla realizzazione del progetto rilasciato dalla stessa Commissione Via del 7 luglio 2010.

In tutto le prescrizioni vincolanti erano 28 del Ministero dell’Ambiente, 25 del Ministero dei Beni culturali e 2 della Regione Puglia. Quella di cui alla lettera A.2.2. faceva parte delle prescrizioni del Ministero dell’Ambiente allegate al decreto di compatibilità ambientale del progetto del rigassificatore rilasciato dalla Commissione Via, e riguardava l’analisi di rischio e sicurezza. La Commissione Via, nella sua attività di verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni da parte della società Brindisi Lng, ha atteso vanamente per 30 mesi le risposte su questo punto. Dopo di che, ha chiuso la procedura il 22 aprile 2016 confermando “l’esito negativo all’ottemperanza alla prescrizione A.2.2. Analisi di Rischio e Sicurezza per le motivazioni già sostenute con il precedente parere Ctva  numero 1119 del 14 dicembre 2012”.

La colmata del rigassificatore frequentata solo dai gabbiani

Il parere negativo è stato quindi trasmesso alla Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali, la già citata Dva. Cosa aveva ritenuto e scritto la Commissione Via nel dicembre del 2012? Che “non sussistano le condizioni tecnico amministrative per procedere ad una valutazione istruttoria, accurata e rigorosa, della verifica di ottemperanza di cui trattasi”, e che riteneva opportuno che “il proponente presenti al Mattm (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, ndr) una più completa, adeguata ed esaustiva documentazione”. L’11 marzo 2013 arrivarono le carte della documentazione integrativa da parte di Brindisi Lng. Ma ancora una volta la Commissione Via giudicò incompleta la documentazione stessa e ribadì proprio nel parere del 24 aprile scorso che non sussistevano ancora una volta “le condizioni tecniche per procedere ad una valutazione istruttoria, accurata ed organica, della verifica di ottemperanza di cui trattasi”.

Questioni di burocrazia ministeriale, di ostacolo agli investimenti come la stessa Brindisi Lng aveva lamentato in passato? Non sembra proprio che le cose stiano così. La questione è sempre stata di sostanza e non solo di procedura. Lo spiega il decreto del direttore generale della Dva a proposito dei contenuti della prescrizione A.2.2. Analisi di rischio e sicurezza, la cosa fondamentale per l’incolumità delle persone e degli impianti nel porto e nella città: “Dato che in fase di Via sono state apportate modifiche progettuali che hanno comportato la ripubblicazione – tra le altre la diminuzione dell’altezza e l’incremento della larghezza dei serbatoi di Gnl, l’utilizzo di navi gasiere da 180mila tonnellate al posto delle precedenti navi da 145mila-165mila tonnellate, la riduzione della lunghezza del molo, la nuova vasca di raccolta sversamenti di Gnl e la presenza delle opere connesse – in fase di progetto esecutivo dovrà essere nuovamente integrato dal Ctr il Nof”.

La colmata del rigassificatore a Capo Bianco

Il Ctr è il Comitato tecnico regionale presso i Vigili del Fuoco, ed il Nof è il famoso Nulla osta di fattibilità su cui si scatenarono non poche polemiche. “Lo stesso Nof – dice la prescrizione A.2.2. –dovrà essere quindi sottoposto all’analisi della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale al fine di accertare che non implichi varianti progettuali sostanziali. Inoltre, quale requisito imprescindibile per la realizzazione dell’impianto in esame, per conformarsi alle prescrizioni contenute nel Nof emesso dal Comitato tecnico regionale della Puglia, potranno essere realizzati unicamente due serbatoi per lo stoccaggio Gnl da 160mila tonnellate cadauno”. Ma la documentazione completa con le risposte alle richieste di adempimenti, considerato che anche il nuovo Nof rilasciato prevedeva ben 15 prescrizioni, non è mai arrivata anche se la Commissione Via aveva mantenuto nelle more aperto l’iter esaminando la parte della documentazione intanto pervenuta (altro che intralcio agli investimenti). E qui si ferma, forse davvero per sempre, la storia del rigassificatore di Brindisi Lng a Capo Bianco. Sulle questioni della sicurezza e dell’analisi del rischio.

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