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Il sindaco di Brindisi chiede il rinvio per la concessione Grimaldi

Angela Carluccio ha chiesto formalmente al capitano di vascello Mario Valente, commissario straordinario dell'Autorità portuale di Brindisi, la richiesta di rinvio della discussione sul rilascio di una concessione ventennale al gruppo armatoriale Grimaldi

BRINDISI - Angela Carluccio ha chiesto formalmente al capitano di vascello Mario Valente, commissario straordinario dell'Autorità portuale di Brindisi, la richiesta di rinvio della discussione sul rilascio di una concessione ventennale al gruppo armatoriale Grimaldi: "Per una tematica di così grande rilevanza per il futuro dell'intera città ritengo indispensabile permettere all'intero Consiglio comunale, che non si è ancora insediato, di potersi esprimere", si legge nella lettera del nuovo sindaco.

Sempre nella lettera, Angela Carluccio rileva che "il ministro Delrio ha dichiarato che entro il 20 luglio prossimo saranno effettuate le nomine dei nuovi responsabili delle Autorità di sistema portuale e che pertanto appare inopportuno, in una situazione di gestione di fine mandato e a ridosso di una così importante variazione dell'intera governance dell'ente, giungere a decisioni che vincolerebbero il porto di Brindisi per i prossimi 20 anni".

Era questo il senso della posizione espressa praticamente all'unanimità dalle categorie portuali all'incontro tenuto con il sindaco nello scorso fine settimana, a proposito dell'ordine del giorno che sarà sottoposto al Comitato portuale l'1 luglio, su decisione del commissario Valente. E sempre seguendo il filo di quella consultazione, il sindaco fa sapere di aver inviato un'altra lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, e al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, chiedendo "l'istituzione di un'unica Autorità portuale per la Puglia che comprenda i porti di Bari, Brindisi e Taranto o in subordine l'ottenimento di una moratoria per l'Autorità portuale di Brindisi, così come sta avvenendo in Campania e in Liguria".

In mancanza di una revisione del decreto di riforrma della portualità italiana con accogliemento della richiesta di moratoria, "da effettuarsi entro e non oltre giovedì 30 giugno 2016", il sindaco di Brindisi chiede che le venga "consentito di acquisire tutti gli elementi concreti utili che, previa discussione e condivisione al tavolo locale, saranno oggetto  di una formale richiesta di annessione (frutto della volontà di autodeterminazione della Città di Brindisi) a una delle due Autorità di Sistema portuale pugliesi, Bari e Taranto".

Come andrà a finire, sui due fronti aperti, lo si saprà molto presto: venerdì prossimo per la questione Grimaldi, e entro luglio per l'integrazione, o meno, del porto di Brindisi nella nuova Autorità portuale unica di sistema del Basso Adriatico, assieme a Bari, Manfredonia, Monopoli e Barletta, così come prevede l'attuale bozza del decreto in dirittura di arrivo al termine dei passaggi al Consiglio di Stato e alle due commissioni parlamentari trasporti di Camera e Senato.

Vale la pena ricordare che la moratoria per Brindisi (in pratica, la sospensione dell'integrazione nel nuovo ente), comportebbe anche la sua esclusione dai fondi che il governo destinerà alle infrastrutture portuali. Molte volte la politica e gli interessi di parte non coincidono affatto con gli interessi generali dell'economia di un territorio. Dopo oltre 20 anni di autonomia, cosa è stato realizzato? L'esclusione dalla rete dei porti core e la mancata realizzazione dell'unico strumento propedeutico allo sviluppo, vale a dire un nuovo piano regolatore portuale. Questo è il bilancio vero.

Una nota di Sì Democrazia sulla questione Grimaldi

"Abbiamo già avuto modo in passato di esprimere il nostro parere – unitamente ad altri - sulla concessione Grimaldi senza per altro ricevere alcun riscontro pratico

Non avevamo e non abbiamo nulla contro la presenza di Grimaldi a Brindisi, tutt’altro ne siamo contenti perché è la conferma delle notevoli potenzialità del nostro porto. Ma non siamo affatto favorevoli alle condizioni contenute nella concessione, posto che sia sensato dare in uso le uniche banchine operative disponibili nel porto.

Sarebbe più saggio aumentare gli accosti e solo dopo valutare la necessità di quante darne, a quali condizioni darle e a chi darle (nel senso che potrebbe essere un terminalista puro anziché un armatore). Comunque sia una durata di venti anni la giudichiamo estremamente eccessiva dal momento che il periodo concesso dovrebbe essere strettamente legato alla qualità e alla quantità degli investimenti che il concessionario si impegna a fare. Non ci sembra questo il caso.

I termini (la durata, il quantum ed altro) concessi nell’accordo sono tali da poter fare configurare il danno erariale. Pertanto alla luce di ciò e dell’ormai prossimo scenario causato dalla riforma dei porti – e  consiglieremmo alla politica di concentrarsi su quel versante per evitare al porto l’ennesimo schiaffo – riteniamo sia responsabile annullare la riunione del Comitato portuale del 1 luglio prossimo o ritirare l’ordine del giorno".

Forum Ambiente, Salute e Sviluppo: no alla concessione Grimaldi

"La concessione ventennale che si vorrebbe  concedere (forse già con la  riunione del Comitato portuale del 1 luglio p.v.) alla società Grimaldi sulle uniche banchine operative (due più una con diritto preferenziale) del porto, costituisce una grossa ipoteca che può compromettere il futuro del nostro porto. L’insistenza  con la quale è stata riproposta e si continua a portare avanti tale questione nel Comitato portuale, lascia intravedere  la pressione di interessi  che non sembrano in linea con quelli  collettivi. Forse neanche nella  vituperata  Prima Repubblica si sarebbe osato tanto.

Per  parte nostra invitiamo la Regione Puglia, il Comune e la Provincia di Brindisi ad approfondire i vari aspetti della incresciosa vicenda e a far sentire la loro voce di dissenso nei confronti di un atto che può arrecare ulteriore pregiudizio rispetto a quello provocato negli anni scorsi  da scelte in contrasto  con gli interessi della nostra comunità. Privare il nostro territorio  di realtà  che possono essere il più importante volano per il suo sviluppo economico  sarebbe una scelta  incomprensibile ed illogica che i cittadini non potrebbero   in  alcun modo condividere". 

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