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Intervento/ Energeko, rinvio inutile

Il consiglio comunale di Brindisi, il prossimo 22 luglio sarà chiamato a decidere di non decidere sulla questione Energeko. Di rinviare, di non assumersi la responsabilità di una decisione, per continuare a mettersi a rimorchio del parere di altri.

Il consiglio comunale di Brindisi, il prossimo 22 luglio sarà chiamato a decidere di non decidere sulla questione Energeko. Di rinviare, di non assumersi la responsabilità di una decisione, per continuare a mettersi a rimorchio del parere di altri, che non credo possa essere formulato in tempi brevi. Almeno rispetto al merito della richiesta.

E? stata infatti approntata una proposta di delibera con la quale si subordina ogni decisione sulla Energeko al parere della Corte dei Conti della Puglia, alla quale il Comune di Brindisi ha inoltrato il 17 giugno una richiesta di valutazione, riferita alla corretta interpretazione del comma 8 dell?art. 4 del dl 95/2012 , ovvero alla possibilità di trasformazione della stessa in azienda speciale.

Una linea di condotta attendista, quasi dilatoria, per certi versi analoga a quella adottata il precedente 3 maggio 2013, dalla stessa Corte dei Conti di Puglia, che, in risposta alla richiesta di parere formulata dalla provincia di Taranto sulla ipotesi di alienazione, dismissione o mantenimento della società Isolaverde, affidataria diretta di servizi strumentali dell?ente provinciale secondo lo schema della in house provinding, ha deciso di sospendere la formulazione del parere. In attesa di quello della Corte Costituzionale, chiamata a decidere sui ricorsi presentati da diverse Regioni, Puglia compresa, sulla illegittimità costituzionale dei commi 1 e 8 del dl 95/2012.

In pratica si è realizzato un vero e proprio corto circuito. L?amministrazione comunale di Brindisi attende il parere della Corte dei Conti di Puglia, che attende quello della Corte Costituzionale. Nel frattempo i lavoratori della Energeko sono lasciati sulla graticola dell?art. 4 della spending review.

Non sembra sia stata tenuta in grande considerazione e comunque determinante per una decisione, la deliberazione n. 53 del 17.6.2013 della Corte dei Conti della Liguria , che ritenendo la disciplina del comma 8 dell?art. 4 del dl 95/2012, speciale e alternativa a quella generale del comma 1 dello stesso articolo, è giunta alla determinazione che si possa proseguire, anche dopo la fine del 2013, con l?affidamento diretto di servizi, senza limite di valore, a tutte quelle società in possesso dei requisiti funzionali e strutturali richiesti dalla disciplina comunitaria per la gestione in house.

Nondimeno, credo che accedere ad una diversa interpretazione che imponga l?alienazione o vendita, non solo renderebbe assolutamente inefficace il comma 8, ma determinerebbe di fatto la soppressione di un istituto tutelato sia dalla normativa e dalla giurisprudenza comunitaria, sia da quella italiana, che a quella normativa fa riferimento esplicito. Proprio per eliminare qualsiasi contrasto è intervenuto il legislatore con il decreto Crescita 2, eliminando il limite economico di 200.000 euro, che la spending review aveva imposto agli affidamenti diretti alle società in house.

Ma mi chiedo, se possa essere determinante per la decisione il parere della Corte dei Conti della Puglia, nella eventualità che risultasse in contrasto con quello di altre corti regionali. Potrebbe nel caso determinarsi l?esigenza di chiedere il parere ad altra autorità diversa da quelle interpellate nel frattempo, eventualmente con quesiti diversi? Non credo che si possa ulteriormente proseguire su questa strada, perché si è giunti quasi al capolinea. Dopo l?Anci, l?Agcm, la Corte dei Conti, non rimarrebbe che affidarsi alla Provvidenza, come purtroppo è accaduto troppo spesso in questa città.

Allora perché attendere e a quale scopo, quando le norme ed il parere espresso dalla Corte dei Conti della Liguria indicano chiaramente la possibilità di proseguire il rapporto con la società in house, aventi i requisiti richiesti, come la Energeko? Purtroppo devo costatare con amarezza, che in questa circostanza è mancata la politica. Quella che da testimonianza del suo valore e della sua indispensabilità. Quella che ha il dovere e sa assumersi la responsabilità delle decisioni, che non cerca alibi o paraventi dietro quale ripararsi.

Quella che ha il coraggio delle decisioni che non tenta di scaricare sugli altri la responsabilità delle scelte da effettuare. Quella che non è prigioniera della burocrazia. Quella che sa e sa fare. Il lavoro, i lavoratori e la città si attendono questo.

 

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