Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Economia

"Surreali le attività della sindaca sull'accorpamento a Taranto"

Ancora in attesa che il nostro nuovo Consiglio comunale s’insedi, è quanto meno singolare, se non surreale, apprendere che quello di Taranto ha deciso di accogliere la proposta di accorpamento del porto di Brindisi con quello di Taranto

Ancora in attesa che il nostro nuovo Consiglio comunale s’insedi, è quanto meno singolare, se non surreale, apprendere che quello di Taranto ha deciso di accogliere la proposta di accorpamento del porto di Brindisi con quello di Taranto, raccogliendo, pare di capire, una esplicita richiesta del sindaco Angela Carluccio, che ha agito non si sa bene in base a quale passaggio istituzionale.

Se il sindaco ha la facoltà di agire in autonomia nell’applicazione del suo programma così non dovrebbe essere, invece, per quegli argomenti non trattati o non vagliati nel dettaglio. E che l’importante argomento “porto” non sia stato trattato, sicuramente non approfondito, nel suo programma, si evince dal fatto che lo stesso sindaco non ha ritenuto di potersi esprimere in sede di Comitato portuale sulla questione Grimaldi poiché - a suo dire - doveva prima consultare il consiglio e la giunta.

Ed è del tutto evidente che la questione dell’accorpamento (o con Bari o con Taranto) è un argomento di gran lunga più importante della vicenda Grimaldi. Siamo, quindi, in presenza di valutazioni e comportamenti carenti di coerenza e ispirati da fattori non noti. In base a quali elementi e valutazioni il sindaco ha preso tale decisione?

Archiviato il progetto originario del ministro Delrio di un’unica Autorità portuale per le insistenti e forti pressioni politiche e imprenditoriali baresi, rimane, quindi, la realtà di due autorità portuali pugliesi e la “possibilità” di potersi accorpare con il porto di Bari o con quello di Taranto. Per questo manco a dirlo, vi sono da tempo due “partiti”.

Ma una scelta di tale rilevanza dovrebbe essere la logica conseguenza di una attenta valutazione razionale e realistica, e, almeno per una volta, si dovrebbero (o si sarebbe dovuto) abbandonare posizioni precostituite (e annessi interessi politici o di altra natura) e valutare con estrema imparzialità quali sarebbero i pro e i contro di un accorpamento con l’uno o l’altro dei due porti pugliesi.

Soprattutto sarebbe utile “negoziare” – giacché nel “matrimonio” Brindisi porta una discreta dote - quale delle due Autorità ci garantirebbe maggiori investimenti infrastrutturali e più autonomia decisionale. Aspetti che allo stato nessuno, sembra, abbia valutato e tanto meno sondato. Appare invece che le spinte verso l’una o l’altra autorità rispondano a ben altre logiche, le stesse che hanno sempre influenzato la nostra politica e, nel caso specifico, imperato per oltre vent’anni, da quando è in vigore la legge 84/94.

Bisognerebbe, quindi, avere (o avere avuto) un diverso approccio alla problematica, in pratica bisogna voltare pagina o, se vogliamo dirla in termini marinareschi, cambiare rotta. Tutto questo, sinora, non si è intravisto minimamente. Se questo è il modo di procedere, forse è il caso di preoccuparsi, anche per le altre decisioni che dovrebbero essere prese: la richiesta della moratoria e la scelta del direttore generale.

La prima serve per conservare un’autonomia per altri tre anni, ma ha un senso chiederla solo se si hanno le idee molto chiare su come utilizzarla; la seconda, l’individuazione di un’autorevole figura manageriale, è cruciale per dare corpo alle idee che dovrebbero far crescere (o meglio ricrescere) il nostro porto.

Infatti, a che servirebbero questi eventuali tre anni se la gestione non sarà in netta discontinuità col passato? A chi e a cosa sarà utile un direttore generale scelto seguendo vecchie logiche e cioè la solita figura con agganci politici e ministeriali che poi dovrà rispondere alle desiderata di chi gli ha messo sotto il sedere una comodissima e ben retribuita poltrona? Non sarebbe meglio una figura intellettualmente e politicamente indipendente che non deve e non vuole rispondere a nessuno se non agli interessi generali del porto?

I fatti attuali non confortano, la politica sinora ha provocato più danni che altro, purtroppo questa è una verità facilmente riscontrabile. E pensare che gli stessi personaggi o la stessa mentalità debbano (ancora) gestire questo momento particolare non conforta affatto.

E’ difficile guardare al porto di Bari senza indentificarlo con chi ci ha scippato il traffico passeggeri, ma ciò non sarebbe stato possibile se la politica avesse svolto il proprio ruolo e scelto manager all’altezza della situazione. E’ inutile ripercorrere i tanti errori commessi, assumiamoci le nostre responsabilità e non addebitiamo ad altri i pessimi risultati del nostro porto che, nonostante tutto, ha un buon bilancio, ma solo grazie al traffico del carbone che, se ci guardiamo attorno, non durerà molto. Bisognerebbe, quindi, per e con serietà pensare a costruire il dopo.

Quindi, Bari o Taranto? Campanilisticamente non coinvolge, interessa, e molto, lo sviluppo del nostro porto ed è augurabile che la valutazione si attenga prioritariamente a questa necessità. Sono certo che lo slogan elettorale “più di prima” del sindaco Carluccio si riferisse all’amore e al rispetto verso Brindisi e non a reiterare il modus operandi che ha spadroneggiato sinora, pertanto si rimane in attesa di riscontri concreti.

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