Il sindacato in mezzo al guado

BRINDISI – Il movimento sindacale brindisino non riesce a portare in piazza le migliaia di lavoratori che una volta infoltivano le manifestazioni per il lavoro e lo sviluppo. Ma ha smesso di piovere da poco, è pomeriggio inoltrato e il sindacato non sembra stare molto meglio dei partiti.

La minifestazione del movimento sindacale brindisino (1)

BRINDISI – Il movimento sindacale brindisino non riesce a portare in piazza le migliaia di lavoratori che una volta infoltivano le manifestazioni per il lavoro e lo sviluppo. Ma ha smesso di piovere da poco, è pomeriggio inoltrato e il sindacato non sembra stare molto meglio dei partiti, di questi tempi (fatte le debite eccezioni). Il rischio è che si accresca la differenza tra assistiti e non assistiti, tra chi un lavoro in fabbrica o in cantiere ce l’ha anche se deve guardarsi continuamente le spalle, e chi viene chiamato solo per pochi mesi o poche settimane all’anno.

La chiamata alla partecipazione fatta da Cgil, Cisl e Uil ai brindisini con tanto di cifre su cassa integrazione, crisi, disoccupazione generale e giovanile, non riempie piazza Crispi, alle 17,30. Ci sono operai delle ditte appaltatrici, le più esposte, i pensionati, i quadri sindacali con i segretari generali Michela Almiento, Corradino De Pascalis e Antonio Licchello. E’ dura: temi caldissimi sul tappeto, conflittualità perenne sul tema sviluppo-ambiente per il quale non si riesce a trovare una quadra malgrado discussioni, esperienze, incontri e scontri.

Il sindacato non può più stare da una parte sola, in questo conflitto, ma deve riuscire a parlare alla città, possibilmente cogliendo il senso della sentenza della Consulta per il decreto Ilva (di cui parla in questa stessa pagina l’avvocato Carmelo Molfetta). Le famiglie hanno i figli disoccupati in casa e non vedono segnali di speranza, la politica non si occupa di ciò, delegando tutto al sindaco (che era al corteo di oggi), ed è sempre più profondo il solco tra chi è stato mandato in consiglio comunale e chi si misura con la crisi dell’edilizia, con le gestioni che stanno affondando il porto (che potrebbe dare lavoro quanto una delle principali fabbriche del territorio), con la crisi del polo universitario.

Eppure altre volte a Brindisi è stato il sindacato a risolvere le crisi, a pressare i grandi gruppi. Oggi Cgil, Cisl e Uil devono trovare una idea forte e unitaria su tutte le criticità aperte, sui meccanismi inceppati, sul sistema degli appalti, sulla difesa e lo sviluppo della formazione, sui bisogni della scuola, sugli altri mestieri in cui affogano le speranze dei giovani, e sulle questioni ambientali. Questo sforzo non si avverte, per questo la gente non va più ai cortei. Se un grande gruppo non mantiene gli impegni, cambia le carte in tavola, ritarda gli investimenti, la reazione è debole. Se uno sale sulle torri dei nastri trasportatori, o sulle gru, lo fa anche perché non crede più nella sola spinta del sindacato.

Del resto, se un’azienda si può permettere il lusso di incontrare separatamente le amministrazioni locali, poi i sindacati e poi le imprese, il segnale della capacità di trattare della città è basso. Bisognerebbe rifare il punto sulla situazione di Brindisi non nei singoli congressi confederali o di categoria,  ma in un evento unitario, aperto alle espressioni della società civile, preparato da studi ed analisi. Si sente il bisogno di ciò, di unità attorno agli stessi obiettivi. Ci sarà mai una svolta di questo genere, di questi tempi a Brindisi?

Oggi arriva anche la notizia che la Provincia di Lecce è pronta ad azioni giudiziarie contro Ilva, Enel e qualsiasi altra attività fonte di rischi per la salute, annunciando una apposita conferenza stampa a breve e presentando già l'avvocato cui affidare le cause. Si procede in ordine sparso, la sentenza sull'Eternit di Casale Monferrato rischia di diventare un feticcio e non materia di riflessione e di azioni coordinate dei territori. Così non si va avanti.

 

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