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Lavoratori della Multiservizi

Lavoratori della Multiservizi

Intervento/ Multiservizi, nessun problema

BRINDISI - Come era stato da più parti richiesto e come era prevedibile, il governo ha spostato dal 30 giugno 2013 al 31 dicembre 2013 il termine per alienare le partecipazioni societarie, disposto con la spending review ( decreto 95/2012). Risultava infatti illogico aver stabilito la cessione delle partecipazioni al 30 giugno 2013.

BRINDISI - Come era stato da più parti richiesto e come era prevedibile, il governo ha spostato dal 30 giugno 2013 al 31 dicembre 2013 il termine per alienare le partecipazioni societarie, disposto con la spending review ( decreto 95/2012). Risultava infatti illogico aver stabilito la cessione delle partecipazioni al 30 giugno 2013 e far decorrere l'affidamento quinquennale del servizio a decorrere dal successivo 1 gennaio 2014, senza tener in alcun conto del periodo intermedio, da luglio a dicembre, che poteva diventare problematico.

Non è comunque la sola incongruenza che emerge dal contenuto della spending review, che certamente non si distingue dalla caratteristica dei provvedimenti adottati in materia dagli ultimi governi, risultati in molti casi non coerenti con il contesto delle norme già esistenti, che hanno creato un quadro normativo complesso, in diversi casi contraddittorio, in cui talvolta riesce difficile districarsi.

Proprio quelle difficoltà hanno determinato di volta in volta l'esigenza di ricorrere a provvedimenti tampone di proroga, di modifica, a ripensamenti, che sono serviti solo a complicare ulteriormente la materia, senza peraltro soddisfare quell'esigenza di risparmio, che costituiva lo scopo dichiarato di quei provvedimenti.

Certamente con quest'ultimo provvedimento di dismissione ed alienazione si mettono a rischio i posti di lavoro del personale dipendente da quelle società, la cui unica tutela disposta dal legislatore è limitata ad generico elemento di valutazione dell'offerta in sede di alienazione ed affidamento quinquennale del servizio.

Assolutamente insoddisfacente, specialmente in una realtà come la nostra soffocata dall'elevato livello di disoccupazione, cassa integrazione,inoccupazione, dalla crisi del commercio e di tutto il tessuto produttivo, che sta negando il futuro a tanti lavoratori, giovani, famiglie e imprese di questa città, che non può permettersi di perdere ulteriori posti di lavoro.

Nondimeno, da quanto emerge dal provvedimento di rinvio, entro il 31 dicembre 2013 le società controllate direttamente o indirettamente dalla pubbliche amministrazioni ? che abbiano conseguito nell'anno 2011 un fatturato da prestazione servizi a favore della pubblica amministrazione superiore al 90%, debbono essere sciolte o alienate con procedure di evidenza pubblica per l'intero pacchetto azionario, con contestuale assegnazione del servizio per 5 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2014.

Nel caso in cui non si procedesse né all'alienazione, né allo scioglimento, da un lato il comma 7 dell'art. 4 della spending review dispone che, per evitare distorsioni della concorrenza e del mercato ed assicurare la parità degli operatori, dal 1 gennaio 2014, le pubbliche amministrazioni debbano acquisire i beni e servizi con procedure concorrenziali, dall'altra, il successivo comma 8, dispone che, dalla stessa data, l'affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico, per la gestione in house, senza limite alcuno di valore del servizio, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria.

E il diritto e la giurisprudenza comunitaria non obbligano affatto le pubbliche amministrazioni a realizzare soltanto all'esterno, a rivolgersi al mercato per realizzare lavori, per gestire servizi o per approvvigionarsi di beni. Anzi consentono e riconoscono il principio della autorganizzazione ed autoproduzione delle amministrazioni pubbliche di tutti gli stati membri.

Quindi, nulla vieta alle amministrazioni pubbliche di continuare a realizzare in proprio lavori e servizi o produrre beni, con le società in house. D'altronde vietarlo significherebbe non rispettare la giurisprudenza e la normativa comunitaria, ma anche quella nazionale, che a quella normativa fa riferimento esplicito.

Non va sottaciuto che quella liberalizzazione evocata dal comma 7 dell'art. 4, cui molti fanno riferimento, non apre il mercato alla concorrenza di più operatori contemporaneamente, ma solo ad un singolo operatore. In pratica al monopolio dell'amministrazione pubblica nel settore, si sostituirebbe un monopolio privato.

Va anche precisato che la stessa strumentalità, che emerge dal parametro economico del comma 1 dell'art. 4, fa riferimento ai servizi svolti dalla società e non alla società stessa. Per questo motivo può benissimo accadere, che una società strumentale, in house, svolga oltre a servizi strumentali anche servizi pubblici, con la possibilità di ricavare dai primi un fatturato inferiore al 90%, senza per questo violare l'art. 13 del decreto Bersani (dl 223/2006).

E da quanto emerge dal bilancio 2011, cui deve farsi esclusivamente riferimento, la società Multiservizi sul totale delle entrate di 8.265.674,90 euro, ha fatturato all'amministrazione comunale solo 5.530.156 euro. Il 67% del totale. La rimanenza degli introiti di 2.618.824,04 euro si riferiscono al contributo Enel di 1.329.557,60 euro per il verde del parco di Giulio, a quelli rivenienti dal pagamento dei parcheggi da parte dei cittadini per 1.027.312,28 euro e al servizio di rimozione mezzi per 260.391,86 euro.

Una situazione che esclude la Multiservizi, anche in base al parametro economico, dal novero delle società per le quali si debba procedere allo scioglimento o alla alienazione. Ma rientrerebbe negli stessi parametri inferiori al 90%, anche scorporando la fatturazione nei confronti di Enel, da alcuni ritenuta irregolare, e che sarebbe stato opportuno sollevare in sede di approvazione del bilancio consuntivo della società e non a babbo morto.

Sono queste le motivazioni, che fanno apparire di difficile comprensione l'attuale pellegrinaggio da Erode a Pilato messo in atto dall'amministrazione comunale, che potrebbe avere un qualche senso ed una qualche utilità se l'intendimento fosse esclusivamente quello di acquisire pareri e informazioni a supporto dei propri convincimenti, che peraltro potrebbero facilmente essere conseguiti facendo ricorso alle tante professionalità esistenti all'interno del Comune di Brindisi, ma sarebbe imbarazzante, se l'intendimento fosse quello di tentare di smarcarsi per giustificare e trasferire ad altri la responsabilità di una decisione, che appartiene interamente ed esclusivamente al consiglio comunale di Brindisi. Anche perché i primi riscontri pervenuti (da Pilato) appaiono alquanto deludenti.

 

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